25 febbraio 2008

Farnesina, istruzioni per l'uso (6): la rappresentanza

Lo spot televisivo di un noto gruppo dolciario contribui' anni fa a cristallizzare in negativo presso il pubblico l'immagine dell'attivita' diplomatica.

Ricorderete forse il filmato, in cui al cocktail di un imprecisato Ambasciatore l'annoiata consorte chiedeva al suo inguantato autista un gustoso cioccolattino (prontamente reperito).

Il filmato collocava i diplomatici in un contesto caratterizzato da una fauna umana che sembrava espressione, da una parte, dell' edonismo reaganiano tipo Milano da bere anni Ottanta e, dall'altra, della bovina impotenza degli ospiti della raffinata cena borghese dell' "Angelo Sterminatore" di Bunuel.

Da allora non posso fare a meno di riferirmi a quei dolcetti come ai "cioccolattini dell'Ambasciatore".

Lo spot amplificava uno stereotipo diffuso, quello che vuole il diplomatico animatore e protagonista di una intensa vita di relazione che da sola esaurisce la sua funzione e che trova nel cocktail la sua piu' compiuta epifania.

Ancora oggi, dunque, nelle occasioni conviviali in cui un fotografo documenta la cronaca sociale locale confesso imbarazzo al suo approssimarsi.

Tremo all'idea di essere immortalato reggendo in mano il vergognoso drink.

Mi vedo gia' additato al pubblico ludibrio come la debosciata icona di una casta che identifica la bisboccia con il lavoro.

In verita' l'attivita' di rappresentanza costituisce una parte essenziale e importante della funzione diplomatica.

La convivialita' e' - piaccia o no - il lubrificante delle relazioni sociali. A tavola si smussano differenze, ci si studia, ci si conosce. E' piu' facile negoziare con chi si e' spezzato il pane insieme.

Chiunque abbia soggiornato in Oriente sa ad esempio come sia importante e ben speso il tempo investito nell'ospitalita' e nella convivialita'.

La rappresentanza costa fatica. Gli impegni sociali si verificano generalmente al termine della giornata di lavoro o nel fine settimana.

Spesso la partecipazione sottrae tempo agli affetti familiari o agli interessi personali.

L'organizzazione degli eventi porta via tempo soprattutto quando il "teatro delle operazioni" si identifica con la propria abitazione.

Talvolta la conversazione non e' altro che sterile "small talk".

Da quanto tempo sei a X? Come e' difficile la vita qui per noi occidentali a Z! Quanto dura la tua missione a Y?

Ed altre banalita' del genere.

Fare una buona rappresentanza puo' tuttavia essere divertente. Stilare una lista di invitati costituisce una specie di esercizio di chimica.

Come la sapiente mescolanza dei colori e dei sapori puo' produrre armonia anche l'accostamento di tipi umani diversi puo' produrre un risultato piacevole che ripaga della fatica fatta.

La rappresentanza costituisce un moltiplicatore, offrendo leverage che si traduce in migliori entrature nella societa' del paese di accreditamento ed in definitiva in migliori informazioni.

In cio' noi italiani godiamo di un vantaggio competitivo.

All'estero essere invitati in una casa italiana fa sempre piacere. Si sa di essere accolti in un ambiente ospitale e di buon gusto e di essere - quasi sempre - sfamati con un pasto di ottima qualita' innaffiato da buon vino.

Infine il paradosso: proprio il gruppo dolciario che ha contribuito a consolidare un'immagine decadente della Diplomazia attribui' un importante incarico, alla fine della sua carriera, a uno dei piu' grandi (e meno convenzionali) diplomatici italiani, l'Ambasciatore Francesco Paolo Fulci.

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