16 gennaio 2008

Publish and/or perish?

Un gentiluomo, dicono gli inglesi, non dovrebbe mai ne’ scusarsi, ne’ giustificarsi.

Credo comunque di dovere una spiegazione ai lettori di questo blog (spero di averne!) sulla mia decisione di scriverlo in forma anonima.

I funzionari del Ministero degli Esteri devono essere autorizzati per la pubblicazione di interventi su materie collegate al proprio ufficio. All’interno della Farnesina vi e’ un dibattito sull’attualita’ di questa norma. Da un lato la Casa incoraggia i funzionari alla pubblicazione di libri, o di articoli su riviste nella giusta convinzione che cio’ contribuisca al loro sviluppo professionale; dall’altro il regime autorizzatorio previsto appare rigido e macchinoso.

Talvolta e’ per i colleghi scelta obbligata pubblicare sotto pseudonimo. In altri casi si va “public” ugualmente e senza la prescritta autorizzazione. Cio’ puo’ pero’ causare conseguenze disciplinari.

La questione della autorizzazione assume particolare rilevanza nel caso delle interviste ai media. Anche in quel caso e' necessaria una clearance per l'esternazione, generalmente da parte del Servizio Stampa. Puo' pero' capitare che le esigenze dei media siano particolarmente pressanti (le scadenze del ciclo della notizia sono sempre piu' strette ormai) e raramente coincidono con i tempi della Farnesina (certamente piu' serrati rispetto al passato ma ancora compassati rispetto a quelli delle newsroom).

Dunque, il detto “publish or perish” valido, infatti, in ambito accademico (almeno in quello anglosassone) rischia di trasformarsi per i diplomatici in “publish and perish”.

Benche’ sia mia intenzione evitare incidenti, la materia di questo blog e la natura del medium stesso potrebbero anche non intenzionalmente condurmi a esorbitare i limiti posti dalla Farnesina.

Allo scopo dunque di evitare imbarazzi sia a me stesso che al Ministero ho preferito la forma anononima che a garantisce a me la necessaria liberta’ ed alla Casa l’opportuna deniability.

Del resto, l’anneddotica diplomatica e’ ricca di incidenti causati dalla eccessiva “espressivita’” dei suoi talvolta troppo esuberanti interpreti.
Per restare allo strumento dei blog, nel 2006 l’inviato delle Nazioni Unite, l’olandese Jan Pronk, fu espulso dal governo sudanese per le scomode testimonianze contenute nei suoi post sulla situazione nel Darfur

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