28 febbraio 2008

Farnesina, istruzioni per l’uso (7): la valutazione dei funzionari

Premessa: non saro' breve.

La serie "Farnesina, istruzioni per l'uso" costituisce il valore aggiunto di questo blog.

Mi dilunghero' forse un po', ma in questi post troverete il distillato di una esperienza pluriennale.

Vi daranno quello che le scuole di preparazione al concorso non possono darvi.

Questi post vi faranno conoscere la Carriera Diplomatica dall'interno permettendovi di chiarirvi le idee e di decidere se e' il caso o meno di affrontare tutti i sacrifici necessari per preparare il concorso con una realistica chance di superarlo.

Ne guadagneremo tutti. La Farnesina che potra' contare su giovani che hanno fatto una scelta informata e motivata. E soprattutto voi che avrete risparmiato tempo e denaro scegliendo consapevolmente il vostro cammino professionale.

Abbiate dunque pazienza e, alle corte! (si fa per dire) .

Romina ha fatto simpaticamente riferimento al concorso diplomatico come ad un “giudizio divino”.

La prova del concorso in verita’ e’ per i funzionati diplomatici solo la prima di una serie di tali giudizi, dalla cadenza annuale.

Per sua natura la carriera diplomatica e’ una carriera fortemente competitiva. Cio’ non solo per le caratteristiche particolari dei suoi membri (“purosangue” li defini’ qualche anno fa il Segretario Generale della Farnesina, Amb. Umberto Vattani).

Ma anche e soprattutto per il meccanismo del bollettino che, come ho gia’ descritto, mette in concorrenza tra loro i funzionari che appartengono al medesimo age bracket (le cosiddette “classi”).

Non invidio il compito dei colleghi della Direzione Generale del Personale (o come e’ stata recentemente ribattezzata, delle Risorse Umane). Il ruolo di quel Direttore Generale mi ricorda, per restare alla metafora ippica dell’Ambasciatore Vattani, quello ingrato del mossiere del Palio di Siena.

Una conseguenza e’ la difficolta’ di stabilire nella Casa delle autentiche amicizie. Paradossalmente e‘ piu’ facile stabilire relazioni di amicizia con colleghi di maggiore anzianita’ oppure con quelli molto piu’ giovani poiche’ ne’ con i primi, ne’ con i secondi si e’ in diretta competizione.

Incidentalmente, cio’ facilita nella Casa relazioni del tipo mentore/protege’.

Tra i pari eta’ e pari grado esiste invece a mio giudizio una certa strisciante tensione dovuta alla competizione per “scalare” il bollettino.

Talvolta mi chiedo se tale strisciante tensione esista anche tra coniugi (esistono colleghi sposati tra loro) che si trovano a competere per una promozione.

Ho notato negli anni come la chimica tra i componenti della mia “classe” sia cambiata, in particolare in conseguenza degli assestamenti apportati all’ordine del bollettino originario dalle promozione ai vari gradi.

Al cameratismo dei primi anni (cementato dalla frequentazione dell’Istituto Diplomatico) segue un atteggiamento piu’ distaccato, piu’ improntato al calcolo.

In generale, l’ambiente di lavoro e’ forse poco indicato per stringere delle amicizie. La Farnesina, ma questo e’ forse un bene, si presta poco in tal senso per via delle sue specifiche caratteristiche.

Quella diplomatica e’ una carriera in cui, anche quando hai stretto rapporti sinceri, il destino professionale manda uno a Santiago e l’altro a Singapore. Per anni ci si perde di vista.

E quando ci si ritrova, beh e’ passata tanta acqua sotto i ponti, ci si rispecchia gli uni negli altri, ritrovando talvolta il segno impietoso del passare del tempo.

Esiste tuttavia una exit strategy dalla forma mentis del carrierismo esasperato. E’ quella che nasce dalla consapevolezza di una competizione serrata, ma da intepretarsi in maniera sana e leale, non facendone una ragione di vita.

Se possibile – ma non e’ facile – bisogna dimenticarsi il piu’ possibile dell’esistenza del bollettino.

Parafrasando la celebre politica di Gambetta e Delcasse’ riferita all’Alsazia: “parlarne sempre (o come dicono gli anglosassoni “pay lip service”), ma non pensarci mai.”

Torniamo al “giudizio divino”.

Ogni anno i funzionari fino al grado di Ministro sono valutati con apposite schede. Esse prevedono almeno due livelli di giudizio: quello dei diretti superiori e quello collegiale del c.d. Consiglio di Amministrazione del MAE (il Gotha della Farnesina). Cio’ garantisce una valutazione la piu’ completa e equilibrata possibile.

Questo meccanismo e’ valido soprattutto per i funzionari da Segretario di Legazione a Consigliere di Ambasciata.

La valutazione e‘ fatta sulla base della corrispondenza ad obiettivi che vengono stabiliti ad inizio anno.

Tale sistema e’ di importanza cruciale perche’ una regolare e positiva valutazione di giudizio costituisce la condizione necessaria (e si spera sufficiente) per le promozioni nei successivi gradi della Carriera.

Anche il servizio (in particolare quello all’estero) dei funzionari con il grado di Ministro e Ambasciatore e’ vagliato annualmente.

Ho semplificato molto. In conclusione, tale sistema ha nell’insieme preservato la buona qualita’ del corpo diplomatico italiano.

Tenendo i funzionari costantemente sul filo del rasoio essi sono motivati a dare il meglio di se’ pena:
a) la mancata progressione di carriera;
b) la mancata assegnazione all’estero (e qui entra in ballo anche il discorso economico)

Oggi che si riparla finalmente di meritocrazia, la Farnesina appare piu’ attrezzata di altre carriere della Pubblica Amministrazione, forte di un sistema che stabilisce dei benchmark per valutare la prestazione e la corrispondenza ad obiettivi che rispondono ad un interesse di efficienza.

L’appiattimento dei valori e la mancanza di incentivi degradano nel tempo la qualita’ della cultura e del servizio offerto da una amministrazione e/o da una azienda.

Gli eccessi di sindacalizzazione della Pubblica Ammnistrazione hanno condotto a patologie che sono quotidianamente sotto i nostri occhi.

Non e’ solo la P.A. a risentirne: molti settori stentano a sbarazzarsi di incrostazioni figlie di una malintesa cultura dell’entitlement (dell’avere cioe’ sempre e comunque diritti ma non doveri).

Tutto cio’ premesso, va pero’ detto che non tutto e’ perfetto nel sistema en place. Ci sono aspetti discutibili e migliorabili.

Il sistema di valutazione che ho sopra descritto e’ ovviamente un costante argomento di discussione (talvolta in modo sterile) all’interno della Casa, soprattutto tra quanti si occupano di sindacato.

La discussione diventa incandenscente in concomitanza di tornate di promozioni e/o di nomine.

Va pero’ tenuta presente una cosa.

La diplomazia e’ materia che per sua natura sfugge a misurazioni. Essa e’ essenzialmente un processo, spesso necessariamente “open ended” e dunque difficilmente quantificabile e/o ponderabile.

Da tempo ci si sforza di trovare criteri adeguati. Per quel che riguarda la valutazione dei gradi apicali della Carriera (Ambasciatore e Ministro), qualche anno fa andava di moda un argomento secondo il quale la performance ( e dunque la qualita’) di un Ambasciatore va valutata sulla base dell’aumento delle esportazioni italiane nel Paese in cui e’accreditato.

Si tratta di un argomento inadeguato. Pensate all’incarico di Ambasciatore in Cina, Paese verso il quale nonostante le nostre esportazioni siano in crescita abbiamo un crescente disavanzo commerciale. Nel borsino diplomatico di quel Paese la nostra quotazione e’ complessivamente in ascesa anche se il deficit commerciale purtroppo cresce.

Come limitare la valutazione di un Capo Missione alla sola dimensione economica?

Applicando il suddetto metro di giudizio ogni nostro Ambasciatore in Cina verrebbe giudicato fallimentare.

Misurato su quel metro risulterebbe fallimentare anche Tallyerand!

Ma ho abusato della vostra pazienza. Mi fermo qui.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Post assai utile, grazie.

Sarebbe a questo punto interessante apprendere le modalità del giudizio al quale si viene sottoposti annualmente.

In pratica, come funziona la definizione iniziale del benchmark?
Quanto incidono parametri per così dire "politici" sull'individuazione degli obiettivi annuali? E quanto quelli tecnico-amministrativi?
E, successivamente, proprio in virtù della sua riflessione sulla non quantificabilità del lavoro di un diplomatico, come si procede, nel concreto, alla valutazione del diplomatico?

Riccardo

materixs ha detto...

vorrei ringraziarti innanzitutto per la disponibilità che hai verso di noi sognatori....almeno io mi considero un pò sognatore....e matto!
vorrei chiederti qualche delucidazione circa l'argomento economico,in soldoni quanto guadagna un diplomatico?...che spese ha?quali sono i suoi problemi quotidiani?
grazie e complimenti per la splendida inizitiva!
il catanese

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