28 gennaio 2008

Se il diplomatico veste Napoli

Rinvio ad uno tra i numerosi commenti letti sulla nomina di Jim Glassman a Undersecretary of State for Public Diplomacy and Public Affairs.

L’incarico – una sorta di zar delle pubbliche relazioni del governo americano - e’ considerato una mission impossible. Cio’ soprattutto perche’ Washington si e' finora limitata a meri esercizi di spin doctoring, non accompagnati da effettivi e sostanziali cambiamenti degli indirizzi piu' discussi della sua politica estera, e dunque, gia' in partenza, condannati al fallimento.

Dal 2001 – con scarso successo - si sono cimentate nel compito di proiettare una immagine migliore dell'America due donne, Charlotte Beers esperta di pubblicita’ e comunicazione e Susan Hughes, texana molto vicina al Presidente Bush.

Ma il punto di questo post non e’ questo. Un commento della WP si sofferma su una qualita’ forse non indispensabile per l’approvazione della sua nomina da parte del Senato americano ma tradizionalmente ricondotta (in maniera un po' convenzionale, se non caricaturale) al bagaglio delle qualita' ideali del diplomatico: l'eleganza.

Glassman sarebbe infatti uno degli uomini piu’ eleganti di Washington distinguendosi per un impeccabile fashion sense e per la predilezione per gli abiti sartoriali italiani, in particolare di scuola napoletana.

L’ammirazione per i sarti partenopei, secondo la WP, farebbe di Glassman l’ispiratore di questo brillante e complessivamente lusinghiero articolo su Napoli scritto dal guru neo-con Michael Ledeen, ben noto in Italia. Lo posto anche per dimostrare che l'immagine di Napoli nel mondo (attualmente ai minimi storici per via dell'immondizia) non e' solo negativa.

Per restare in ambito sartoriale, la rivista Monocle dedica una rubrica all’interpretazione del fashion sense degli uomini di Stato, ricca di spunti antropologici.

Gustoso e’ il ritratto del Presidente iraniano Ahmadinhejad il cui giubbottino di produzione cinese dal costo meno di 10 dollari (l'“Ahmadinhejacket”) rappresenterebbe la sintesi sartoriale del suo peculiare populismo

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