27 marzo 2008

Produzione e circolazione delle idee alla Farnesina

Luigi chiede: al giovane diplomatico è concesso di "pensare liberamente"?

Il punto non e’ la liberta di pensiero che e’ ovviamente garantita anche alla Farnesina.

Il punto e’ piuttosto come valorizzare ed incanalare costruttivamente un contributo propositivo di idee che provenga eventualmente dai piu’ giovani o da altre parti.

Devo infatti ribadire un concetto. La Farnesina e’ rigida sul rispetto della catena di comando. Lo e’ perche’ un’organizzazione cosi’ grande non puo’ funzionare se non si fonda su principi di autorita’ e gerarchia.

Agire al di fuori della catena e’ inefficace perche’ la macchina amministrativa risponde ai comandi che giungono nel formato codificato e attraverso il canale prestabilito.

E’ controproducente perche’ comporta conseguenze negative sul piano della valutazione del singolo funzionario “esorbitante” .

Cio’ non vuol dire che la Casa sia impermeabile alla diffusione di idee nuove.

Proiettata per sua natura all’esperienza internazionale, per molti aspetti anzi la Farnesina e’ all’avanguardia nel panorama della pubblica amministrazione italiana.

Lo e’ ad esempio nell’abbracciare le nuove tecnologie.

Direi quindi che non c’e’ una rigidita’ preconcetta.

Tuttavia, certamente la Farnesina non e’ ne’ Google ne’ Microsoft.

A Google i dipendenti sono invitati a dedicare il 20% del loro tempo o un giorno alla settimana su progetti che non sono necessariamente collegati al lavoro.

Alla Microsoft ogni anno (talvolta anche due volte l’anno) Bill Gates organizza una “Think Week”. Annuncia un “call for papers” aperto a tutti i dipendenti della Microsoft.

I migliori 100 paper vengono sottoposti a Gates che per una settimana si eclissa in un cottage in riva al mare per studiarli e pensare il futuro dell’azienda.

Il processo e’ descritto in dettaglio in questo articolo del Wall Street Journal.

Se non ricordo male qualche anno fa l’allora Segretario Generale Vattani aveva disposto l’istituzione di una casella postale elettronica dedicata in cui tutto il personale era sollecitato a depositare suggerimenti, ad indicare “best practises”, ecc.

Non saprei dire quale sia stato l’esito di tale interessante esperimento.

Da un punto di vista generale la Farnesina promuove costantemente uno sforzo di produzione intellettuale.

Sotto l’attuale Segretario Generale Massolo, il Ministero e’ attualmente impegnato in attivita’ di brainstorming sul ruolo dell’Italia. Un Gruppo di Riflessione Strategica, che coinvolge anche il settore privato ed i think tank nazionali e’ attivo da tempo alla Farnesina. Il Gruppo ha di recente prodotto un rapporto sulla sua attivita’.

Nel lavoro quotidiano d’ufficio, cui forse si riferisce Luigi, osservo che al fine della “levitazione” delle idee e della loro accettazione molto dipende comunque anche dalle personalita’ in gioco.

L’analogia che amo fare al riguardo della gestione degli Uffici e’ di natura velica. Chiunque di voi vada per hobby sul mare sa che la barca non e’ un un luogo per esercizi di democrazia.

Deve esserci solo un capo. Ne va della sicurezza dell’equipaggio.

Alcuni dirigenti sono dei decisionisti in proprio. Adottano un approccio “top down”. Altri , tuttavia, preferiscono un approccio piu’ consensuale.

Il mio personale punto di vista e’ che un capo intelligente debba prima di decidere ascoltare, sollecitare punti di vista anche alternativi.

Ma alla fine la decisione e’ solitaria. E trovo che sia giusto che, chiuse le discussioni, si lavori lealmente nella direzione presa.

Se poi si sbaglia allora occorre valutare le responsabilita’ ed assumersele.

Quello che ho notato e’ che le probabilita’ di successo dipendono non solo dalla qualita’ delle idee ma anche dalla modalita’ in cui esse vengono presentate.

Se un mio superiore si sta indirizzando su una strada che a mio giudizio conduce in errore e’ mio dovere farlo presente.

Rispettare la catena di comando non vuol dire abdicare dalle proprie facolta’ di ragionamento.

Naturalmente la mia obiezione avra’ un peso tanto piu’ grande quanto maggiore e’ la mia credibilita’.

La sfida per un giovane “propositivo” e’ quella dunque di stabilire nel minor tempo possibile quelle credenziali in virtu’ delle quali il suo consiglio sia preso “on board’.

Il modo piu’ efficace per realizzare cio’ e’ dimostrare di abbinare conoscenza (dunque studiare) a equilibrio, buon senso e maturita’.

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