31 dicembre 2008

Un anno di DiploMentor


Un anno fa oggi scrissi il primo post di DiploMentor.

Il compleanno di questo blog e' dunque l'occasione per qualche bilancio.

Quando scrissi il primo post non avrei mai pensato che ne avrei scritto oltre un centinaio (118 per l'esattezza), che avrei redatto un e-book (scaricato da circa 300 lettori), che il blog avrebbe generato una comunita' di pratica di 25 studenti e un social network (ad oggi oltre cento iscritti).

Aprire un blog e' facile, alimentarlo pero' richiede molta tenacia, costanza ed inventiva.

Ricavo da questa esperienza una rinnovata ammirazione per i "columnist" dei giornali che devono costantemente trovare spunti di interesse per i lettori.

II blog registra una cinquantina di nuovi contatti al giorno. Niente male considerato il pubblico ristretto che in Italia prende in considerazione la carriera diplomatica.

DiploMentor si e' guadagnato la fiducia di una comunita' dall'elevato livello di motivazione e livello culturale diventando per essa una risorsa di sicuro riferimento.

Il sito inoltre ha sviluppato nel tempo anche una stabile identita' grafica. E' diventato un piccolo "brand".

Fare tutto cio', comporta per me un impegno supplementare a quelli gia' pressanti della mia sfera professionale e familiare. Ma l'impegno e' meno gravoso di quel che si puo' immaginare perche' uno dei segreti per assicurare la continuita' di un blog e' non solo di scrivere su un tema che appassiona ma anche cercare di integrarlo il piu' possibile nella attivita' quotidiana.

Il blog diventa cosi' una specie di obiettivo fotografico, il prisma attraverso il quale vedere e filtrare la realta'.

Il grande vantaggio che ricavo da questo esercizio e' la riflessione costante sulla mia attivita' sviluppando cosi' facendo una consapevolezza del mio ruolo professionale che contribuisce alla mia crescita. Cio' certamente sul piano professionale, ma soprattutto su quello umano. Il blog ha infatti allargato molto il mio "network" mettendomi in comunicazione con tante persone che hanno avuto la cortesia di leggerlo.

Spero dunque che DiploMentor continui anche nel 2009 ad avvicinare i giovani ad una carriera che e’ tra le piu’ belle e gratificanti. Uno dei miei scopi nell’avviare questo blog era poter restituire parte del tanto che la carriera diplomatica (e la Casa) mi hanno finora dato. L'obiettivo e' centrato e la sensazione che ne ricavo mi ripaga dell'impegno.

L'avvio e la gestione di questo blog sono stati anche una straordinaria occasione formativa. Studiare mi e' sempre piaciuto,credo molto nell'apprendimento permanente.

Ho piu' volte preso in considerazione la possibilita' di tornare sui banchi di scuola ed intraprendere uno di quei corsi di formazione rivolti ai 'mid-career professional' come me. Ho dovuto pero' rinunciare per la difficolta' di conciliare lo studio - senza prendere un sabbatico - con gli impegni di lavoro e in famiglia.

L'esercizio del blog mi ha pero' aperto nuove prospettive. La sua scrittura e' stato in questi dodici mesi un moltiplicatore di conoscenze diverse. Oltre ad allargare molto le mie competenze informatiche, ho in questi mesi imparato di psicologia, comunicazione,foto e video, marketing, design, e-learning,ecc. Tutto cio' mi e' di ausilio anche nell'attivita' diplomatica.

Tra i miei insegnanti di questi 12 mesi sono state persone i cui nomi forse non vi diranno molto ma che nella blogosfera, ciascuno per il proprio campo, catturano il seguito di decine di migliaia di lettori:Garr Reynolds (presentazioni, parlare in pubblico); Robin Good (tecnologie web 2.0);Jay Cross (informal learning);Stephen Downes e George Siemens (teorie dell'apprendimento);Nancy Duarte (presentazioni, parlare in pubblico);Seth Godin (marketing);Penelope Trunk(strategie di carriera);Michele Martin (web 2.0); Daniel Pink (strategie di carriera, comunicazione); Chris Brogan (personal branding); Dave Kaminski (web video).

Interagire con loro (generalmente tramite la Rete in qualche caso pero' anche direttamente) e' stato un'esperienza di grande arricchimento personale. Per il suo carattere informale questa interazione non da' titolo di studio ma vale quanto un master o di un dottorato in quelle "skills" personali e professionali necessarie oggi.

Una considerazione conclusiva. Come tanti, seguo con attenzione l’attuale corso politico americano. Uno dei grandi meriti della straordinaria corsa di Barack Obama e’ stato quello di riaffermare che il servizio pubblico e’ “cool”.

Come ho evidenziato in un post caratteristica della Generazione Y che si affaccia oggi al mondo del lavoro e' il forte senso di impegno sociale. Non e' un caso che il successo di Obama affondi le sue radici nella capacita' di mobilitare attraverso i social network gli elettori piu' giovani - quelli che si danno generalmente invece per apatici e "persi alla politica".

Era almeno dai tempi dei fratelli John e Robert Kennedy che in America non si poneva una tale e positiva enfasi sul servizio a favore della comunita’. La parabola personale del neo-presidente americano, che dal trampolino della Harvard School of Law intraprende la via del 'community service' rinunciando a percorsi professionali piu' scontati e lucrosi, convalida questa scelta.

So che molti colleghi che condividono con me la scelta professionale della diplomazia pensano che essere oggi un “civil servant” e’ “cool”.

Mi piacerebbe che questo atteggiamento ed il sano spirito di corpo che esiste nella carriera diplomatica italiana potessero contagiare anche altre branche del pubblico impiego e piu’ in generale fare da esempio nel nostro Paese.

Grazie e buon 2009.

26 dicembre 2008

Diplomazia e "crisis management"


Quattro anni fa oggi era una tranquilla domenica e stavo a tavola con amici quando il cellulare di reperibilita' del mio ufficio all'estero comincio' a squillare ripetutamente.

Erano parenti di connazionali (alcuni chiamavano dall'Italia) che avevano appreso dello tsunami che si era abbattuto sulle coste dei paesi rivieraschi dell'Oceano Indiano.

Il porto asiatico in cui mi trovavo non era stato colpito ma diversi italiani che erano residenti nella mia circoscrizione consolare si erano recati in vacanza nei luoghi della sciagura. Ne tornarono fortunatamente tutti vivi, anche se segnati da ferite sia sul piano fisico che su quello psicologico.

Di sponda vissi dunque la crisi dello tsunami. Il mio lavoro fu relativamente semplice, di collegamento con i colleghi - in particolare quelli in servizio in Thailandia - che furono invece chiamati a gestire egregiamente una emergenza dalle dimensioni e dai caratteri inediti e per la quale nessuno poteva essere stato preventivamente preparato.

Questo post e' una risposta alla curiosita' di Antonio che mi chiede se sono mai stato coinvolto nella gestione di emergenza simili a quella recente di Mumbai.

La risposta e' che, come tutti i diplomatici italiani, anche all'inizio della carriera, sono stato chiamato a "step up to the plate" e a gestire in prima persona sul piano operativo e mediatico situazioni di emergenza.

Sono situazioni difficili che - per quanto riguarda il funzionario coinvolto - possono determinare il successo o il fallimento di una carriera.

Naturalmente metto in conto di essere nuovamente posto alla prova. Catastrofi naturali, epidemie, atti di terrorismo. La cronaca testimonia la frequenza crescente di situazioni di emergenza a causa del proliferare dei fattori di rischio e della globalizzazione della minacce in un numero sempre piu' consistente di Paesi.

E' per questo che lo studio del "crisis management" assume una importanza crescente nel lavoro del diplomatico.

Nel corso della recente sesta Conferenza degli Ambasciatori a questo tema e' stato data particolare attenzione da parte dell'Unita' di Crisi, l'ufficio del Ministero nato a seguito dell'episodio dell'Achille Lauro del 1985 con la missione specifica di salvaguardare l'incolumita' dei connazionali e gli interessi italiani all'estero.

Caratteristica tipica delle situazioni di emergenza che la rete diplomatica affronta e' la tensione cui la situazione di crisi sottopone le rappresentanze diplomatico-consolari, spesso confrontate a carenze gravi di risorse e di personale.

Nel caso dello tsunami, ad esempio, la coincidenza con i congedi di fine anno chiamo' i funzionari piu' giovani che presidiavano le sedi alla gestione nelle primissime ore della crisi di situazioni assai complesse.

Esiste una sensibilita' della nostra opinione pubblica (legata alla particolare storia dell'emigrazione italiana) alla tematica della sicurezza dei connazionali all'estero, superiore a quella che si riscontra in altri Paesi.

Sul piano dei rapporti con i media le esigenze operative vanno contemperate con quelle dell'informazione.

Va detto che la Farnesina ha finora dimostrato di dare ottima prova di se' nelle situazioni di crisi, fornendo servizi che sono oggetto di ammirazione e di studio da parte di molti Paesi esteri. In particolare, la risposta data in occasione dello tsunami e' diventata una sorta di "case study" per molte altre diplomazie.

Il compito del diplomatico e' abitualmente quello di sollecitare l'intervento degli strumenti e l'attivazione delle risorse del paese in cui e' accreditato a soccorso del connazionale.

La Farnesina, pur tra ristrettezze di bilancio, lavora costantemente per lo sviluppo di una vera e propria cultura della prevenzione e della pianificazione nonche' della comunicazione in caso di crisi.

Una delle lezioni che la Farnesina ha riportato in questi anni e' quella d'investire in una specifica formazione del personale del Ministero degli Esteri, in primo luogo quello diplomatico, nelle materie attinenti la gestione delle emergenze in cui si trovino coinvolti connazionali.

Tra le iniziative di recente adozione in materia di formazione vi e' quella di dedicare appositi 'briefing' a Capi Missione o funzionari diplomatici destinati a prestare servizio in Sedi particolarmente sensibili.

In tempo di vacanze puo' essere rassicurante ricordare questo impegno costante.

23 dicembre 2008

16 dicembre 2008

Conferenza degli Ambasciatori (2)


Come detto in questo post si apre oggi a Roma la sesta Conferenza degli Ambasciatori d’Italia.

Per come e’ strutturata, essa non e’ necessariamente un esercizio di “brainstorming”. E’ pero’ inevitabile che il convegno di tanti qualificati partecipanti favorisca non solo circolazione ma anche produzione originale di idee.

Mi sono in passato soffermato sulle modalita’ di circolazione delle idee alla Farnesina.

Oggi piu’ che mai c’e’ bisogno di pensiero “out-of-the-box” capace, in diplomazia come in tanti altri campi, di attingere all’emisfero cerebrale destro e di offire soluzioni creative.

Strumento diffuso e propedeutico all’attivita’ creativa e’ il “brainstorming” .

Per avere successo l’attivita’ di “brainstorming” deve poter essere effettuata in un ambiente in cui i partecipanti si esprimono senza paura di fare ‘cattiva figura’.

Modalita’ di “pensiero laterale” promosse ad esempio da Edward de Bono e Tony Buzan suggeriscono come mettere a frutto al meglio il convegno degli intelletti.

Occorre dunque sospendere il giudizio, produrre il maggior numero di idee possibile (anche apparentemente balzane), e passarle al setaccio solo successivamente.

Colgo dunque l’occasione della Conferenza per invitare la comunita’ dei lettori di DiploMentor per aprire al loro ‘brainstorming’ la sezione dei commenti di questo post e un’apposita area del social network.

In esse i lettori possono enunciare ed articolare idee innovative per la politica estera italiana dei prossimi anni.

Poiche’ DiploMentor e’ letto anche alla Farnesina, sara’ un modo per contribuire a quella produzione intellettuale oggi sempre piu’ necessaria per il successo della diplomazia italiana.

15 dicembre 2008

Sesta Conferenza degli Ambasciatori


Domani e dopodomani si terra’ alla Farnesina la sesta Conferenza degli Ambasciatori d’Italia.

Si tratta di un esercizio analogo a quello avviato anche da altri paesi, a cominciare da quelli comunitari (Francia, Germania, Regno Unito) che risponde alla necessita’ di affrontare la discussione, in un quadro allargato, delle tematiche che interessano la politica estera. Cio’ a partire dalla considerazione di fondo che essa ormai è interconnessa con la politica di sicurezza, con quella culturale, con quella economica, con quella di difesa, e così via.

I 138 Capi Missione italiani incontreranno dunque, oltre naturalmente al Ministro degli Esteri anche altri rappresentanti del Governo e personalità interne ed esterne alla Farnesina sia in plenaria che in gruppi di lavoro tematici.

Il senso e’ anche quello di discutere della “missione” della diplomazia italiana, in questi anni fortemente potenziata pur nel rispetto della sua tradizionale funzione storica.

Ad esempio nell’interpretazione del concetto di “diplomazia economica”, gli Ambasciatori italiani sono quotidiani promotori anche degli interessi economici del Paese, in particolare di quelli legati all’internazionalizzazione del sistema produttivo.

Tra i temi della Conferenza la sicurezza intesa in senso ampio comprendendo non solo il terrorismo, ma anche criminalità internazionale, immigrazione, cooperazione giudiziaria, sicurezza alimentare. E poi la promozione del “Sistema Italia” nel mondo, per coglierne tutte le potenzialità.

E’ un’occasione importante di riflessione anche alla luce delle responsabilita’ che l’Italia affrontera’ nel 2009 come Presidente del G8 su temi come non proliferazione, energia, ambiente, povertà, ecc..

In un formato analogo Conferenze sono state in passato realizzate oltre che per gli Ambasciatori anche per i Consoli e per i Direttori degli Istituti Italiani di Cultura.

La Conferenza e’ certamente utile per vari aspetti. Innanzitutto perche’ costituisce un’occasione di scambio di informazioni e contatto tra i funzionari e i vertici politici.

Essa evidenzia inoltre il ruolo della Farnesina al servizio del “Sistema Paese” e fornisce ai Capi Missione le linee di indirizzo e le direttrici d’azione sulla politica estera italiana.

E’ anche un’occasione di visibilita’ mediatica utile a ribadire la funzione della diplomazia italiana come avamposto più avanzato di tutela della sicurezza dei cittadini, come fattore di rafforzamento della competitivita’ dell’Italia nel mondo, come fornitore di “valore aggiunto”.

Benche' la natura formale della Conferenza si presti poco al “brainstorming” necessario per produrre idee particolarmente innovative, i suoi contributi sono comunque utili per alimentare quella riflessione, dal carattere regolare ed articolato, che la Segreteria Generale del Ministero promuove attraverso il “Gruppo di Riflessione Strategica e l’Unità Analisi e Programmazione”.

11 dicembre 2008

Tutor di francese per DiploMentor 2.0


Per completare la squadra dei docenti delle materie del concorso diplomatico impegnati in DiploMentor 2.0 ho in questi giorni avviato la ricerca di un 'tutor' di lingua francese.

Il tutor (madrelingua) dovra' assegnare e correggere mensilmente temi, fornire consigli redazionali, ecc.

Mi avvalgo del blog per pubblicizzare l'opportunita' sottolineando la filosofia 'no profit' di DiploMentor 2.0.

Per ulteriori dettagli gli interessati possono contattarmi a diplomentor@gmail.com.

(photo credit: viZZZual.com)

9 dicembre 2008

Risposte ai commenti

Ringrazio i lettori per i commenti che lasciano ai post del blog.

La piattaforma che uso (Blogger), tuttavia, non offre la possibilita' di rispondere ai commenti che lasciate.

Qualora desideriate avviare un 'botta e risposta' suggerisco dunque di utilizzare il 'social network' in cui ho creato una apposita area.

I commenti non cadranno cosi' nel vuoto e potranno generare interventi anche di altri lettori.

Nei prossimi giorni daro' risposta ai commenti attualmente pendenti di anonimo, di AntonioBi e di Antonio.

8 dicembre 2008

Come rendersi 'intoccabili' in tempi di crisi


Viviamo tempi di incertezza economica in cui il rischio maggiore sono le profezie negative che si auto-realizzano. La crisi e' seria ma la copertura mediatica catastrofista di questi giorni non aiuta.

E' evidente che i modelli economici che ci hanno sostenuto finora hanno bisogno di una revisione di medio termine (non dico lungo perche' come diceva il buon Keynes tornato di moda, 'nel lungo termine saremo tutti morti').

Nel breve termine non possiamo pero' che continuare a creare, vendere, produrre e consumare mentre creiamo nuovi modelli sostenibili in grado di assicurare valori reali e non fittizi.

Insomma, la nottata de filippiana passera' e dovrei felicitarmi di poterla affrontare forte di un posto di lavoro 'sicuro' nel pubblico impiego, come e' quello della carriera diplomatica.

Tuttavia ho imparato a non dare nulla per scontato. Per abitudine sto sul chi vive.

Mia moglie a volte mi prende in giro perche' ragiono come una guardia del corpo.

Sono infatti il tipo che in posti affollati si guarda costantemente le spalle, che studia le vie di fuga nei luoghi pubblici. Le davo ragione e pensavo di essere effettivamente un paranoico: tutto cio' naturalmente fino a Mumbai.

Simpatizzo in questi giorni con la precarieta' di chi lavora nel settore privato e che si trova esposto ad 'animal spirits' tipo clienti che ritardano i pagamenti o che non spendono perche' non hanno fiducia nel domani.

Talvolta mi trovo a pensare che la carriera diplomatica, pur con tutte le sue difficolta', e' effettivamente appannaggio di privilegiati. Non nel senso che renda ricchi (ho gia' spiegato che non e' il caso) ma perche' rende custodi di una funzione professionale che presuppone un contratto vitalizio con il proprio datore di lavoro (nel mio caso la Repubblica Italiana).

La diplomazia appare necessaria almeno fin tanto che esisteranno Stati e cancellerie. Una sorta di scoglio impervio al tumultuoso mercato del lavoro.

Non e' questo pero' il caso di quanti sono impiegati nel privato e in Europa e nel mondo vanno oggi a dormire senza la certezza di ritrovare la propria scrivania l'indomani. Per costoro e' necessario trovare modi per rendersi preziosi, se non insostituibili sul lavoro.

'Intoccabili', anzi, come dice Michele Martin riflettendo sui modi per rendersi indispensabili e posizionarsi in modo tale da superare eventuali sconquassi. Le sue indicazioni sono valide su un piano generale.

Occorre essenzialmente porsi cinque domande dando possibilmente a tutte cinque una risposta affermativa.

1. Svolgo con passione il mio lavoro attuale?

Chi e' intrinsecamente motivato ha una performance migliore di chi trova la propria motivazione essenzialmente nella busta paga a fine mese.

2. Sto svolgendo il mio lavoro in modo da esaltare i miei punti di forza?
Conosci te stesso, dicevano saggiamente i Greci. Sapere quel che siamo bravi a fare e sviluppare le nostre competenze, esaltando i nostri punti di forza, ci portera' piu' lontano che costruire una carriera puntando su comptenze che fatichiamo a sviluppare e mantenere.

3.Il mio lavoro riguarda le sei competenze enunciate da Dan Pink?

* Design – creare modi semplici ed eleganti di fare le cose;
* Storia – l'abilita' di costruire una narrativa avvincente;
* Sinfonia – vedere relazioni tra elementi diversi ed apparentemente separati;
* Empatia – l'abilita' di ascoltare e capire gli altri;
* Gioco – divertirsi nel fare il proprio lavoro;
* Significato – capire ed accettare il bisogno di spiritualita' delle persone.


4. Sto continuando a studiare le tendenze della mia professione e migliorare le mie competenze per essere un passo davanti agli altri?

Interi settori sono trasformati dalle nuove tecnologie. Le tendenze in atto richiedono adattamento e la capacita' di acquisire nuove competenze. Il rischio e' di restare indietro a meno di non sviluppare un Piano di Apprendimento Individuale. Investire in se stessi, dunque, anche se non puo' farlo il tuo datore di lavoro.

5. Ho un 'brand' personale unico e riconoscibile? Ho stabilito un Piano di Gestione della mia Reputazione? Ho una rete che possa eventualmente attivare?

Occorre mantenere aperte tutte le proprie opzioni, essere consapevoli dei propri punti di forza delle proprie passioni, sviluppare il proprio 'brand' individuale e mantenere una reputazione professionale positiva. Continuare ad investire su stessi sviluppando nuove competenze, non necessariamente interrelate.

Porsi queste domande e' forse nel mio caso davvero un esercizio per paranoici.

Ma in questi giorni mi ritorna in mente il CEO di Intel, Andrew Grove, e il suo libro del 1994 'Only the paranoid survive'.

4 dicembre 2008

Diplofatto 4.12.2008



Il Presidente eletto americano Obama ha recentemente nominato Hillary Clinton a Segretario di Stato.

Ricorderete che prima delle elezioni del 4 novembre avevo lanciato sul blog un sondaggio su chi sarebbe stato il nuovo 'chief diplomat' americano ed un thread sul social network sulle possibili evoluzioni della politica americana.

La Clinton non era nella lista dei votabili. Nel campo democratico, il favorito nella corsa a Foggy Bottom era stato per lettori di DiploMentor il Governatore del New Mexico, Bill Richardson.

Richardson e' stato invece dirottato al dicastero del Commercio.

Ebbi l'occasione di incontrare Richardson una decina di anni fa quando era Ambasciatore americano alle Nazioni Unite. E' un uomo di estrema simpatia e capacita' di comunicazione.

Analogamente incontrai il nuovo rappresentante americano alle Nazioni Unite, Susan Rice, all'epoca quasi mia coetanea ma gia' Sottosegretario di Stato per l'Africa.

La Clinton ha tra vari meriti anche quella 'star quality' che indubbiamente serve nell'incarico (insieme alla piena fiducia e all'incondizionato accesso al Presidente).

La squadra di Obama che va definendosi indica una propensione a comporsi di forte personalita' e non 'yes men'.

Pare che il modello di Obama sia il cosiddetto 'Team of Rivals' assemblato da Lincoln.

Sull'evoluzione della politica estera americana si vedra'.

Ma sul piano della 'public diplomacy', di per se' l'elezione di un candidato dalle caratteristiche dell'ex senatore dell'Illinois, il cui middle name e' Hussein, garantisce a Washington un rinnovato capitale di attenzione e di simpatia (particolarmente nel mondo islamico) che sarebbe dannoso sperperare.

(photo credit: Laughing Squid)

1 dicembre 2008

Simulazioni diplomatiche: Model United Nations


Per familiarizzare agli ambienti ed alle tecniche negoziali sono particolarmente efficaci le conferenze di simulazione.
L'obiettivo e' di avvicinare gli studenti al modello delle carriere internazionali attraverso un percorso di studio e di approfondimento delle tematiche inerenti il diritto internazionale, l’economia e le relazioni internazionali

Le conferenze di simulazione costituiscono un'attivita' pratica consentendo di calare le conoscenze accademiche in una arena diplomatica e permettendo a migliaia di partecipanti provenienti da tutte le parti del mondo di confrontarsi sui temi dell’agenda internazionale.

Una risorsa per saperne di piu' e' il sito di "Diplomatici", associazione costituita da studenti universitari e da giovani professionisti che cura e gestisce la partecipazione degli studenti italiani ai "Model United Nations" (MUN).

"Diplomatici " è il primo ente italiano ad avere preso parte ai MUN. Nata nel 2000 come esperienza legata esclusivamente alla città di Catania, oggi è presente con le proprie iniziative su tutto il territorio nazionale finalizzate alla partecipazione ai MUN, un formato creato negli anni '50 dagli studenti di Harvard e poi velocemente diffusosi dagli Stati Uniti al mondo intero.

Alla rete internazionale dei MUN sono collegate oltre 250 università e 200 scuole superiori rappresentative di tutti i Paesi del mondo.

Uno dei partecipanti a DiploMentor 2.0, Mirko Montuori, mi ha offerto una interessante testimonianza sul Milan International Model United Nations (MILMUN) promosso dagli studenti universitari milanesi che terra' nel maggio 2009 la sua quarta edizione.

Si tratta di una simulazione delle attività di organi e comitati delle Nazioni Unite per studenti di ogni nazionalità. Per una settimana, circa 150 giovani interessati a tematiche di politica internazionale e selezionati via internet si riuniscono tra le stanze e i corridoi di Palazzo Clerici, sede dell'ISPI, e assumono il ruolo di diplomatici in seno al Consiglio di Sicurezza, l'ECOSOC, comitati dell'Assemblea Generale come il DISEC, il Consiglio dei Diritti Umani, l'UNDP, il WTO. Le simulazioni si svolgono in inglese e ogni partecipante rappresenta un Paese diverso da quello di origine, per permettergli di "mettersi nei panni" del rappresentante di un altro Paese e favorire il dialogo.

Alcuni mesi prima di partecipare, gli studenti si preparano seguendo i consigli e le scadenze dei "chairpersons" e del Segretario Generale.

Generalmente la preparazione verte sulla politica estera del proprio Paese, il funzionamento e la struttura dell'organo o comitato e due tematiche specifiche da affrontare (sulle quali va presentato prima della partecipazione un position paper riassuntivo). Al termine della settimana si giunge alla conclusione dei dibattiti, che dovrebbero concretarsi in risoluzioni (da redigere seguendo fedelmente le rules of procedure relative all'organo o comitato).

Il MILMUN è organizzato a Milano con la partecipazione dell'ISPI e dell'Università Bocconi. L'Associazione MILMUN, e' una ONLUS (in cio' differenziandosi da "Diplomatici") costituita da giovani sotto i trent'anni che fornisce formazione politica di alta qualità, possibilità di scambi culturali e prospettive di carriera di tipo globale.
Tali scopi sono perseguiti oltre che attraverso la simulazione in conferenze annuali anche con corsi di formazione ed altri eventi.

Il MILMUN ha di recente avviato una collaborazione con l'UNCCD (United Nations Convention to Combat Desertification) presso la quale sara' presto accreditata.

Altri MUNs sono attivi in Europa (a Ginevra, Zagabria, Salamanca, Bonn e L'Aia) e sono coordinati in un network europeo, EMUNNET.

Per maggiori informazioni sul MUN milanese rimando al suo sito

E' attiva anche una newsletter.

(photo credit: Mirko Montuori)

25 novembre 2008

Come fare carriera in diplomazia


Ero da pochi mesi entrato alla Farnesina quando un collega piu' anziano, molto intelligente e simpatico ma piu' noto per le sue "pasquinate" che per l'impegno in ufficio, mi regalo' un elegante foglio di carta di riso contenente l'elenco di "Quaranta assiomi, vecchi e nuovi, per una brillante carriera in diplomazia."

Senza specificarne ulteriormente la fonte li attribui' ad un collega inglese che glieli avevi anni prima passati.

Si tratta di un compendio anonimo di pillole di saggezza diplomatica, di consigli, non privi di cinismo, per sopravvivere agli "office politics" tipici di una grande burocrazia.

Non li condivido necessariamente, ma ne apprezzo l'umorismo tipicamente britannico.

Poiche' negli anni ne ho sperimentato la validita' e talvolta anche l'efficacia, ve ne proporro' dunque alcuni, in inglese, in una serie di post.

In questo, comincero' dall'ultimo che, come nel "Signore degli Anelli" di Tolkien ("One Ring to rule them all..."), comprende tutti i quaranta assiomi precedenti:

"Real careers are made outside the Ministry, but certainly not abroad".


(photo credit: Dave Jones)

16 novembre 2008

Concorso diplomatico: ammissione alle prove orali (2)


In questi giorni ho scambiato email con candidati che purtroppo non sono stati ammessi alle prove orali del concorso

Denominatore comune e' chiedersi se e' il caso di riprovare o meno il concorso dedicando un altro anno ad una prova difficile ed aleatoria senza aver ovviamente la certezza di superarla.

E' evidente che in questa prova, come in altre nella vita, non si puo' avere la preventiva certezza del risultato.

Una preoccupazione diffusa e' se l'investimento nella preparazione al concorso diplomatico e' riciclabile e spendibile in altri ambiti.

Non so. Confesso che quello in diplomazia e' stato l'unico concorso che abbia mai provato.

Certo il bagaglio culturale necessario per affrontare il concorso diplomatico con ragionevoli possibilita' di successo e' vasto e dovrebbe consentire di avvicinarsi ad altri sbocchi professionali. Ma dico dovrebbe data l'attuale difficile situazione del mercato del lavoro italiano, soprattutto per i piu' giovani.

Il punto e' che il concorso diplomatico e' solo la prima tappa di un percorso che, se mi passate il gioco di parole, specializza alla generalita' o, come ho scritto, alla versatilita'.

Per fare il diplomatico serve una predisposizione olistica e molti talenti ma questi talenti - di per se' - non hanno niente di particolarmente esclusivo.

Bisogna saper scrivere come un bravo giornalista, sapere la storia, padroneggiare l'economia come un redattore del Sole 24 Ore, conoscere il cerimoniale e l'etichetta come Donna Letizia. E sapere esprimere questi talenti non solo in italiano ma almeno in un paio di lingue straniere.

E' pero' l'insieme di queste qualita' che e' difficilmente cumulabile e che costituisce la specialita' diplomatica, che e' una specialita' difficilmente raggiungibile.

E cio' vale sia per coloro che hanno gia' acquisito questa professionalita' e sono gia' in carriera, sia per quanti ambiscono ad entrarvi.

Come ho piu' volte scritto in questo blog ho superato il concorso al secondo tentativo. Onestamente non so se lo avrei provato una terza volta.

Un candidato che mi ha scritto e' figlio d'arte (la sua famiglia e' con successo in diplomazia da almeno due generazioni). Egli vive proprio il dilemma se ripresentarsi una terza volta. La diplomazia - che conosce da vicino come pochi per ragioni familiari - lo appassiona come nessuna altra prospettiva professionale.

Simpatizzo con la sua situazione che, pur nella sua difficolta', dimostra il "level playing field" che questo concorso garantisce a tutti i candidati, qualunque sia la loro estrazione.

A chi in questi giorni si lecca le ferite e pondera le mosse successive, dico che cio' che conta e' non fare del successo in questa prova la misura del proprio valore. 

Il concorso diplomatico non deve essere una ossessione la cui mancata realizzazione mina la stima di se stessi, ma un obiettivo ragionato e ragionevole.

Se avete dato il meglio di voi non abbiate comunque rimpianti.

13 novembre 2008

Concorso diplomatico: ammissione alle prove orali


Sul sito del MAE e’ stata nei giorni scorsi resa pubblica la lista degli ammessi alla prova orale del concorso diplomatico 2008.

Quanti hanno avuto la fortuna di scorgere il loro nome tra gli ammessi sono chiamati ora all’immane sforzo del ripasso e/o dello studio delle materie complementari previste per la prova orale del 10 dicembre prossimo.

In bocca al lupo a loro per il rush finale che li aspetta in queste settimane, un vero esempio dello "studio matto e disperato" di leopardiana memoria.

Conosco ugualmente bene – per bruciante esperienza diretta -lo scoramento di chi non ha superato la prova.

Alla mia personale solidarieta' posso solo aggiungere questo. Ricordate che il concorso diplomatico e’ effettivamente una delle prove piu’ difficili, se non la piu’ difficile, della pubblica amministrazione italiana.

Se si e’ trattato del primo tentativo, fatevi una ragione del fatto che sono pochi quelli che al primo salto superano l’asticella. Non disperate e sforzatevi di trasformare la delusione in rinnovata motivazione. L'esperienza fatta quest'anno non sara' stata vana se si decidera’ di riprovare.

E’ comprensibile se pensate di non riprovare in futuro e se non volete piu' investire aspettative e risorse in una prova talmente difficile e aleatoria.

Il fatto di avere comunque provato questa prova vi rende in qualche modo speciali per talento e inclinazioni. Avete qualita’ per riuscire in altre professioni ugualmente nobili e gratificanti.

11 novembre 2008

Diplofatto (2), 11/11/2008


Per il presidente eletto Barack Hussein Obama queste sono ovviamente giornate febbrili.

Alla complessita’ delle sfide e delle responsabilita’ istituzionali che incombono, al trasloco che attende lui e la sua famiglia da Chicago a Washington si aggiunge il dovere della diplomazia nei confronti dei Capi di Stato e di Governo che gli hanno fatto pervenire a voce o per iscritto le loro congratulazioni.

Il primo contatto telefonico con il nostro Presidente del Consiglio ha costituito un interessante squarcio su alcune modalita’ della diplomazia telefonica cui si ricorre ormai abitualmente nelle relazioni internazionali contemporanee.

L’episodio ha messo in rilievo l’attivita’ di raccordo svolta dai diplomatici in questi casi.

Ci si puo’ chiedere se sia ragionevole fare della minor o maggior tempestivita’ (o della durata) di questi contatti il barometro delle relazioni bilaterali.

La componente interpersonale nei rapporti tra gli uomini di Stato (la cosiddetta “chimica” ) e‘ certamente un dato di fatto che la “summit diplomacy” tende ad esaltare.

Essa non andrebbe tuttavia eccessivamente enfatizzata perche’ le relazioni diplomatiche hanno dinamiche oggettive su cui la “chimica” puo’ incidere solo fino ad un certo punto.

10 novembre 2008

Nuova giornata di "Globe" promossa dall'ISPI (Pavia, 21 novembre 2008)


Segnalo che il prossimo 21 novembre l’ISPI, in collaborazione con la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pavia e con il sostegno della Compagnia di San Paolo, organizzerà a Pavia una edizione di Globe - la tradizionale giornata di orientamento alle carriere nelle organizzazioni internazionali e nella diplomazia - indirizzata agli studenti universitari delle lauree triennali.

Una analoga giornata si tenne l’aprile scorso a Palermo.

La partecipazione alla manifestazione è gratuita. Per maggiori informazioni sul programma e per l'adesione (obbligatoria) all'evento si puo’ consultare il sito dell'ISPI.

6 novembre 2008

Citizen Diplomacy


In una mail Alberto mi scrive che la diplomazia è il sogno di una vita che però, per motivi familiari e professionali non e’ mai riuscito a realizzare.

Alberto chiede se esistono carriere alternative a quella ufficiale e che cosa farei io, se al suo posto e non potendo più fare parte della diplomazia istituzionale, volessi comunque continuare l’attività diplomatica.

La risposta alla sua domanda e' che le alternative ad una carriera diplomatica tradizionale non mancano.

Una caratteristica del nostro tempo (che e' un tempo formidabile ed eccitante) e' quello che i sociologi Alvin e Heidi Toffler definirono in un celebre libro "power-shift" cioe' la diffusione del potere da ambiti che lo hanno detenuto in esclusiva: in definitiva la sua democratizzazione.

Anche la diplomazia non e' sfuggita a questa tendenza e cio' e’ un bene.

Grazie agli strumenti (a partire dalla Rete) di cui oggi il singolo individuo dispone e' possibile raggiungere le masse critiche necessarie a raggiungere obiettivi diplomatici importanti.

E' possibile – mediante l'attivismo politico o eventualmente attraverso l'azione in organismi non governativi - dare un proprio individuale contributo alla promozione di cause o anche alla mediazione di conflitti.

Pensiamo all'impatto che ebbe la campagna per l'abolizione sulle mine anti-uomo coronata nel 1997 dal Premio Nobel a Jody Williams.

Pensiamo solo ai successi diplomatici di alcuni enti non governativi impegnati nella mediazione dei conflitti: la Comunita' di Sant'Egidio in Italia, il Carter Center negli Stati Uniti.

Esiste un filone della teoria della prevenzione, gestione, risoluzione dei conflitti dedicata ai canali alternativi e non istituzionali.

Si tratta della cosiddetta "track two diplomacy", capace di importanti successi.

E’ uno strumento spontaneo che puo’ rivelarsi vincente per sbloccare conflitti incancreniti. Anche per questo gli Stati in certe situazioni non esitano ad incoraggiare canali informali che consentono di elaborare approcci negoziali alternativi.

In caso di successo essi consentono di ricondurre la trattazione di un conflitto negli alvei piu' consueti della diplomazia tradizionale.

In caso di fallimento ci si puo' distanziare da essi senza perdere la faccia. Presentano inoltre il duplice vantaggio essere economici e di poter essere condotti "sotto traccia" lontano dai riflettori.

Nell’ambito della “track two diplomacy” si inserisce la "citizen diplomacy".

Ne sono esempi i negoziati che si sviluppano nell’ambito di scambi commerciali. O ancora gli scambi tra leader religiosi ed i rispettivi seguaci. La citizen diplomacy trova applicazione anche nell’ambito dei gemellaggi tra citta’ e tra scuole di paesi diversi.

La diplomazia e’ essenzialmente un metodo di comunicazione. Nella sua forma piu’ tradizionale e codificata essa e’ la grammatica che gli attori internazionali utilizzano nelle loro conversazioni.

Ma in quanto strumento di comunicazione essa e’ esercitabile da molteplici attori e a piu’ livelli con il coinvolgimento graduale dei corpi intermedi della societa’,giu' fino al suo livello base (grassroots).

(photo credit: Rightee)

28 ottobre 2008

Coppia e Diplomazia


Una delle sfide principali del diplomatico e’ quella di sviluppare una vita personale equilibrata,presupposto necessario per una esperienza professionale lunga e gratificante.

Un fronte domestico sereno incide positivamente sulla qualita’ della funzione diplomatica e sulla cosiddetta “retention rate” delle persone in una carriera caratterizzata da forte sollecitazioni professionali, culturali ed emotive.

Non dispongo di cifre ufficiali, ma l’impressione e’ che il tasso di separazioni e divorzi sia tra i diplomatici piu’ alto della media nazionale.

Una delle ragioni e’ legata alla difficolta’ crescente di associare ad un progetto di vita nomadica e di carriera persone che non necessariamente lo condividono fino al punto di sacrificare il proprio percorso personale e professionale.

Tale difficolta’, unita alla specificita’ culturale del corpo dei funzionari diplomatici e dello stile di lavoro del palazzo (leggi “fare tardi”), alimenta la tendenza a sposarsi tra colleghi o comunque a “pescare” il proprio “special one” all’interno della Casa.
Piu’ rari sono i casi di colleghi che sposano diplomatici stranieri.

In qualche caso le unioni sono di fatto e non necessariamente caratterizzate dal vincolo matrimoniale.

La gestione di questo tipo di coppie da parte della Direzione Generale delle Risorse Umane del MAE non e’ agevole. A lungo le esigenze di queste unioni sono state scoraggiate e frustrate dalla “politica della coppia” vigente nella Casa.

Negli ultimi anni, l’Amministrazione si e’ fatta piu’ ricettiva e flessibile, prendendo in crescente e benevola considerazione l’opportunita’ di mandare in missione nello stesso Paese funzionari diplomatici coniugati o conviventi.

Tuttavia, solo in un certo numero di sedi esiste sufficiente disponibilita’ di incarichi cui i coniugi possono essere assegnati mantenendo anche all’estero la propria unita’ di coppia.

L’allocazione della coppia risulta piu’ agevole in quelle sedi dove l’Italia dispone contemporaneamente di un’Ambasciata, Rappresentanza Permanente e Consolato (ad esempio Bruxelles, Parigi, Ginevra o New York). I coniugi non lavorano nello stesso ufficio ma almeno vivono nella stessa citta'.

Dal punto di vista di una coppia di diplomatici e’ comprensibile l’esigenza di restare insieme non solo a Roma ma anche durante il servizio estero.

D’altra parte l’amministrazione ha l’esigenza di coprire comunque gli incarichi e puo’ assecondare il progetto di coppia solo fino ad un certo punto.

Non e’ possibile, ne’ giusto d’altra parte ledere le ragionevoli aspettative di altri funzionari singoli di essere assegnati ad una determinata sede. Il rischio e' quello di una discriminazione al contrario.

C’e’ dunque un delicato “trade off” e puo' capitare che uno dei due coniugi – in certi passaggi della carriera – debba sacrificare le proprie ambizioni professionali. Cio’ puo’ avere nel lungo termine qualche riflesso negativo negli equilibri della coppia.

Non e’ comunque solo la Farnesina a dover gestire tali situazioni dato che questa tendenza si manifesta anche in altri servizi diplomatici.

In questo articolo si descrive l’interessante esperienza inglese di “co-sharing” del posto di Capo Missione in un paese africano di due colleghi. I due diplomatici si alternano periodicamente nell’incarico di Ambasciatore. Il “pillow talk” dei coniugi si presume agevola la continuita’ nella trattazione degli affari dell’Ambasciata.

La coppia sacrifica cosi’ forse qualcosa sul piano economico (l’appannaggio e’ unico) ma mantiene la propria unita’.

Si tratta di un’esperienza improntata a pragmatismo e flessibilita’ che lo stesso paese di accreditamento sembra gradire.

(photo credit:Bob.Fornal)

19 ottobre 2008

DiploMentor 1.0


Ci siamo. E' adesso online anche la versione 'leggera' e di pubblico accesso di DiploMentor 2.0.

Con scarsa fantasia l'ho chiamata DiploMentor 1.0.

Per accedervi basta una semplice autoregistrazione.

Data la proliferazione di risorse targate DiploMentor (blog, social network,DiploMentor 2.0 e ora DiploMentor 1.0), ho creato un portale che indirizza alla pagina desiderata.

14 ottobre 2008

Stati Uniti: nuove modalita' del concorso diplomatico


Il Dipartimento di Stato, in collaborazione con la celebre agenzia di consulenza McKinsey, ha profondamente
rivisto il Foreign Service Officer Test (FSOT) il primo gradino della selezione prevista per entrare nella diplomazia a stelle e striscie.

Ad una prima analisi, rispetto all'Italia c'e' meno enfasi sulle nozioni e piu' sulle qualita' complessive del candidato (in particolare su quelle attitudinali) e le sue capacita' gestionali.

Le modalita' per fare l'esame sono piu' decentrate rispetto all'Italia. E' possibile fare il FSOT al computer. Naturalmente per le prove orali bisogna poi andare a Washington.

La struttura dell'esame evidenzia il pragmatismo di fondo del pensiero americano. L'esame tende ad accertare le qualita' gestionali del candidato che verranno messe alla prova fin dai primi anni in carriera.

A Foggy Bottom, piu' che disporre di raffinati pensatori, preme poter contare su abili amministratori.

Il nuovo FSOT e' descritto in dettaglio da Andrew Curry sulla rivista Foreign Policy.

L'esame americano e' comunque molto selettivo. Nel 2006, i candidati sono stati oltre 17.000. Solo il 10 per cento ha superato gli scritti. In totale meno del 3 % dei candidati che ha fatto domanda e' stato assunto.

E' dunque statisticamente piu' facile entrare alla Harvard Business School.

Nonostante la difficolta' e il diffuso malessere dei ranghi medi ed alti della diplomazia americana lavorare al Dipartimento di Stato continua ad essere un obiettivo ambitissimo dei giovani.

Meglio di un impiego a Foggy Bottom sono solo quelli offerti dal "dream team" composto da Google, Disney ed Apple.

Chi vuole cimentarsi nel campione del test diffuso dal Dipartimento di Stato puo' farlo scaricandolo da questo link. E' un documento molto utile anche per l'inquadramento offerto delle sfide della professione diplomatica. Ne consiglio la lettura.

Apro sul social network un nuovo forum per discutere delle modalita' del concorso diplomatico e dei possibili suggerimenti, sulla base anche di esperienze come quella americana, per renderlo sempre piu' idoneo a selezionare i neo-diplomatici italiani.

13 ottobre 2008

Generation Blend

In un recente transito aeroportuale ho acquistato Generation Blend:Managing Across the Technology Age Gapdi R. Salkowitz, una ricerca commissionata dalla Microsoft.

La sintesi che ne ho fatto in una ventina di slide non rende giustizia ad un testo stimolante e ricco di spunti intelligenti.


Il confronto intergenerazionale analizzato da Salkowitz si consuma invisibilmente e determina un cambiamento strisciante ma inesorabile delle abitudini sul posto di lavoro.

Tale cambiamento non ha certamente le manifestazioni sensazionali e destabilizzanti di quello determinato in questi giorni dagli spasmi della "crisi distruttiva" schumpeteriana in cui il capitalismo sta incorrendo.

Ha tuttavia con questa un comune denominatore. E cioe' il bisogno di fondare relazioni su un capitale essenziale per la societa' umana: la fiducia.


L'esigenza della fiducia

La fiducia e’ il lubrificante delle relazioni sociali. Senza di essa i meccanismi sociali - come il credito - sono destinati ad incepparsi.

Consolidare un capitale di fiducia e’ l’obiettivo non solo della societa’ in generale ma anche dell'ambiente di lavoro del futuro che sara' il prodotto del confronto tra tre generazioni (baby- boomers, generazione X e generazione Y) ciascuna latrice di valori, aspettative e talenti diversi.

Un esempio per tutti: come si conciliera' il presenzialismo in ufficio tipico della cultura del lavoro dei "baby-boomer" con il multi-tasking, il networking e l'esigenze di telelavoro e di maggiore equilibro tra lavoro e vita delle generazioni X e Y?

L'ufficio dei prossimi anni ne potra’ uscire solo stipulando un nuovo contratto intergenerazionale dal quale tutti gli azionisti (stakeholder) escano con la consapevolezza di non aver compromesso i propri valori essenziali.

L'istituzionalizzaione del mentorato


Al riguardo tra gli interessanti suggerimenti del libro di Salkowitz per cementare una solidarieta’ intergenerazionale all’interno delle aziende e’ quello del mentorato.

Salkowitz cita ad esempio il programma realizzato sotto Jack Welch da General Electric in cui 600 alti dirigenti del colosso americano presero sotto la loro ala altrettanti “junior manager” realizzando uno scambio reciproco di competenze, esperienze, talento che ha accorciato con successo la distanza gerarchica ed anagrafica del management della compagnia americana. E riducendo anche il digital divide esistente tra le due generazioni.

Si tratta solo di uno dei possibili modelli applicabili alla partita in gioco in tutte le grandi organizzazioni burocratiche. Tra gli esiti di questa partita vi sara’ anche la maggiore o minor appetibilita’/desiderabilita' di entrare a far parte di culture aziendali in sintonia con i valori della c.d. "generazione Y".

Tale partita si giochera’ anche in Italia e dunque anche nel microcosmo della Farnesina.

Non tenerne conto avra' riflessi negativi sull'appeal della carriera diplomatica e sulle prospettive di reclutamento del capitale umano futuro, impoverendo il bacino di reclutamento dei ranghi futuri della diplomazia italiana e di conseguenza la sua qualita' complessiva.

11 ottobre 2008

Premio Nobel per la Pace 2008


Un diplomatico, il finlandese Martti Ahtisaari, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace 2008.

E' un giusto premio alle non comuni capacita' di mediatore di Ahtisaari, collaudate in teatri geopolitici di crisi diversi (Africa, Europa, Asia).

Ma e' necessariamente il Premio Nobel il massimo riconoscimento cui un diplomatico possa aspirare?

E' la pace sempre e comunque la finalita' dell'azione diplomatica? In un post precedente ho proposto un punto di vista alternativo.

Cosa ne pensate?

Il dibattito e' aperto anche sul social network di DiploMentor.

8 ottobre 2008

Segnalibri e DiploMentor 2.0


Sto lavorando, e conto di renderla tra pochi giorni disponibile ed aperta a tutti, a quella che chiamo la versione "lite" di DiploMentor 2.0.

Si tratta di un sito che include parte delle risorse create per quello principale ma privo dell'area didattica.

A fianco di questo post ho intanto creato un'area per i segnalibri che segnalo periodicamente in Diigo ai partecipanti a DiploMentor 2.0.

Si tratta di pagine che trattano di temi, fatti, situazioni pertinenti alla professione del diplomatico e che commento/annoto a beneficio degli studenti.

I link,senza le annotazioni, sono a disposizione dei lettori del blog.

Per maggiore facilita' e regolarita' di consultazione e' possibile importare in un aggregatore il relativo feed RSS cliccando sulla iconcina arancione qui a fianco, oppure cliccando qui.

Sara' cosi' possibile a tutti seguire questo particolare flusso.

6 ottobre 2008

Il social network di DiploMentor


Da un paio di giorni e' attivo un social network dedicato ai lettori di questo blog.

Sul network e' possibile scambiare messaggi, chattare, dialogare in forum, caricare foto e video e tenere dei blog. Ho avviato alcuni thread di conversazione nell'area dei forum ma siete liberi di proporre temi di discussione.

Il suo scopo e' di offrire uno spazio di aggregazione e di conversazione alla comunita' dei lettori e a quanti sono intenzionati ad affrontare il concorso diplomatico.

L'iscrizione e' libera.

Questo e' il link per accedere.

Sempre in tema di social networking DiploMentor e' presente anche su Facebook.

(photo credit: Walter Rafelsberger)

4 ottobre 2008

Diplofatto 4.10.2008


Questo post e' il primo di una serie dedicata a fatti e situazioni tipiche della carriera diplomatica.

A seguito del recente attacco terroristico all'Hotel Marriott di Islamabad, le Nazioni Unite hanno deciso l'evacuazione precauzionale e temporanea dei familiari del personale in servizio in Pakistan.

Analoga decisione e' stata nei giorni scorsi presa anche dal Regno Unito. Il Pakistan e' gia' da tempo un "non-family posting" per gli americani.

E' immaginabile il grave disagio arrecato al diplomatico ed alla sua famiglia. Discontinuita' dello studio dei figli, separazione sine die dai propri cari, ecc.

Tali situazioni contribuiscono alla attribuzione della qualifica di "particolare disagio" (hardship) di una sede diplomatica all'estero.

Fonte: CNN.

(photo credit:taberandrew)

18 settembre 2008

Segnalibri



Nei prossimi giorni e fino all’inizio di ottobre saro’ offline.

Un nastro rosa sta per essere appeso sulla porta della casa di DiploMentor.

L’arrivo di un figlio e’ la gioia piu’ grande ma prevedo qualche discontinuita’ sull’esercizio di questo blog in attesa del ristabilimento dei nuovi equilibri familiari.



*******

Questo post e' il primo di una serie. Vi segnalero' periodicamente i link di pagine che attirano la mia attenzione. Li salvo generalmente su Diigo per eventuali annotazioni e condivisioni. Ecco i primi, raccolti in questi ultimi giorni.

Spero che offrano anche a voi spunti di interesse e riflessione.

• Incerti del mestiere: essere dichiarati persona non grata

Ryszard Kapuscinski scrisse magistralmente sulla “Soccer War” in Centro America, ma il calcio puo’ anche riavvicinare i popoli. Il caso della “soccer diplomacy" turco-armena.

• A volte i diplomatici sono dei veri mastini. Anzi dei doberman. E’ l’opinione di John Wade.

• Dell’abuso dell’inglese i diplomatici sono a volte i primi indiziati. Non per snobismo ma l’inglese e’ la lingua di lavoro quotidiana e talvolta viene prima in mente una parola nell'idioma di Shakespeare che in quello di Dante.La BBC sulla campagna dell’Accademia della Crusca per arginare l’invasione.


(photo credit:Gare & Kitty)

15 settembre 2008

Comunicazione istituzionale: il sito web della Farnesina


Nella comunicazione tra cittadini ed istituzioni i siti web hanno una importanza crescente.

L'Universita' di Udine da anni effettua un monitoraggio dei principali siti istituzionali

Per le pagelle recentemente assegnate rimando a questo link.

Il sito web del Ministero degli Esteri ne esce bene, anche se non al primo posto.

In particolare, il sito del Ministero ha accolto i rilievi che gli erano stati mossi in precedenza relativi alla sezione in lingua inglese e alla titolazione del box di supporto. Da migliorare ancora l'organizzazione dei servizi di newsletter.

In questi ultimi anni la Farnesina si e' molto impegnata per rafforzare la comunicazione tramite il web soprattutto sotto il profilo della omogeneita' grafica e dei contenuti dei siti degli Uffici all'estero.

Sarei curioso di sapere qual e' la vostra impressione del sito della Farnesina, cosa apprezzate e cosa invece trovate da migliorare.

Mi premurero' di girare i vostri commenti e suggerimenti ai colleghi che se ne occupano.

Per avviare la discussione ho un primo personale suggerimento. Per chi fa uso diffuso dello strumento RSS per la consultazione dei siti web, salta all'occhio su Esteri.it l'assenza dell'iconcina arancione che segnala la presenza di un feed.

Il principale vantaggio del RSS e' che anziche' doversi recare sui siti alla ricerca degli aggiornamenti, il feed aggrega per te tutte le novita' attraverso una unica e comoda interfaccia.

Se per le vostre esigenze informative dovete tenere d'occhio molti siti, credetemi, l'RSS e' imbattibile.

13 settembre 2008

Concorso 2008: impressioni ed emozioni


Sono giunti alcuni commenti a caldo sulle prove scritte del concorso diplomatico 2008.

Rimando a questo commento per l'impressione di un candidato e trascrivo sotto quello pervenutomi per email da una candidata che chiamero' Laura (nome di convenienza).

Leggerli mi ha fatto rivivere l'emozione del concorso e, per connessione, pure quella della maturita'. Un po' come la madeleine proustiana e' riaffiorato il valzer delle emozioni della prova o, come meglio detto da Laura, "le montagne russe".

Capisco le vostre sensazioni,le mie, soprattutto al secondo tentativo, furono le stesse.

Dopo le cinque prove scritte avevo solo voglia di andare a divertirmi. Non toccai libro per 15 giorni.

Ando bene'. Anche in quel caso il tema di Storia verteva sul fatidico 1956. Mi auguro vi porti bene.

Caro DiploMentor,

sono da poco tornata da Roma. Ho consegnato tutte e cinque le prove del concorso. Io l'ho trovate tutte fattibili e sicuramente quest'anno ha giocato un buon ruolo il fattore C. Soprattutto per quanto riguarda diritto.

Le tracce erano tutte ben spiegate e la commissione molto disponibile a spiegare e dare delucidazioni.

Molti, anzi secondo me moltissimi, si sono ritirati. Io spero di aver fatto del mio meglio, sono molto soddisfatta di come ho affrontato la mia "bestia nera", ovvero economia. Essenzialmente, il tema era semplice perchè richiedeva di spiegare le forme e gli effetti del commercio internazionale, alla luce degli accordi commerciali esistenti e parlando delle difficoltà del WTO nel promuovere il libero scambio. Non mi è parso troppo difficile, sicuramente non mi sono addentrata specificatamente negli argomenti perchè su alcune questioni non mi sentivo sicura, ma tutto sommato credo di averlo fatto bene, ho analizzato il Doha Round e l'influenza che hanno gli accordi regionali sull'operato del WTO, certo la seconda parte del tema era molto libera potremmo parlare di fantapolitica visto che è ovvio che più gli stati si legano tra loro con accordi preferenziali al di fuori del WTO e più sarà difficile creare le condizioni per il libero scambio.

Inglese e francese sono stati tutto mediamente facili, Lo scopo di queste due prove -a mio avviso- è quella di constatare quanto si sa scrivere in lingua su argomenti di attualità e credo di avere fatto bene anch'essi, in particolare ho cercato di mantenere sempre un livello grammaticale alto (in inglese è stato più facile che in francese!).

Diritto è stata la prova che più spaventava i candidati. Ho assistito a vere e proprie scene di panico. Io probabilmente non mi ero resa conto del pericolo, perchè ero serena come una bambina che dorme. In realtà c'era ben poco da essere sereni: la traccia estratta è stata - per fortuna - abbordabile: il ricorso all'uso della forza disciplinato nell'ambito della carta ONU e con particolare riguardo alla prassi degli ultimi 20 anni.

Se fosse uscito il tema di comunitario probabilmente me ne sarei andata. Era una cosa tipo "I principi giurisprudenziali che hanno ispirato la CGCE da Maastricht a Lisbona".

Quando il Presidente della commissione l'ha letto, c'è stato prima un boato e poi un applauso liberatorio.

Il tema di storia è stato MERAVIGLIOSO: Gli effetti internazionali della destalinizzazione in URSS. Che spettacolo! Mi sono proprio divertita a scriverlo!

Sono giunta alla conclusione che fare il concorso provoca le stesse emozioni delle montagne russe: dapprima ne hai paura, poi, una volta che hai deciso di salirci puoi avere due tipi di reazione: o vomiti e decidi di non farlo mai più oppure ne sei entusiasta e ci riprovi. Questo è ciò che provo io al momento: se quest'anno non va risalirò in carrozza il prossimo. Il mio desiderio di entrare alla Farnesina è troppo forte, spero di aver fatto i temi bene, ora posso solo aspettare!

(photo credit:Haap)

11 settembre 2008

Diplomazia, religione, etnicita'


Innanzitutto, in bocca al lupo a quanti affrontano in questi giorni le prove scritte del concorso diplomatico 2008.

Nell'augurarvi successo, ricordate che possono esserci altre possibilita’ per ritentare e che comunque la carriera diplomatica e’ solo una delle vie per poter realizzare le vostre potenzialita’.

Saro’ lieto di ospitare commenti ed impressioni sulla prova.

In questi mesi ho ricevuto diverse mail che piu’ o meno velatamente mi hanno posto domande circa possibili discriminazioni per motivi religiosi e/o etnici nei riguardi di chi vuole intraprendere la carriera diplomatica.

O anche nei riguardi di chi magari ha solo da poco acquistato (o riacquistato) la cittadinanza italiana.

La risposta e’: no, no, no.

Discriminazioni su queste basi sarebbero gravi ed incostituzionali.

Peraltro, il personale del Ministero degli Esteri e’ per sua natura “internazionale” anche nel suo aspetto.

Cio’ e’ naturale nel caso del personale a contratto impiegato negli uffici all’estero che rispecchia evidentemente la composizione etnico/religiosa del paese di appartenenza.

Ma e’ vero anche nel caso del personale di ruolo e di quello diplomatico in particolare. Ho colleghi di religione islamica, ebraica, buddista. I nomi di alcuni ingressi in carriera degli ultimi concorsi denotano origini medio-orientali.

Qualche malizioso sospetto e' apparso sulla stampa in merito alle conversioni “sulla via di Riad” cui sono stati soggetti in tempi recenti alcuni nostri Ambasciatori in Arabia Saudita.

Non trovo sorprendente che la frequentazione culturale e professionale di determinate aree geografiche possa portare alla maturazione di scelte religiose alternative.

E’ comunque un fatto che l’Italia – paese peraltro assai di per se' diversificato - stia cambiando sotto i nostri occhi anche sotto il profilo della composizione etnica. E cio’ non puo’ non riflettersi anche sul Ministero degli Esteri.

L’argomento mi permette un collegamento con l’uscita di qualche giorno fa del Segretario di Stato americano Rice che ha pubblicamente lamentato il fatto di essere quasi sempre l’unico diplomatico di colore nelle riunioni ad alto livello a Foggy Bottom.

Il multiculturalismo, il poter attingere alle risorse della multietnicita’ costituiscono punti di forza della diplomazia americana.

Tornando al punto della Rice, mi sono documentato. Nel 1998 il personale diplomatico di colore al Dipartimento di Stato ammontava a 2. 258 unita’ il 14.9 % del totale.

Nel 2004 il numero era gia’ salito a 3.633 (pari al 15.2% del totale). La tendenza e’ dunque positiva.

Cio’ che dunque denuncia il Segretario di Stato e’ che all’interno della struttura i diplomatici di colore sembrano far meno carriera di quelli caucasici.

A meno che non si decida a promuoverne un bel po' prima di passare il testimone della diplomazia americana, il destino della Rice e' dunque di passare gli ultimi mesi del suo mandato, come nella foto di questo post, in compagnia dell'Uomo Bianco.

10 settembre 2008

Diplomazia,intelligence ed innovazioni tecnologiche


Per interesse professionale registro con attenzione le best practises diplomatiche straniere, in particolare quando accolgono innovazioni tecnologiche.

Le cancellerie diplomatiche sono infatti note per la loro prudenza e ponderazione non solo nel processo decisionale ma anche nell'abbracciare l'innovazione.

Dagli americani c'e' ancora molto da imparare. Fa dunque riflettere il fatto che due istituzioni per loro natura non solo complesse ma anche guardinghe come il Dipartimento di Stato e la CIA abbiano incorporato nella rispettiva attivita' quotidiana strumenti di social networking e di web 2.0.

La CIA ha istituito una specie di Facebook interno "per congiungere i puntini" cioe' collegare il mare di informazioni raccolte da quella galassia di agenzie che costituisce la comunita' dell'intelligence americana.
L'incapacita' di "connect the dots" fu indicata dal rapporto del Congresso come una delle principali ragioni dell' intelligence failure dell'11 settembre.

Se la CIA incoraggia il social networking delle spie, il Dipartimento di Stato ha da parte sua creato "Diplopedia", la sua Wikipedia interna. Il suo funzionamento e' descritto in quest'articolo.

Sono quelle degli americani delle esperienze mutuabili anche in Italia?

Non mi avventuro nel territorio dell'intelligence.

Per quello che riguarda il Ministero degli Esteri, direi che la Farnesina ha gia' al suo interno una spiccata cultura della condivisione e della co-produzione delle informazioni e delle idee.

Faccio un esempio. Una delle attivita' tipiche al MAE e' la preparazione della documentazione a supporto degli incontri internazionali da parte delle autorita' istituzionali italiane.

Si tratta di un esercizio complesso, di natura cooperativa che vede coinvolti sia gli uffici all'estero che quelli centrali. Le esigenze di sintesi si sposano a quelle di tempestivita' e rilevanza. Generalmente c'e' un capofila (una Direzione Generale) incaricata del coordinamento, della collazione ed impaginazione.

Ogni volta e' come chiudere in stampa un giornale (fibrillazioni incluse). Solo che il giornale va in mano al Ministro degli Esteri, al Presidente del Consiglio, al Presidente della Repubblica.

Benche' l'esigenza del coordinamento sia obiettiva, nel processo redazionale c'e' un collo di bottiglia.

Il meccanimo adottato dal Dipartimento di Stato decritto nell'articolo aggira questo difetto esaltando la natura cooperativistica del wiki (parola hawaiana per "veloce").

La documentazione resta aperta costantemente ad integrazioni ed aggiornamenti in tempo reale e non e' mai del tutto chiusa.

Il processo responsabilizza i partecipanti. Tutti possono contribuirvi ma restano le impronte di chi scrive.E questa e' una garanzia di trasparenza ed un vincolo di correttezza ed obiettivita'.

Chi segue la campagna elettorale presidenziale in corso in America avra' notato che l'annuncio dell'inclusione nel ticket repubblicano del Governatore dell'Alaska Sarah Palin e' stato preceduto dalle febbrile riscrittura, con tono adulatorio, del suo profilo biografico su Wikipedia.

Ma e' stato facile individuare il pregiudizio partigiano (pro-repubblicano) del redattore dell'ultima ora.

Il wiki e'dunque uno strumento che si presta all'utilizzo da parte di organizzazioni gia' predisposte alla condivisione ed alla produzione cooperativa di informazioni ed e' dunque ragionevole attendersi una sua prossima e diffusa adozione.

Anticipo la prevedibile obiezione. "La natura decentralizzata del wiki lo rende
potenziale preda di sabotatori". E' questo infatti l'argomento ricorrente ad esempio contro Wikipedia (oltre al sabotaggio vi e' anche l'accusa di dilettantismo).

Gli studi dimostrano pero' la sostanziale equivalenza in termini di scientificita' ed affidabilita' di Wikipedia rispetto, ad esempio, all'Enciclopedia Britannica.

Le inesattezze esistono anche sulle enciclopedie cartacee. Nel caso di Wikipedia la comunita' dei redattori svolge pero' funzioni di "gatekeeper" in tempo reale rimuovendo rapidamente e correggendo le inesattezze riportate. Il meccanismo del wiki assicura peraltro trasparenza perche tiene traccia delle versioni che vengono progressivamente redatte.

Per chi fosse interessato The Wisdom of Crowds di James Surowiecki e Wikinomics di Tapscott e Wiliams spiegano molto meglio di quanto io non sappia fare la superiorita' dei processi di produzione intellettuale cooperativistici.

Per tornare alla diplomazia, nel caso della Diplomedia del Dipartimento di Stato non si temono ne' dilettantismi ne' sabotaggi.

La comunita' dei redattori si autodisciplina. Manca l'interesse a sabotare un documento.

Come si osserva argutamente nell'articolo, esistono infatti tanti modi per suicidarsi nella carriera diplomatica.

Sabotare il wiki del Dipartimento di Stato, letto e consultato da Condoleezza Rice costituirebbe l'ultima (ed elaborata) modalita' di una lunga serie.

31 agosto 2008

DiploMentor 2.0:esito iscrizioni


Desidero sentitamente ringraziare quanti hanno inviato in queste settimane la loro domanda di partecipazione alla piattaforma didattica di DiploMentor.

Il numero delle domande di iscrizione pervenute e’ stato di molto superiore alla prevedibile ed iniziale capacita' di gestione sul piano didattico e su quello informatico del team di DiploMentor.

Cio’ mi ha costretto a procedere ad una necessaria e non facile selezione dei profili pervenuti, tutti qualificati e meritevoli.

Mi rammarico di non poter avere tutti a bordo ma al fine di assicurare al progetto una realistica chance di sostenibilita’ occorre procedere per gradi e collaudarlo sia sotto il profilo della didattica che sotto quello informatico.

Vorrei assicurare che ho affrontato con senso di responsabilita’ questa necessaria selezione ben consapevole delle vostre aspettative.

Pari opportunita', residenza in o vicinanza a centri dove esistono corsi di preparazione al concorso diplomatico, frequenza gia' effettuata di un corso suddetto, status di studente/lavoratore, percorso accademico, ecc.
Sono stati questi alcuni dei criteri che ho tenuto presente nella mia selezione.

Ho inoltre gestito esclusivamente e con la massima cura i dati personali che mi sono stati affidati,non rivelandoli ad alcuno.Assicuro che essi non saranno ulteriormente condivisi con terzi.

Spero comunque che in futuro DiploMentor possa consolidarsi e permettere a tutti di usufruire senza restrizioni delle sue opportunita’ didattiche.

Sto comunque studiando delle modalita’ di accesso ad una versione semplificata del nuovo sito www.diplomentor.com che, pur priva dell’area didattica riservata, offrira’ comunque risorse utili a quanti sono interessati alla carriera diplomatica.

Daro’ sul blog comunicazione delle modalita’ di accesso.

Sono comunque convinto che l’avvio della nuova comunita’ didattica consentira’ un effetto “spill over” nel blog con temi, spunti, risorse e contenuti di cui tutti i lettori potranno beneficiare.

Il mio augurio e’ che DiploMentor 2.0 costituisca un’occasione di crescita per tutti, studenti e docenti. E con molto impegno e un po’ di fortuna, anche un trampolino per l’ingresso nella carriera diplomatica.

Per un’anticipazione dell’ambiente didattico di DiploMentor 2.0, attivo dal 1 ottobre 2008, ho creato il video che vedete qui accanto.

27 agosto 2008

L'autonomia del diplomatico


Questo recente articolo dell'International Herald Tribune  apre uno squarcio sulle modalita' operative del Dipartimento di Stato ed anche sull'identita' di un possibile futuro candidato alla presidenza afgana.

Ma e' soprattutto di interesse perche' tocca il tema dei limiti dell'azione dell'agente diplomatico.

Qual e' il margine di manovra di un Ambasciatore?

Quanto gli e' consentito deviare dalle istruzioni ricevute dalla sua capitale?

E' questo un aspetto fondamentale soprattutto per chi opera in un contesto di diplomazia multilaterale, caratterizzato da grande fluidita' di  situazioni e posizioni.

L'accusa all'Ambasciatore Zalmay Khalilzad (rivoltagli peraltro con cognizione di causa dal suo predecessore nell'incarico di rappresentante americano alle Nazioni Unite, Richard Holbrooke, il negoziatore degli accordi di Dayton) e' quella di "freelancing".

Cioe' di agire in proprio esorbitando dalle istruzioni della sua  capitale.

Rispetto alla diplomazia ottocentesca le redini sul collo di un Ambasciatore si sono oggi sensibilmente accorciate. Egli e' tenuto ad agire assai piu' che in passato in stretta aderenza alle istruzioni ricevute.

Contribuisce a cio' la maggiore facilita' e densita' delle comunicazioni del nostro tempo nonche' la diplomazia del summit, o quella telefonica,  cui ricorrono con quotidiana frequenza  i Capi di Stato e di Governo.

Il termine di "plenipotenziario" che correda spesso il titolo di un Capo Missione all'estero e' dunque in gran parte svuotato del suo letterale significato.

Un Ambasciatore riceve gia' al momento della sua partenza per la sede estera una lettera  del Ministro degli Esteri contenente le linee generali cui dovra' attenersi nella sua missione.

Tale primo, formale,  set di istruzioni e' integrato ed arricchito da input che arrivano progressivamente dal quartier generale.

Va pero' notato un aspetto. Il Capo Missione e' parte integrante del processo di elaborazione delle istruzioni che riceve.  Il suo punto di vista e' cruciale per via della conoscenza  di fatti, situazioni, persone, umori, sensibilita' che egli “respira” quotidianamente. 

Se dunque l’Ambasciatore e' oggi l’ossequioso esecutore ed interprete delle istruzioni di fondo impartitegli dal centro, egli  puo', anzi deve, farsi suggeritore di condotte basate sulla sua conoscenza e sensibilita’.

Non ispirera’ forse la strategia ma almeno la tattica.

Si puo' quindi concludere che talvolta si trova ad agire sulla base di istruzioni che egli stesso ha attivamente contribuito a darsi.

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