23 gennaio 2008

Il mio concorso

Sono grato a quei lettori che - privatamente - mi hanno finora manifestato apprezzamento per avere aperto il blog. Cio’ mi conforta sulla necessita’ di un canale di comunicazione con chi si appresta ad una delle prove piu’ selettive della pubblica amministrazione.

Nel sistema scolastico italiano lo studente e’ spesso abbandonato a se stesso. Si cimenta nelle sue prove in solitudine. Successi e fallimenti si consumano in un alienante isolamento.

Dietro alla mia decisione di scrivere il blog c’e’ la consapevolezza di aver ricevuto tanto da questa Carriera e il desiderio di condividere la mia esperienza aiutando qualcun altro a farcela.

Quando preparai il mio concorso ero anche io solo. Completati gli studi, frequentato un corso di preparazione agli scritti, mi ritrovai in solitudine con tanti manuali e con mille dubbi. Era davvero questa la mia strada?

Della Carriera avevo una idea abbastanza approssimativa. Durante gli ultimi due anni del mio corso di laurea in Scienze Politiche avevo avuto modo di incontrare i testimonial che il MAE inviava nelle facolta’ italiane per promuovere lo sbocco professionale Farnesina. La conferenza di un ambasciatore a riposo (se la memoria mi soccorre il suo nome era Sergio Cojancich) mi convinse che questo poteva essere un sentiero praticabile.

Non mancarono momenti di scoramento. Intanto, non superai il concorso al primo tentativo, ne furono necessari due. Al primo esame, fallii (di pochi decimi) la prova di economia e pur avendo abbondantemente superato tutte le altre non fui ammesso agli orali.

Il contesto non era necessariamente favorevole. A parte i miei immediati cari che non mi hanno mai fatto mancare sostegno, un certo scetticismo circondava il mio impegno. Una domanda che mi era frequentemente rivolta era chi conoscessi alla Farnesina (non sono figlio d’arte). Si intendeva implicitamente che solo una raccomandazione mi avrebbe aperto le porte del Ministero degli Esteri.

La prova fu dunque “character building”. In Italia manca quella invidiabile qualita’ degli americani, la “can do attitude”. Se dici che la tua ambizione e’ diventare Presidente ti dicono “go for it”. In Italia se punti in alto spesso ti ridono in faccia e ti zavorrano di pensiero negativo.
Credo che da questo atteggiamento - a livello micro – derivi lo spleen esistenziale, la macronegativita’, la sfiducia, che tanto stanno condizionando il Paese in questi anni.

Col senno di poi credo che la mia carta vincente sia stata quella che italiani cinici e disincantati di oggi definirebbero ingenuita’. Credevo – credo ancora oggi –che l’Italia non e’ necessariamente il paese delle raccomandazioni. Se vali veramente il sistema ti premia. La mia esperienza personale lo prova.

Il concorso per l’ingresso nella carriera diplomatica e’ un concorso pulito e l’Amministrazione degli Affari Esteri e’ ancora – malgrado tutto – sostanzialmente sana.

Al mio lettore, uomo o donna, il mio consiglio e’: insisti. Guarda in te stesso, credici e persevera.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Diplomentor, nel corso dei miei studi per affrontare il concorso sono incappato in alcune perplessità. Non avrei saputo a chi porre queste domande, in assenza di questo blog, e allora ne approfitto.
Vorrei chiederti alcuni suggerimenti sull'approccio da tenere per i temi e, specialmente, quelli di Storia e Diritto. Siccome per loro natura sono materie estremamente nozionistiche, il mio dubbio è se sia conveniente o meno impostare un tema (e quindi la preparazione ad esso) su base nozionistica. Personalmente sono più orientato ad un approccio narrativo, anche perché ho timore di incappare in errori o dimenticare date e nomi, durante la redazione del tema.
Cosa ne pensi?

Unknown ha detto...

Buongiorno Diplomentor, sono estremamente felice di aver trovato un blog come il tuo!!!attualmente frequento il 1anno di specialistica in politica internazionale e diplomazia e mille dubbi mi affiorano nel cervello...ma grazie al tuo contributo qualcosa sarà più chiaro.

Anonimo ha detto...

Caro Diplomentor,
sono una neodiplomata in un liceo linguistico giuridico-economico europeo, ne sono uscita con 96/100, ho vissuto in norvegia per 4 anni da piccola frequentando una sucola inglese, garantendomi cosi una buona conoscenza inglese (A al Certificate Advanced English), ho studiato tedesco certificato B1, e da sempre sogno la diplomazia. Purtroppo, come te, non dispongo ne di familiari ne di amici nell'ambiente, mi iscriverò contro il volere dei genitori a scienze politiche in Cattolica a Milano con il sogno della diplomazia. Dopo questa lunga presentazione ti vorrei chiedere, data la tua esperienza, su cosa puntare per arrivare là senza l'appoggio di nessuno, qualche consiglio in più prima dell'ingresso in ateneo.
Ti ringrazio sinceramente per questo blog, non sai quanto mi ha aiutato!
Vittoria

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