24 febbraio 2008

Farnesina, istruzioni per l'uso (5): niente di personale

Gia' durante il vostro servizio al MAE, ma ancora di piu' quando sarete all'estero, vivrete quelli che mi piace chiamare i "Cannavaro moments".

Come gran parte degli adolescenti italiani anche io ho nutrito la"pazza idea" di essere nato dotato del talento calcistico necessario per poter indossare la maglia azzurra e rappresentare l'Italia.

Verso i venti anni ho realisticamente (e saggiamente) preso atto che madre natura non mi aveva provvisto del talento necessario per vestire la maglia azzurra.

La prospettiva di entrare nella carriera diplomatica comicio' a costituire una piu' realistica - forse anche utile - alternativa di rappresentare il paese sulla scena internazionale.

Confesso di provare emozione mista a responsabilita' ogni volta che ad una riunione internazionale mi siedo dietro il segnaposto (in gergo "cavaliere") con su scritto il nome "Italy".

Certo non e' come giocare la finale della Coppa del Mondo, ma talvolta la posta in palio, benche' piu' oscura, puo' essere non meno importante e forse anche piu' rilevante per gli interessi del nostro Paese.

In certe riunioni di alto livello diplomatico (ad esempio un vertice europeo) e' certamente questo il caso.

Il punto che mi preme evidenziare e' la responsabilita' particolare che grava sulle spalle del diplomatico per il fatto di indossare una virtuale maglia azzurra in ogni momento della sua giornata.

La caratteristica della carriera diplomatica e' la sfumatura di quella sottile linea rossa che separa la sfera professionale da quella personale.

Questa condizione e' intrinseca alla vita del diplomatico. In particolare, durante il servizio all'estero, essere diplomatici e' una condizione immanente, h/24.

Il diplomatico opera in un contesto spaziale e temporale in cui la sfera personale e quella professionale si articolano senza soluzione di continuita'.

Lo stesso spazio abitativo e' promiscuo, nel senso che esso deve essere scelto in funzione non solo della fruizione personale, ma anche delle esigenze di rappresentanza (leggi relazioni sociali ).

Egli disobbedisce dunque al primo comandamento di quanti raccomandano equilibrio tra sfera professionale e personale: non portatevi il lavoro a casa.

Come nota infatti mia moglie, in questa professione il lavoro spesso te lo ritrovi a casa seduto sul divano del salotto con un drink in mano...

Rappresentanza, una parola che da sola contribuisce alla definizione di una parte significativa dell'attivita' diplomatica all'estero. Mi riprometto di tornarvi sopra in un prossimo post.

Rappresentanza vuol dire anche che agli occhi della societa' locale il diplomatico e' come la moglie di Cesare: deve essere al di sopra di ogni sospetto.

Per fare un esempio, se un connazionale all'estero da scandalo di se con una condotta licenziosa e/o illegale, cio' sara' notato e messo in conto esclusivamente alla specifica scarsa caratura morale dell'interessato.

Se invece si tratta di un rappresentante di uno Stato straniero in missione diplomatica il comportamento, oltre a gettare discredito sul suo autore, innesca una sorta di responsabilita' in solido del Paese con il rischio di "escalation" (dichiarazione di persona non grata, richiami in patria, ecc.) con una ricaduta negativa di immagine.

Non e' un caso che tra i doveri del diplomatico vi sia quello di una condotta onorevole e decorosa che non leda in alcun modo l'immagine dell'Italia all'estero.

Oltre a cio' una altra particolarita' rende il diplomatico italiano un azzurro sempre in divisa da gioco e pronto ad entrare in campo.

Le esigenze di reperibilita' di servizio fanno del diplomatico una specie di medico di turno sempre pronto.

Emergenze politiche, disastri naturali, catastrofi naturali, incidenti che coinvolgono connazionali, ecc. Sono queste eventualita' che possono richiedere l'attivazione della funzione diplomatica anche al di fuori dell'orario di ufficio.

E, credetemi, succede piu' spesso di quello che pensiate.

Dal primo giorno alla Farnesina immaginatevi dunque in uniforme azzurra. Non si tratta di un sforzo particolare, il blu in tutte le sue possibili sfumature, e' il colore dominante dell'abito maschile.

Cannavaro, almeno, a fine partita, puo' spogliarsi della maglia azzurra e vestire quella del suo club.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Complimenti per i contenuti del blog che ho letto e riletto negli ultimi giorni da cima a fondo.
Sono ancora giovane e non vado all'università, ma spero che non chiudano i Sid per quando sarò diplomata, lasciandomi l'opportunità di provare ad avvicinarmi di più al temuto "giudizio divino".
Non ho "richieste" per futuri post, per quanto sinceramente avrei una valaga di domande da fare; mi limito quindi ad ammirarLa e ringraziarLa per aver creato questo spazio e per il modo incisivo con cui espone piccole ma significative chicche del Suo fantastico lavoro.

Continuerò a visitare spessissimo Diplomentor, cercando di apprendere e memorizzare il più possibile.

Grazie.

Romina T.

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