31 dicembre 2007

Bagaglio linguistico

La padronanza dell'inglese (scritto oltre che parlato) e' oggi naturalmente essenziale .

Essere versati nelle lingue europee e' opportuno soprattutto se si opera in ambito comunitario.Conoscere il francese ancora oggi non guasta, non solo perche' questa e' stata la lingua storica della diplomazia (notare l'uso del passato) ma perche' e' ancora la lingua veicolare in Africa occidentale.E certamente serve lo spagnolo. Per un diplomatico italiano e' necessario conoscere spagnolo e francese sia per la vicinanza storica e culturale con queste due nazioni ma anche perche' si tratta di lingue che non ci risulta particolarmente difficile apprendere. All'elenco si potrebbe aggiungere il portoghese (e forse anche il romeno) .

Ricordo che quando da universitario cominciai a prendere in considerazione l'idea di entrare in Carriera rimasi "folgorato" dal consiglio, dato dal giornalista Alberto Ronchey nel corso di una intervista televisiva, di studiare, oltre all'inglese, il tedesco ed il russo. Erano ancora i tempi della cortina di ferro. Mi misi immediatamente all'opera e pur non avendo mai avuto occasione di lavorare ne' in Germania, ne' in Russia, sono comunque oggi in grado di leggere e capire i titoli del giornale, cavarmela in situazioni di uso quotidiano e tenere semplici conversazioni.

Oggi le lingue da conoscere sono altre. Arabo, cinese, giapponese, farsi. Tutte di difficile apprendimento.

Arrivare al concorso con la conoscenza di tre, quattro lingue (di cui almeno una di difficile apprendimento) da' delle chances molto buone. Notare il diverso atteggiamento inglese al riguardo. Per entrare in carriera, come testimoniato dalla giovane diplomatica Sarah Russell non e' necessario dimostrare padronanza delle lingue ma basta una sufficiente disposizione all'apprendimento. Va detto che il Foreign Office offre pero' maggiori opportunita' e facilitazioni di apprendimento delle lingue durante la carriera cosa che riesce attualmente assai problematica ai diplomatici italiani.

Qualita’ del diplomatico (2)

Con intento provocatorio ho postato il "fervorino" rivolto nel 1932 da Benito Mussolini ai neo-entrati nella Carriera Diplomatica italiana.

Certe delle raccomandazioni impartite dall' allora Capo del Governo ai giovani diplomatici restano valide ancora oggi. Alcune delle qualita' evidenziate dal Duce (discrezione, capacita' di osservazione, senso di responsabilita', abnegazione) costituiscono parte del bagaglio del buon diplomatico odierno.

Tuttavia, tra le qualita' ricordate dal Duce ve ne e' una che dimostra come i tempi siano molto cambiati. Mussolini invitava i diplomatici italiani a parlare poco, anzi il meno possibile. Oggi la cosiddetta Public Diplomacy e' invece considerata parte essenziale dell'attivita' diplomatica e il consiglio di "parlare il meno possibile" appare contrario all'esigenza di raggiungere pubblici sempre piu' vasti.

Il ricorso ai blog da parte delle cancellerie diplomatiche ed addirittura da parte degli stessi Ministri degli Esteri (v.post precedente sul Foreign Secretary britannico) testimonia come la caratteristica del riserbo - ancorche' corredo necessario del bagaglio diplomatico- debba essere interpretata e qualificata alla luce del contesto attuale delle relazioni internazionali

Cancellerie e blog

Il Dipartimento di Stato americano ed il Foreign Office britannico hanno rafforzato l'interattivita' dei loro siti web corredandoli di blog.

Nel caso britannico il sito ospita non solo il blog del Foreign Secretary David Miliband ma anche quello dell'ultima arrivata (alla Farnesina la chiameremmo "Volontaria Diplomatica") Sarah Russell.

L'Italia e' fuori moda?

Finis Italiae? I recenti articoli di alcuni giornali internazionali sul relativo declino italiano destano scalpore ed attenzione (in verita' piu' di quello che meriterebbero).

Simon Anholt fa un'analisi piu' acuta ed in fondo anche piu' utile del perche' l'Italia sembra perdere un po' del suo appeal

Qualita' del diplomatico (1)

Nel 1932 il Capo del Governo rivolgeva questo fervorino ai neo-diplomatici italiani.

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