19 febbraio 2008

Farnesina, istruzioni per l'uso (3): le specializzazioni

Preferisco declinare l'invito di Andrea a commentare i recenti sviluppi in Kossovo per il seguente motivo.

In materia di Balcani mi ritengo un ignorante. Su quella regione non ho fatto studi sistematici e ne ho seguito e tuttora seguo gli eventi in maniera discontinua.

Credo dunque che un mio commento non aggiungerebbe un valore specifico alla nostra conversazione.

Tale premessa mi conduce piuttosto al discorso delle specializzazioni in seno alla Farnesina.

Qualcuno potrebbe obiettare notando che il diplomatico e' forse oggi - in un mondo di competenze sempre piu' specialistiche - il generalista par excellence.
In qualche caso anzi il diplomatico si pregia di tale suo carattere.

In effetti ho potuto direttamente riscontrare come questa scuola di pensiero sia ancora diffusa alla Farnesina talvolta non solo presso i colleghi piu' anziani ma anche - sorprendentemente - tra i piu' giovani.

Credo comunque che si tratti ormai di una posizione di minoranza.

La complessita' delle sfide contemporanee rende necessaria una loro trattazione non superficiale ma il piu' possibile competente, nell'interesse del Paese.

Direi dunque che esistono ragioni che militano in favore di due tipi di specializzazione. Una specializzazione che possiamo definire ratione materiae e una specializzazione geografica.

Per fare degli esempi, al primo tipo si possono ricondurre expertise specifiche quali quella comunitaria, quella di difesa e sicurezza, quelle del disarmo,dei diritti umani, dell'ambiente, ma anche commercio internazionale, cooperazione allo sviluppo, emigrazione (italiani all'estero), affari culturali, stampa, ecc.

Il secondo tipo di specializzazione e' relativa alle diverse aree geografiche: Asia, Africa, America Latina, Balcani,Europa centro-danubiana,Russia ed ex spazio sovietico, ecc.

A mio avviso e' nell'interesse del giovane funzionario cominciare a sviluppare delle specializzazioni fin dall'ingresso in carriera.

Obiettivo minimo e' a mio avviso abbinare una specializzazione ratione materiae con quella in un'area geografica.

Esempio: diritti umani e Asia; oppure disarmo e America Latina, ecc.ecc.

E' da notare che la specializzazione ratione materiae puo' coincidere con la specializzazione nel settore multilaterale (UE, NATO, Nazioni Unite,OMC, ecc.)

La mia sensazione e' che l'Amministrazione stia sempre piu' incoraggiando specializzazioni che non siano quelle tradizionalmente nobili come quella comunitaria, quella atlantica, ecc.In particolare per certe aree geografiche (Medio Oriente, Estremo Oriente) e' interesse formare pool specifici di funzionari specialisti cui attingere nelle rotazioni tra Roma e le sedi estere.

Un argomento che i paladini del generalismo dei diplomatici propugnano e' la necessita' di persone capaci di articolare la sintesi tra i particolarismi che limitano spesso l'orizzonte degli specialisti.

Un altro argomento e' che, specializzandosi, si deprezza la funzione nobile del diplomatico che non si distinguerebbe piu' dagli altri civil servant.

Trovo del merito in questi argomenti ma solo fino ad un certo punto.

Intendiamoci, in un negoziato in materia di esenzione dalla doppia tassazione o di sicurezza sociale o di riammissione (immigrazione) ben difficilmente il funzionario della Farnesina avra' una conoscenza della materia pari a quella del collega del Ministero dell'Economia, o del Ministero del Lavoro o del Ministero dell'Interno.

Potra' comunque dare un contributo al progresso del negoziato se, per restare all'esempio sopra descritto, conoscera' il contesto culturale di riferimento della controparte per essersi occupato con continuita' di quel Paese o per avervi soggiornato a lungo in missione.

Ma potra' dare tale contributo con maggiore credibilita' e autorevolezza se ha fatto lo sforzo di impadronirsi dei dossier tecnici.

Un altro fattore gioca a favore della tendenza alla specializzazione dei diplomatici. In casi sempre piu' frequenti i neo -diplomatici dispongono gia' al momento dell'ingresso in carriera di competenze specifiche quali la conoscenza di lingue di difficile apprendimento.

E' nell'interesse dell'Amministrazione assecondare tali precoci inclinazioni, coltivando fin dall'inizio le vocazioni specifiche individuali.

Capita tuttavia che le esigenze del servizio possano condurre ad una allocazione non necessariamente ottimale delle risorse umane.

Al momento dell'assegnazione agli uffici puo' dunque conseguirne che l'esperto in lingua russa si ritrovi ad occuparsi di Africa o di emigrazione; che il sinofono si occupi di Unione Europe, e via discorrendo.

Tali paradossi possono ripetersi al momento della prima assegnazione all'estero.

Ritengo tuttavia che rispetto al passato tali incongruenze si verifichino con minore frequenza. In primo luogo chi ha superato al concorso la prova di specializzazione (Estremo Oriente, Medio Oriente) al momento della prima partenza per l'estero puo' fare valere -entro limiti - una sorta di "prelazione" per le sedi in quelle specifiche aree geografiche.

Cio' anche perche' ai fini della progressione di carriera deve compiere il cosiddetto adempimento geografico e cioe' aver servito nell'area di specializzazione in una delle sue due prime assegnazioni estere.

Se comunque un giorno vi dovesse succedere di essere destinati in Argentina anziche' in Cina come avete da sempre sognato, non fatevene un particolare cruccio. Considerate tale evento una sorta di serendipity che vi potrebbe aprire prospettive ed opportunita' su aree e temi che non avevate coltivato ma che si potrebbero dimostrare ugualmente interessanti e gratificanti.

In fondo uno dei motivi di interesse della carriera diplomatica e' la grande varieta' dei temi e delle questioni che il funzionario si trova a trattare nel corso degli anni assicurando una varieta' professionale che ben difficilmente si riscontra in altre occupazioni.

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