6 marzo 2008

Show me the money (2)


Rispondo ad altri vostri commenti.

Materixs (nome riferito al Grande Neroazzurro?) mi chiede quanto guadagna un diplomatico. Anche Ale fa riferimento all’insoddisfazione delle giovani leve per il trattamento economico sfavorevole rispetto a quello del settore privato.

Nel rimandare entrambi ad un mio precedente post, in linea di massima, a Roma un SegLeg fresco di ingresso in carriera guadagna circa 2000 euro mensili, un ConsLeg circa 3000 euro, un ConsAmb circa 4000, ecc.

All’estero la musica cambia in meglio grazie all’ISE (indennita' di servizio estero).

Non sono in grado di dare un quadro certo ma credo che un giovane funzionario in prima uscita in una sede disagiata o particolarmente disagiata non guadagni meno di 10.000 euro mensili.

Simpatizzo con le ragioni dei giovani funzionari.

La situazione economica del diplomatico non migliora necessariamente negli anni quando arrivano i figli e le consorti devono scendere – talvolta anche dolorosamente – a patti con la consapevolezza di dover sacrificare le proprie aspirazioni professionali.

Una famiglia monoreddito,come e’ spesso quella del diplomatico, non ha di che scialacquare.

Tuttavia, ho qualche reticenza a condividere in toto la doleance in questione.

In primo luogo certi paragoni mi sembrano azzardati.

Regola per un paragone corretto e’: le mele con le mele e le pere con le pere.

Nel settore privato con chi confrontare la posizione economica di un Segretario di Legazione?

Ritorna la questione della "specialita' " della funzione diplomatica.

Anziche' con il settore privato, ha forse piu’ senso rapportarsi, nell’ambito della P.A., con un giovane neo-magistrato (credo si chiamino uditori giudiziari).

Da un punto di vista “filosofico”, parto da una premessa contro-corrente.

Nel momento in cui si sceglie una carriera impiegatizia bisogna essere consapevoli di aver accettato la situazione caratterizzata in economia come quella del c.d “earned income” (in italiano diremmo il reddito del lavoratore dipendente).

L’earned income e' sottoposto a tassazione maggiore rispetto al reddito da portafoglio (azioni, titoli, ecc.) o al reddito passivo (quello derivante dalla rendita immobiliare, dal diritto d’autore, ecc.) .

Chi guadagna earned income e si confronta con altre categorie di percettori di reddito restera’ sempre scontento. La tassazione e' ineluttabile avvenendo la trattenuta a monte e non a valle, e generalmente piu' alta.

Il reddito corrispondente all’impiego e’ anche certamente finito, nel senso che non aumenta oltre un certo limite pur a fronte dell’aumento delle ore lavorate.

Solo per l’imprenditore o ancora di piu’ per l’investitore professionale, “the sky is the limit” . Il reddito e’ infatti per questi potenzialmente infinito.

A tale vantaggio corrisponde pero’ un’alea ben piu’ grande di quella del lavoratore dipendente.

La scelta impiegatizia implica dunque un trade-off: sicurezza del lavoro/finitezza del reddito.

In tempi di precariato dilagante una carriera nella pubblica amministrazione costituisce una sorta di specie in via di estinzione: il posto sicuro.

In Italia tanti giovani sono precari e non sono necessariamente sotto qualificati dal punto di vista accademico rispetto ad un giovane diplomatico.

E in certi casi sono pagati assai meno di 2.000 euro mensili.

Se si trova insostenibile tale situazione allora e’ il caso di tirarne le conseguenze ed intraprendere altre strade economicamente piu’ vantaggiose.

3 commenti:

materixs ha detto...

grazie per la pronta risposta....
Vorrei sapere che tipo di rapporto si instaura con i connazionali in loco e con i colleghi di sede e col capo missione ?CI SI AIUTA TRA ITALIANI?quando si viene spediti all'esteriol'ambasciata offre un pò di assistenza ?oppure il giorno in cui si arriva ad addis abeba, brazzaville o islamabad occorre andare a dormire sotto qualche ponte per non aver avuto il tempo di trovare una casa col salone grande ?e per le altre necessità(alimentazione, bisogni primari ,svaghi ,sanità, istruzione etc...)come si fa?

Ale ha detto...

Gentile Diplomentor,

la ringrazio molto per i suoi due post di risposta, anche, alle mie due perplessità.

La prima riguardava le alternative praticabili in caso di insuccesso.
E’ infatti una realtà matematica che, per quanto determinati, preparati e “ingenui”, una quantità non trascurabile di aspiranti dovrà percorrere strade alternative a quelle della diplomazia.
Fornire loro un quadro, completo e realistico, degli scenari peggiori dovrebbe essere parte integrante della preparazione. Un equivalente ai prospetti informativi, da sottoscrivere prima di effettuare investimenti ad alto rischio.
Troppo sovente invece, sono diffuse vaghe ipotesi prive di fondamento e concretezza, che servono solo a creare false illusioni e alimentare la frustrazione.

Il secondo punto tocca invece le retribuzioni.
Per quel cha vale, ho molto apprezzato le sue osservazioni. Molto meno, invece, le argomentazioni dei suoi colleghi riguardo al supposto sfruttamento di cui sarebbero vittima e che accettano per amor di Patria.
In alcuni settori del pubblico impiego esistono, infatti, migliori alternative a parità di mansioni (difesa, fiscale/tributario, etc.) e la migrazione verso il settore privato dei migliori elementi è un fenomeno diffuso.
Se tale emorragia di talenti non colpisce il Ministero degli Esteri, probabilmente l’attuale trattamento dei dipendenti rende il costo alternativo della professione più che accettabile. E certe rivendicazioni pubbliche quanto meno inopportune.

Con stima,

Ale

Ale ha detto...

Gentile Diplomentor,

la ringrazio molto per i suoi due post di risposta, anche, alle mie due perplessità.

La prima riguardava le alternative praticabili in caso di insuccesso.
E’ infatti una realtà matematica che, per quanto determinati, preparati e “ingenui”, una quantità non trascurabile di aspiranti dovrà percorrere strade alternative a quelle della diplomazia.
Fornire loro un quadro, completo e realistico, degli scenari peggiori dovrebbe essere parte integrante della preparazione. Un equivalente ai prospetti informativi, da sottoscrivere prima di effettuare investimenti ad alto rischio.
Troppo sovente invece, sono diffuse vaghe ipotesi prive di fondamento e concretezza, che servono solo a creare false illusioni e alimentare la frustrazione.

Il secondo punto tocca invece le retribuzioni.
Per quel cha vale, ho molto apprezzato le sue osservazioni. Molto meno, invece, le argomentazioni dei suoi colleghi riguardo al supposto sfruttamento di cui sarebbero vittima e che accettano per amor di Patria.
In alcuni settori del pubblico impiego esistono, infatti, migliori alternative a parità di mansioni (difesa, fiscale/tributario, etc.) e la migrazione verso il settore privato dei migliori elementi è un fenomeno diffuso.
Se tale emorragia di talenti non colpisce il Ministero degli Esteri, probabilmente l’attuale trattamento dei dipendenti rende il costo alternativo della professione più che accettabile. E certe rivendicazioni pubbliche quanto meno inopportune.

Con stima,

Ale

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