21 gennaio 2008

Coniugi e Diplomazia

Un aspetto poco noto ma cruciale per chi consideri la diplomazia come scelta professionale riguarda il forte impatto che la carriera ha sulla sfera degli affetti ed in particolare sulla famiglia.

Non mi soffermo qui sulle conseguenze sui figli ma soprattutto su quelle sui coniugi.

La vita nomadica del diplomatico entra infatti in conflitto con le ambizioni professionali dei coniugi, costretti sovente ad abbandonare il proprio lavoro a causa della discontinuita’ intrinseca ai frequenti trasferimenti.

Il “chi ti prende?” rivolto al collega De Agostini da una coetanea italiana sintetizza nella sua brutalita’ una realta’di fatto. Quante donne (o uomini) sono disposti ad abbandonare: 1) la propria citta’/patria; la propria famiglia; 3) le proprie ambizioni professionali.

Non e’ dunque un caso che molti colleghi sposino delle donne straniere, spesso in occasione della loro prima sede all’estero.
I problemi in tale caso sono pero’ solo rimandati perche’ a loro volta saranno queste donne (o questi uomini) ad essere sradicate/i dal proprio Paese e a misurarsi con le difficolta’ di integrarsi in altri contesti culturali, linguistici, professionali.

Da un punto di vista generale non aiuta il fatto che una volta trasferiti all’estero risulti praticamente impossibile perseguire opportunita’ di lavoro in loco. Da questo punto di vista l’Italia appare particolarmente indietro rispetto ad altri Paesi (anche comunitari) che trovano modalita’ per coinvolgere i coniugi nel lavoro nelle sedi diplomatico-consolari.

D’altra parte non ci si puo’ ragionevolmente attendere che i coniugi possano trovare esclusiva realizzazione nel volontariato o nella beneficenza – tradizionali attivita’ dei consorti ma non necessariamente attraenti per persone dagli specifici ed elevati profili professionali.

Cio’ determina frustrazioni che si riflettono inevitabilmente nel menage domestico non contribuendo alla tranquillita’ dell’agente diplomatico.
Non e’ un caso che ci sia una percentuale assai elevata di divorzi tra i funzionari del Ministero degli Esteri (sia al livello diplomatico che a quello amministrativo).

L’ideale sarebbe sposare una persona la cui attivita’ (ad es. artistica) possa adattarsi piu’ agevolmente al percorso professionale del coniuge.

A tali importanti problematiche dedica attenzione dal 1978 alla Farnesina l’Associazione dei Consorti dei Dipendenti del MAE.

Va comunque detto che la vita diplomatica puo’offrire alle persone che sanno coglierle opportunita’ uniche di arricchimento sul piano della sfera personale e culturale.

Una simpatica testimonianza al riguardo e’ quella della moglie dell’Ambasciatore tedesco a Washington

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