14 marzo 2008

Farnesina, istruzioni per l’uso (8): le ragioni della “caduta delle illusioni” dei neo-diplomatici

Riccardo fa riferimento al diffuso disincanto dei giovani neo-assunti nella carriera diplomatica.

All'ingresso entusiasta nella Farnesina subentrano delusione e frustrazione.

I giovani si chiedono: ma la diplomazia e' tutto qui?

Provero' a spiegarvi che le cose non stanno cosi' e nel prossimo post vi diro' come superare questa leopardiana "caduta delle illusioni" .

In questo enuncero' alcuni fattori che "smontano" i neo-assunti.

La Carriera prevede che successivamente al vostro ingresso al Ministero trascorriate un periodo di servizio metropolitano a Roma.

La durata di tale periodo e’ generalmente tra i due anni e i quattro anni (trattenersi oltre puo’ compremettere la regolarita’ del passaggio al grado superiore).

Il primo periodo metropolitano puo’ riuscire estremamente difficile per i giovani funzionari.

Cio’ per una serie di circostanze che hanno riflessi importanti sul gradimento complessivo della scelta professionale fatta.

L’aspetto della retribuzione economica – sulla cui insufficienza vi siete piu’ volte soffermati – e‘ certamente uno di questi ma non e’ il solo.

Ci sono anche altre circostanze che hanno a che fare con l’ambiente in cui farete il vostro lavoro.

Soprattutto quello che mette alla prova e’ l’adattamento alla cultura aziendale e al metodo di lavoro della Farnesina.

In generale, la Farnesina e’ un ambiente professionale "challenging".

Lo e’ per i funzionari piu’ anziani e a maggior ragione lo e‘ per i giovani che devono farsi le ossa, cercando auspicabilmente di non rompersele.

Ecco le (otto) ragioni in dettaglio.

1. La Farnesina e’ complessa.
E’ una organizazione grande, dalle funzioni ramificate, ospitata in un palazzo che, per volume, e’ con la reggia borbonica di Caserta il primo edificio d’Italia.

Impadronirsi dei meccanismi, districarsi nell’organizzazione del Ministero e’ un’impresa che di per se’ richiede tempo.

Alla complessita' si aggiunge l'impersonalita' tipica delle grandi organizzazioni.

Vi piacciono i Pink Floyd? Bene, "Another brick in the wall" puo' rendere l'idea.

2. La Farnesina e’ competitiva
Esistono ragioni strutturali. Rileggetevi quello che ho scritto sul bollettino.

3. La Farnesina e’ gerarchica
Non e’ proprio una caserma e non si sta in divisa, ma si puo’ azzardare una vaga corrispondenza dei gradi ministeriali con quelli militari.

Ci si aspetta osservanza della catena del comando.

Inoltre, se immaginiamo la Carriera come una linea ferroviaria, un Ministro Plenipotenziario e un Segretario di Legazione si trovano a fermate diverse e molto distanti tra loro.

Si rapportano in maniera diversa tra loro.

E’ solo naturale che anziani e giovani si aspettino cose diverse dalla Carriera.

4. Alla Farnesina prevale una cultura aziendale che attribuisce valore e premio all’anzianita’ ed all’esperienza piuttosto che alla gioventu’ (ancorche’ talentuosa).
Farnesina, specchio dell'Italia.

Per chi brami di bruciare le tappe cio' puo’ risultare frustrante.

Alla Farnesina si e’ soliti riferirsi al giovane funzionario come al “ragazzo di bottega”.

E’ un’espressione simpatica, quasi affettuosa. Fa riferimento alla diplomazia come ad un’arte.

Evoca suggestioni medievali, gilde e corporazioni, maestri d’arte ed apprentisti.

Sottende una complicita’ intergenerazionale nell’obiettivo comune di assicurare la continuita’ di un’arte specifica.

Tuttavia, l’espressione nasconde anche un atteggiamento che i giovani (soprattutto al giorno d’oggi) possono trovare irritante: il paternalismo.

5. La Farnesina e’ una burocrazia
Una delle funzioni della burocrazia e’ “pushing papers”. Sono create (anche) per questo. Leggetevi o rileggetevi Max Weber.

La diplomazia ha inevitabilmente anche una sua dimensione burocratica. Una delle qualita’ richieste al giovane funzionario e’ di svolgere un lavoro oscuro e poco appariscente di redazione, di interazione, di problem solving ecc.

Quello che in gergo si chiama “smazzare”.

Insomma se vi aspettate di scrivere, dopo poche settimane di servizio, l’equivalente italiano del lungo telegramma di Kennan, andrete incontro ad una delusione.

6. La Farnesina e’ prudente
Altra caratteristica importante della cultura aziendale della Casa e’ la prudenza.

Mi viene in mente una bella canzone di Frank Sinatra “ Fools rush in where angels fear to tread” .

Beh, questa canzone, ancora piu’ che “My way” potrebbe essere l’inno della Farnesina.

La prudenza e’ senza dubbio una qualita’ importante del diplomatico.

Non e’ tuttavia necessariamente una qualita’ giovanile, tanto piu’ nel nostro tempo in cui si cresce con un piu’ ridotto attention span rispetto al passato ed una diffusa aspettativa di “gratificazione immediata”.

7. Alla Farnesina si lavora fino a tardi
Amici, conoscenti, estranei si soprenderanno sempre quando direte loro che state in ufficio spesso fino alle otto di sera.

“Ma come non esci alle 4 come tutti i ministeriali?”

Questa frase racchiude sia la specialita’ della Farnesina che l'ignoranza del pubblico ancora diffusa sulla Casa.

La prudenza e la gerarchicita' dell'organizzazione si abbinano ai pesanti orari di lavoro nel determinare una generale impressione di farragginosita’ del sistema con conseguente scoramento e frustrazione.

Alla Farnesina si fa spesso tardi e se cio’ succede non e’ solo per gli elevati carichi di lavoro ma anche per la ponderatezza dei processi decisionali.

Se fate le 9 di sera per ottenere una firma del vostro capo ufficio o direttore generale sulle carte che avete preparato avrete certo qualche motivo di frustrazione (non e’ la regola, pero’ puo’ succedere).

Cio’ si riflette negativamente sulla vostra vita personale fuori dell’ufficio.

8. Alla Farnesina “diplomacy begins at home”
A parte le relazioni che i giovani diplomatici devono intrattenere con coetanei e i colleghi piu’ anziani ci sono quelle con gli appartenenti alle altre carriere amministrative che coesistono nel Ministero.

Nel rapporto con queste valgono altri codici, a cominciare dalla forma in cui rivolgersi (prevale il lei anziche’il tu d’uso tra colleghi diplomatici).

Entrati in Carriera capirete presto che il primo ambito di esercizio delle vostre doti diplomatiche non e' l'esterno ma la Casa stessa.

Non e' detto che cio' sia un male.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Forse il post più diretto e più "introspettivo" mai apparso sul blog; uno sguardo conciso e completo di ciò che può aspettare un giovane che entra nella Casa.

Rispetto a questo tema volevo esprimere una rapida considerazione. Tale struttura rigida e gerarchizzata non potrebbe comprimere la personalità dei nuovi funzionari, che hanno sicuramente idee nuove e difformi da quelle dei loro superiori? Non potrebbe forse spingere questi giovani a conformarsi con l'andamento delle cose, piuttosto che impegnare le loro energie fresche e, in un certo senso, "pure" verso un cambiamento in meglio dell'amministrazione?

Ho notato personalmente che un giovane diplomatico, piuttosto che fare o proporre l'attuazione di alcune misure, preferiva non agire e lasciare tutto invariato per paura di sbagliare. Questo anche se, sulla base delle sue conoscenze e del suo giudizio, tali misure fossero del tutto corrette.

In breve, al giovane diplomatico è concesso di "pensare liberamente"? Oppure deve limitarsi a "fare quello che ti si dice"? E se è vera quest'ultima ipotesi, questo non rappresenta forse una perdita per il Ministero?

Anonimo ha detto...

Risposta davvero interessante e ricca di spunti.

Mi soffermo proprio sul punto 1. Leggendo un po' di memorialistica diplomatica italiana, ho notato quanto molti dei diplomatici che vissero gli ultimi anni di Palazzo Chigi e i primi alla Farnesina rimpiangano gli spazi più umani, contenuti, "caldi" del primo edificio, rilevando quanto questo aspetto, che a prima vista potrebbe sembrare secondario, in realtà finisse per influenzare nel medio periodo i rapporti interpersonali, oltre che professionali, tra i diplomatici italiani.
A questo effetto comprensibile, è legittimo aggiungerci anche un'ulteriore riflessione, e cioè che le dimensioni inumane, per così dire, della Farnesina abbiano anche facilitato l'ingigantimento numerico del personale amministrativo? Questo, oltretutto, in decenni di cultura politica fortemente legata alla spesa pubblica "facile" e slegata da parametri di accountability.

Riccardo

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