22 gennaio 2008

Stage alla Farnesina: servono?

La Farnesina ha dal 2001 avviato una Convenzione con la Conferenza dei Rettori Universitari italiani (CRUI) che consente la possibilita’ di svolgere stage trimestrali presso gli uffici ministeriali. Ben 66 atenei italiani partecipano alla Convenzione. Nel 2007 1238 studenti hanno fatto stage in Italia ed all’estero (erano stati solo 77 nel 2001).

Una premessa di carattere generale. Negli ultimi anni, sempre di piu’, l’Italia si e’ trasformata in una “Repubblica fondata sullo stage”, per parafrasare la nostra Costituzione. Questa tendenza, collegata ad una generale precarizzazione dei rapporti di lavoro, ha talvolta fatto dell’esperienza stagistica una sorta di limbo para-professionale che cela situazioni al limite dello sfruttamento. Insomma, la parola stage ha assunto una connotazione negativa.

Fortunatamente questo non e' il caso dello stage al MAE anche perche’ le sue condizioni temporali sono chiaramente determinate e ben regolamentate e a tutela dello stagista.

Lo stage puo’ dunque effettivamente costituire una utile opportunita’ per avvicinarsi alla Carriera diplomatica.E’ un’occasione per avvicinarsi ad uno dei gangli vitali della macchina amministrativa dello Stato, per assorbire la cultura aziendale e in definitiva per farsi una idea precisa del tipo di vita e di carriera che attende chi entra nei ranghi della Farnesina.

Il successo dello stage dipende secondo me da due circostanze:
1) la disponibilita’ del tutor ad aprirsi verso la stagista condividendo il patrimonio della sua esperienza e conoscenza;
2) la sollecitazione da parte dello stagista. Questi deve “spremere” i funzionari, fare domande, mostrare curiosita’, sfruttare al meglio l’opportunita’ offerta dal contatto quotidiano con profili professionali dotati di competenze che hanno pochi eguali nel mondo del lavoro di oggi.

Ho notato che chi dimostra questo atteggiamento ha capitalizzato al meglio l’opportunita’ dello stage nella successiva ricerca di un lavoro.

Nella mia esperienza ho finora collaborato con una decina di stagisti sia in Italia che all’estero. Nell’insieme la mia esperienza e’ positiva sia per quanto riguarda la serieta’ con cui i giovani si avvicinano alla Casa (ed in generale al mondo del lavoro), sia per la valutazione del loro bagaglio professionale. Ho verificato una generale e notevole predisposzione all’informatica (evidentemente legata al fattore generazionale); ottime competenze linguistiche (anche in lingue di difficile apprendimento come arabo, cinese e giapponese).

Ho inoltre registrato una notevole capacita’ di adattamento al particolare contesto lavorativo in cui si svolge lo stage. La struttura del Ministero degli Esteri (per non parlare di quella dell’amministrazione pubblica nel suo insieme) e’ assai articolata e non e’ facile orizzontarsi, interagire (anche sul piano umano) in un microcosmo– talvolta all’estero – quale e’ quello di un ufficio pubblico italiano.

La principale qualita’ richiesta e’ la facilita’ di scrittura. Redazione di lettere, rapporti, studi sono alcune delle attivita’ quotidiane primarie del diplomatico e dunque anche dello stagista distaccato in un ufficio della Farnesina.

Al riguardo, devo anche dire che capacita’ redazionale degli stagisti in cui mi sono imbattuto e’ molto varia: in alcuni casi essa si e’ rivelata molto buona, in altri ho disperato della capacita’ del sistema scolastico italiano di produrre laureati capaci di comporre scorrevolmente (per non dire correttamente) nella lingua di Dante.

Non si puo’ comunque che essere profondamente grati agli stagisti perche’ – a costo zero per l’Amministrazione - offrono un contributo anche in termini di entusiasmo di cui la Casa ha profondo bisogno. L’istituzione dello stage costituisce una iniezione di risorse umane quanto mai necessaria per il MAE. La Farnesina e’ infatti perennemente afflitta da carenze di personale, sia al livello della carriera diplomatica che di quella amministrativa. Gli stagisti forniscono dunque una fondamentale boccata di ossigeno.

Per fare questa esperienza gli stagisti investono tempo e soldi particolarmente quando lo stage si svolge all’estero. Essi dimostrano inoltre una notevole flessibilita’ per quanto riguarda gli orari di lavoro di cui occore pero’ non approfittare

Per tutte queste considerazioni, e’ un dovere della Farnesina valorizzare il tempo e le risorse prestate facendo dello stage una win-win situation e un'occasione che dia valore aggiunto al percorso professionale del neo- laureato.

Per saperne di piu’ sugli stage si possono chiedere informazioni per email (programma.tirocini@esteri.it) all’Istituto Diplomatico del Ministero degli Esteri, il servizio che si occupa della formazione del personale del MAE.

1 commento:

Anonimo ha detto...

salve! ho scoperto solo oggi il Suo sito e lo trovo molto interessante, lo sto leggendo tutto d'un fiato anche se mi sa che avrò bisogno di qualche bombola di ossigeno tra un po'...è molto ricco di contenuti!
volevo chiederLe se il medesimo discorso del post valga anche per gli stages alle camere di commercio all'estero.
La ringrazio antiipatamente.

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