28 aprile 2008

L'era della diplomazia olistica?


Sono del Capricorno, segno zodiacale di personalita’ razionali, un po' prevedibili, ma anche tenaci ed affidabili.

Caratteristiche forse utili in un diplomatico, ma come dice benevolmente mia moglie, certamente preziose in un marito.

Il Capricorno (assieme ad altri segni) e’ un po’ il poster boy di quella conventional wisdom che fa prevalente affidamento sull'emisfero sinistro del suo cervello, quello della logica e della razionalita', a scapito dell'emisfero destro, quello dell'intuito e della creativita'.
In effetti, il pensiero dominante attribuisce un valore positivo a processi mentali basati piu’ sulla logica che sull’intuito. Dall'Illuminismo in poi del resto si tende a diffidare di cio' che non risponda a ragione e logica.
La scuola ed il mondo del lavoro sono impostati in modo tale da valorizzare processi cognitivi basati sull’emisfero sinistro cerebrale e dunque lineari, sequenziali, logici.
Ma le cose stanno cambiando. E in fretta. Colpa della concomitanza di tre fattori che cominciano per “A”:

  • Abbondanza (cioe’ la disponibilita’ di prodotti vari e a basso prezzo che distoglie l’individuo dal perseguimento di gratificazione materiale a vantaggio di una ricerca di trascendenza e di significato sul piano emotivo e spirituale);
  • Asia (cioe’ la de-localizzazione e l’outsourcing a basso costo dei processi produttivi);
  • Automazione (cioe’ il personal computer).

E’ questa la tesi di fondo di un libro che ho letto recentemente e che mi ha molto colpito.
Si tratta di A Whole New Mind: Why Right-Brainers Will Rule the Future di Daniel H. Pink.

Daniel Pink e' stato lo speechwriter di Al Gore e Robert Reich (ex Segretario del Lavoro americano) .

"A whole new mind", come anche il precedente Free Agent Nation: The Future of Working for Yourself e’ stato a lungo nella Top 10 del New York Times.

Sintetizzo alcune delle opinioni di Pink.

Il futuro appartiene ad un tipo diverso di lavoratore: creativi ed empatizzatori,
artisti, inventori, designer, pensatori, cantastorie, sono destinati a cogliere i maggiori benefici (materiali ed emotivi) della societa’ che stiamo costruendo senza capirne ancora a fondo le implicazioni rivoluzionarie.

Ci stiamo muovendo da una societa’ basata sulla logica, lineare, consequenziale, ad una societa’ non lineare, intuitiva, empatica, la societa’ della cosiddetta Eta’ Concettuale basata su un approccio olistico alla vita ed al lavoro e fondata non su cinque ma su sei sensi:

  • Design
  • Storia
  • Sinfonia
  • Empatia
  • Gioco
  • Significato

Secondo Pink perche individui ed organizzazioni sopravvivano nell’Eta’ Concettuale occorre chiedersi:


  • Puo’ qualcuno all’estero fare in maniera piu’ economica quello che stai facendo?
  • Puo’ un computer farlo piu’ velocemente?
  • C’e’ domanda per cio’ che offri nell’eta’ dell’abbondanza?

Se la risposta alla domande 1 e 2 e’ si’, o se la risposta alla domanda 3 e’ no, siete (siamo) nei guai.

Che riflessi ha tutto cio’ per la diplomazia?

La funzione diplomatica appare ancora relativamente isolata dal mutamento epocale descritto da Pink. Gli Stati avranno ancora nel breve - medio termine bisogno di diplomatici.

Tuttavia, se le tendenze descritte da Pink si dovessero consolidare e, soprattutto, se la diplomazia le dovesse subire inerte non si potrebbe escludere che anche questa nobile ed antica funzione subisca l'effetto di quello che appare uno tsunami.

Sto preconizzando un outsourcing della diplomazia, magari non a chi la pratica ad un costo minore ma in maniera piu’ efficace? Qualche tempo fa la rivista Monocle, tra il serio ed il faceto, faceva proprio questa ipotesi suggerendo agli Stati le cui quotazioni internazionali sono in ribasso di affidarsi ai norvegesi!

Se cio’ sembra fantascienza, guardiamo a quello che succede nel campo militare.

In Iraq gli americani appaltano in modo sempre piu’ diffuso a societa’ private compiti e funzioni di sicurezza tipicamente svolti da un esercito.

Tale scenario appare comunque ancora molto al di la’ da venire.

Credo invece che nel breve –medio termine il cambiamento radicale determinato dall’Eta’ Concettuale non potra’ non avere riflessi sulle modalita’ della funzione diplomatica.

Per analogia da quanto preconizzato da Daniel Pink, derivo dal suo libro l’auspicio di una generazione di “diplomatici olistici” che attingano sempre di piu' alle risorse dell'emisfero destro.
La diplomazia come strumento di soluzione dei conflitti e dei contenziosi tra gli Stati non e' necessariamente il terreno di esercizio del pensiero out of the box che attinge all'emisfero cerebrale destro.
Che certe crisi internazionali da anni incancrenite abbiano oggi un disperato bisogno di soluzioni creative e coraggiose e' sotto gli occhi di tutti.

Il nostro tempo - nella diplomazia cosi' come anche in altre sfere - richiede dunque un salto di qualita'. Forse la premessa di questo salto di qualita' e' un salto logico dai solchi lineari e rassicuranti dell'emisfero cerebrale sinistro, alle immagini psicheliche da test di Rorschach di quello destro.
Dai giovani che si avviano alla carriera diplomatica sara' dunque non solo lecito ma forse anche necessario attendersi un contributo in tal senso.
E da parte della Casa sara' forse necessaria maggiore flessibilita' e creativita' nella produzione e nella circolazione delle idee

Le stesse modalita’ di reclutamento andranno forse riviste.
La necessita’ di diplomatici olistici richiedera' un allargamento del bacino di reclutamento anche a quanti abbiano un background nelle arti.
La diplomazia in quanto osservazione di processi politici, economici e sociali certamente potrebbe avvalersene.
Tutto cio’ premesso, la lettura avvincente di “ A whole new mind” mi ha se non altro convinto ad intraprendere quella del nuovo libro di Pink,The Adventures of Johnny Bunko: The Last Career Guide You'll Ever Need

Ne ho lette le prime 23 pagine– scaricabili gratuitamente qui.
Le ho trovate assai divertenti anche per l’approccio innovativo (da emisfero cerebrale destro) alla ricerca di un impiego in un mondo del lavoro in cui tutti i tradizionali punti di riferimento sembrano essere saltati.

La novita' di Johnny Bunko e' innanzitutto di natura grafica. Si tratta infatti del primo libro di consigli professionali scritto a fumetti (manga giapponesi per l'esattezza).

Un approccio non convenzionale, come non convenzionali sono le idee di Pink.
Eccone alcune :

  • There is no plan
  • Think strengths, not weaknesses
  • It's not about you
  • Persistence trumps talent
  • Make excellent mistakes
  • Leave an imprint

Geniale e coerente con l'approccio "out of the box" predicato da Pink e’ il videotrailer – strumento tipico del marketing cinematografico - utilizzato per la promozione del libro.


Johnny Bunko trailer from Daniel Pink on Vimeo.

26 aprile 2008

Corsi di preparazione al concorso diplomatico: esiti sondaggio


Ringrazio quanti hanno avuto finora la pazienza di compilare il questionario sui corsi di preparazione al concorso diplomatico che ho predisposto.

Chi frequenta i corsi ha fatto rilevare:
• L’opportunita’ di integrare il corso di preparazione alla carriera diplomatica con una panoramica su altre possibili carriere internazionali.
• Una maggiore attenzione ai programmi del MAE.
• L’esigenza di una maggiore familiarizzazione con le caratteristiche della vita del diplomatico.

L’offerta didattica e’ stata considerata sufficientemente e/o abbastanza completa.

Qualcuno ha invece rilevato che le lezioni impartite non si discostano da quelle universitarie e mancano dunque di uno specifico valore aggiunto.

Gli interessati alla carriera diplomatica che gia’ svolgono attivita’ professionali hanno fatto rilevare l’impossibilita’ di frequentare i corsi nelle modalita’ in cui essi sono attualmente articolati.

Il questionario resta disponibile online per quanti desiderino ancora compilarlo.

23 aprile 2008

Regolamento del concorso diplomatico

Dovrebbe ormai mancare davvero poco alla pubblicazione del bando del prossimo concorso diplomatico.

Il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato lo scorso 1 aprile un Decreto (nr. 72) contenente il regolamento che disciplina le modalita' del concorso di accesso alla carriera.

Il regolamento definisce i requisiti per la partecipazione, le modalita’ di svolgimento e di valutazione dei titoli nonche’ i criteri di composizione della commissione giudicatrice.

Il bando precisera' tempo e luogo del concorso.

Per chi voglia leggere il regolamento, rimando alla Gazzetta Ufficiale nr. 88 del 14 aprile.

Segnalo che il limite di eta’ e’ fissato (salvo eccezioni) in 35 anni e che non sono ammessi al concorso i candidati che hanno gia’ portato a termine la prova per tre volte.

12 aprile 2008

In diplomazia dopo l'avvocatura: una testimonianza



Apprendo dal Corriere della Sera (che rifischia un articolo del NYT) che, scrivendo DiploMentor, corro il rischio dell'infarto.
Pare infatti esista una nuova patologia medica, quella dello stress da blog.

Non e’ comunque questo il motivo per cui DiploMentor si prende una pausa di circa dieci giorni.

Tornero‘ a postare con gusto e senza stress a fine aprile.
***
In questo post ospito la testimonianza di un collega piu' giovane e del quale ho avuto modo di apprezzare le qualita' personali e professionali.
Credo che la sua testimonianza sia particolarmente utile per i lettori.
Cio' perche' se da un lato esprime il punto di vista di un funzionario con minor anzianita', dall'altro descrive l'esperienza di chi e' invece approdato alla diplomazia dopo aver gia' avuto una esperienza professionale qualificante, in particolare nel settore del diritto comunitario.
Trascrivo le sue parole.
"Per quanto riguarda la preparazione cercai soprattutto di rimediare le mie lacune in storia delle relazioni internazionali; quello che facevo a Bruxelles (dir. della concorrenza e mercato interno, soprattutto) mi permisero di sorvolare su lingue (inglese e francese erano le mie lingue di studio, di lavoro, di vita), diritto comunitario (una rinfrescata a dir. internazionale l'ho dovuta comunque dare) ed economia (anche lì, bastò una rapida rinfrescata).

Preferii studiare storia avvalendomi dell'immenso patrimonio della biblioteca dell'Université Libre de Bruxelles (ULB). Pensando di non avere nessuna chance di superare il concorso, preferii quanto meno approfittare dell'occasione per leggere più testi - brevi - di vari autori (francesi, inglesi, e anche italiani) piuttosto che mandarne a memoria uno solo (per es. Di Nolfo, che comunque sfogliai ). Non mi sono mai pentito di quella scelta.

Poichè dovevo studiare nel tempo libero (che non era molto, tra un cartello e una concetrazione...), le parole d'ordine furono: SINTESI e DIVERTIMENTO, e concentrazione su cose "riciclabili" (più lettura di quotidiani, tipo Sole24ore, riviste, tipo Economist, meno libri).

Mi presi i soli giorni di ferie necessari ad essere presente a Roma.

E veniamo alla scelta di vita: entrambi sono lavori interessanti e professionalmente stimolanti.

Differenze diplomazia/avvocatura (randomly): stabilità professionale (se fai il giurista aspiri a diventare un super esperto incontrastato in un determinato campo e, almeo in teoria, hai la possibilità di farlo; il diplomatico è giocoforza un tuttologo, ha un approccio olistico alla vita).

Trattamento economico (tendenzialmente ci si arricchisce meno al MAE, ma non si corre il rischio di restare disoccupati a quarant'anni/cinquant'anni per le bizze di un partner o del mercato; in un certo senso, si ha maggiore stabilità qui); se sei un tipo che si annoia facilmente, meglio la diplomazia: si varia in continuazione.

Somiglianze: servono spesso le medesime capacità: analisi, advocacy (per definizione), attitudine a "difendere" (anche se nel nostro caso si tratta dell'immagine e dell'interesse dell'Italia) etc. In questo, per quello che vedo, al giorno d'oggi i due mestieri non sono poi così diversi (soprattutto se si fa il multilaterale e soprattutto se si finisce alla Direzione Generale dell’Integrazione Europea.

Confermo quanto afferma DiploMentor sull'organizzazione rigidamente gerarchica della Farnesina.

Da tenere ben presente: una volta entrati al MAE, le esperienze professionali precedenti, da un punto di vista della progressione in carriera, valgono poco.
Qui prima si entra e meglio è. E' un fatto che, se avessi provato il concorso appena laureato, e se lo avessi vinto, a quest'ora starei già pensando alla mia seconda sede, e la mia promozione sarebbe anticipata di diversi anni.

Forse nel lungo termine riemerge in qualche modo il valore delle esperienze precedenti: si arriva comunque "più scafati".

Ai fini del concorso, l'esperienza professionale può forse servire agli orali (in questo caso, per la prova di dir. comunitario); ma il titolo di Avv. non dà punteggio, come è, per esempio, per un master o un dottorato. "

9 aprile 2008

Tra diplomazia e politica

Con la diplomazia si sviluppano delle competenze trasferibili?

Poiche' questa e' una domanda ricorrente, in un capitolo dell'e-book mi sono soffermato sulla riciclabilita' del talento diplomatico in ambiti professionali alternativi.

Ho stilato un elenco approssimativo di skill che la carriera aiuta a sviluppare:
- analista politico ed economico
- mediatore di conflitti
- ghost writer
- addetto alle pubbliche relazioni
- amministratore
- lobbista
- public speaker
- esperto di protocollo/cerimoniale
- promotore commerciale
- promotore di eventi culturali
- interprete
- logista
- ufficiale di collegamento
- esperto di sicurezza

In un post precedente ho anche osservato come le qualita’ specifiche del diplomatico siano trasferibili in altri ambiti professionali, alcuni dei quali costituiscono delle transizioni naturali dalla professione diplomatica (l’editoria, il giornalismo, l’insegnamento accademico, ecc.).

Poiche’ siamo in prossimita’ di una scadenza elettorale e’ d’attualita’ , e forse anche interessante, chiedersi se l’attivita’ politica rappresenti un ulteriore possibile sbocco professionale per i diplomatici.

All’estero sono diversi gli esempi di diplomatici entrati in politica raggiungendo posizioni di rilievo.

In Australia l’attuale Primo Ministro Kevin Rudd fu diplomatico in Svezia e in Cina (Rudd parla bene il mandarino).

In Slovenia il Presidente Danilo Turk fu Ambasciatore alle Nazioni Unite dal 1992 al 1999 e poi Assistant Secretary-General for Political Affairs di Kofi Annan dal 2001 al 2005.

Negli Stati Uniti, il Governatore del New Mexico Bill Richardson (che ha anche corso per la nomination democratica 2008), pur non essendo un diplomatico di carriera, ha ricoperto l’incarico di ambasciatore americano alle Nazioni Unite.

In Paesi che hanno vissuto delle transizioni politiche tumultuose ed accelerate (ad esempio quelli ex –socialisti), i diplomatici sono stati talvolta catapultati in posizioni di responsabilita’ politica.

Il trovarsi per motivi professionali all’estero puo’ costituire un vantaggio per un diplomatico in quanto percepito come “fuori dai giochi”.

Nei casi in cui la classe politica e’ eclissata da ragioni storiche contingenti, quella tecnocratica puo’ svolgere funzioni di supplenza.

Nel nostro Paese, in tempi recenti, la Banca d’Italia ha svolto il proprio ruolo di “prestatore di ultima istanza” in un ambito che non era quello del credito e della moneta, fungendo, in un momento politico straordinario, da serbatoio di talento e competenze.

Una naturale transizione dalla tecnocrazia alla politica potrebbe essere, per il diplomatico, quella dell’assunzione della responsabilita’ di Ministro degli Esteri.

In tal senso, l’Italia e’ ha fatto ricorso di rado a “tecnici” per ricoprire quell’incarico.

Cio’ vale soprattutto per l’epoca contemporanea perche’, se guardiamo all’elenco dei Ministri degli Esteri post 1861, notiamo che diversi provenivano invece dalla carriera diplomatica.

Per fare un esempio celebre, Carlo Sforza, gigante della diplomazia italiana tra le due guerre mondiale e poi Ministro degli Esteri al momento delle scelte fondamentali di politica italiana nel secondo dopoguerra.

Sforza era un esule dotato di credenziali democratiche oltre che tecnocratiche.

In tempi vicini, invece, raramente la responsabilita’ di Ministro e’ stata ricoperta da un tecnico proveniente dalla carriera diplomatica.

Il caso piu’ recente e’ quello dell'Ambasciatore Renato Ruggiero nel 2001.

A parte il caso specifico dell’incarico di Ministro degli Esteri, in generale, non mi risulta che siano stati molti i colleghi tentati dall’avventura politica al termine della carriera o che l'abbiano abbandonata (come ad esempio e' il caso dell'australiano Rudd) per "correre".

Una spiegazione e' forse la natura stessa della carriera.

Il passare circa la meta’ del proprio percorso professionale lontano dal principale centro della vita politica nazionale, unito alla discontinuita' della permanenza romana, ostacolano la costruzione della necessaria constituency che e’ la base per una carriera in politica.

Contribuisce infine una visione largamente condivisa super partes ed un senso, ancora robusto, di missione e servizio della res publica.

8 aprile 2008

La carriera diplomatica a "Globe 2008" (Palermo, 18 aprile)


A quanti si trovassero in Sicilia ( o volessero recarvisi appositamente) segnalo che a Palermo, il 18 aprile prossimo, si svolgera' " Globe 2008", salone sulle opportunità professionali internazionali organizzato dall’ISPI con il sostegno della Fondazione Banco di Sicilia.

Il salone "Globe" celebra la sua nona edizione offrendo a studenti universitari, neolaureati e giovani professionisti l'occasione di entrare in contatto con rappresentanti del Ministero degli Affari Esteri, funzionari dell’ONU e dell’Unione Europea, e responsabili delle organizzazioni non governative italiane.

Obiettivo e' di comprendere meglio le opportunità ed i requisiti per poter lavorare in diplomazia, in ambito comunitario, nel settore della cooperazione, nelle emergenze umanitarie, ecc.

La manifestazione è articolata in:

  • sessioni di presentazione della carriera diplomatica, delle organizzazioni internazionali (Nazioni Unite ed Unione Europea in primis) e delle organizzazioni non governative;
  • approfondimenti tematici e trasversali;
  • sessioni informative su programmi espressamente dedicati ai giovani (Esperti associati, Servizio civile internazionale, ecc.);
  • desk informativi per raccogliere materiale relativo ai percorsi presentati.
Per quanto riguarda la carriera diplomatica, specificamente, vedo dal programma che sono previsti i seguenti incontri:
  • lavorare in diplomazia
  • la diplomazia in campo
  • il concorso diplomatico
La partecipazione all’evento è gratuita (ma i posti sono limitati).

Maggiori informazioni a questo link.

6 aprile 2008

Tra diplomazia e sociologia

Ho letto in questi giorni il libro "The Tipping Point: How Little Things Can Make a Big Difference”  di Malcom Gladwell.

Il “tipping point” e’ quell'istante che fa pendere in maniera decisiva la bilancia da una parte scatenando il momento necessario a produrre cambiamenti sociali. 

E' l’attimo in cui idee, tendenze e comportamenti sociali attraversano una soglia, determinano un punto di non ritorno  e generano delle “epidemie sociali” (comportamenti virtuosi o criminosi, le mode, ecc. ).

Gladwell evidenzia l’importanza del Contesto come determinante dei comportamenti sociali. Egli conclude escludendo l'intrinsecita' dei comportamenti devianti. Questi non sono dunque attribuibili a caratteristiche  personali ed esclusive del singolo ma a fattori esterni che plasmano e condizionano il suo ambiente di riferimento.

Banalizzando forse un po' il ladro e' tale non perche' sia naturalmente cosi', ma perche' coglie l'occasione di esserlo.

Ho trovato assai convincente  la descrizione che Gladwell fa della teoria della "finestra rotta" e della terapia d'urto (zero tolerance)  applicata a New York dall'allora sindaco  Rudy Giuliani  per ripristinare con successo legalita' nella metropoli americana.

Gladwell individua tre tipologie di persone che scatenano il “tipping point”.

Sono essenzialmente:
• i Connettori
• gli Specialisti delle Informazioni
• i Venditori

Ciascuna di queste tre categorie di persone svolge un ruolo specifico nella dinamica dell'epidemia sociale. I primi  creano "network" per la loro capacita' di aggregare  persone, socialmente ed anche geograficamente distanti  (Gladwell descrive in termini avvincenti la teoria dei "sei gradi di separazione").

I Connettori valorizzando il patrimonio di informazione, spesso assai specifico e circoscritto accumulato dagli Specialisti.

I Venditori sono individui dotati di carisma e di eccezionali capacita’ di persuasione e di negoziazione.

La dinamica sociale descritta da Gladwell  sfocia in applicazioni di marketing allorche' egli descrive il "leverage" a fini di promozione commerciale dei prodotti che i venditori sono in grado di esercitare.

Racconto tutto cio’ perche’  a mio avviso il diplomatico ha delle caratteristiche comuni a quelle dei tre gruppi sopra descritti.

E' certamente uno Specialista dell' Informazione. E' anche un Venditore nel senso che deve "vendere" (negoziando con abilita’) le posizioni del suo Paese non solo alle autorita' di accreditamento ma anche al grande pubblico (e' il caso della Public Diplomacy).

Ed e' soprattutto  un  Connettore perche' ha  il piede in piu’ staffe, essere inserito in ambienti  sociali diversi tra loro. 

In conclusione, il Connettore risponde all'esigenza di "ponti" tra gli Specialisti dell'Informazione.

Egli e' dunque un generalista o ancora un  “versatilista” nel senso indicato da Thomas Friedman.

5 aprile 2008

Diplomazia e bugie

Una delle definizioni del diplomatico piu’ note, e forse abusate, e’ quella che e’ un “uomo onesto mandato all’estero a mentire per il bene del suo paese”.

L’espressione originale e’ inglese (a honest sent man sent to lie abroad for the good of his country) ed e’ attribuita ad un diplomatico del Seicento Sir Henry Wotton.

Un collega britannico una volta mi fece notare il gioco di parole (pun), volontario o no non e’ dato sapere, contenuto nell’espressione e legato al doppio significato del verbo “ to lie” (al passato remoto “lied”) che vuol dire sia “mentire” che “giacere” (passato remoto “lay”).

Che la menzogna sia la consegna del diplomatico non potrebbe piu’ essere lontano dal vero.

L’ onesta’ e’ al contrario un requisito necessario nella condotta delle relazioni diplomatiche.

Un diplomatico menzognero non e’ credibile agli occhi del Paese di accreditamento. Egli rende un disservizio alla causa del suo Paese.

Va tenuto presente pero’ che un conto e’ mentire ed un altro e’ invece dissimulare.

In qualche caso tenere coperte le proprie reali intenzioni puo’ essere un sano e proficuo atteggiamento negoziale.

In questo l’atteggiamento del diplomatico puo’ assomigliare a quello del giocatore di poker.

Su questo punto e su molti altri invito alla lettura di una interessante intervista a Philip C. Habib un grande diplomatico americano di origine libanese, mediatore nel conflitto in Medio Oriente nei primi anni Ottanta dello scorso secolo.

L’intervista offre interessanti spunti sulle qualita’ del diplomatico.

Tra le molte cose che condivido e’ l’invito di Habib a guardare alla carriera diplomatica ed alla vita con una certa dose di umorismo.

Non prendersi eccessivamente sul serio e' forse la migliore garanzia per guardarsi dal rischio di scadere nel cosiddetto “trombonismo”.

Il testo dell’intervista e’ reperibile qui.

1 aprile 2008

E-book di DiploMentor

Nella barra di navigazione a destra di questo post fa bella mostra di se' la copertina che Linda di Ecoversource ha curato per l'e-book di DiploMentor.

Il testo sistemizza i contenuti apparsi finora sul blog e rappresenta uno strumento di sintesi e di facile consultazione sulla carriera diplomatica.

L'e-book e’ – come il blog - una risorsa gratuita. E’ necessaria solo una semplice registrazione.

Al riguardo ho predisposto un meccanismo di conferma di iscrizione tramite un autoresponder.

Ci ho messo un po' a capirne l'esatto funzionamento e temo di aver provocato una falsa partenza della mail informativa riservata a quanti sono gia' iscritti alla mailing list di DiploMentor.

Mi scuso per l'inconveniente. Adesso dovrebbe essere tutto a posto.

Invito pertanto a scaricare l'e- book ed a diffonderlo tra quanti possano avervi interesse.

Sono grato per l’attenzione che i lettori hanno in questi primi mesi riservato a DiploMentor.

Senza di essa questa piccola, ma forse utile risorsa in rete, non avrebbe mai visto la luce.

Spero che l’e-book contribuisca a dare a chi si avvicina alla carriera diplomatica un’idea piu’ precisa dei suoi pregi e difetti, delle implicazioni personali e finanziarie, delle opportunita’ straordinarie di crescita umana e professionale e dei sacrifici e delle rinunce che essa comporta.

Avevo pensato in un primo momento che la pubblicazione di un e-book potesse costituire il suggello di questa esperienza stimolante ma anche impegnativa.

Dall’interazione con i lettori ho pero’ capito l’utilita’ di un continuo canale di interazione.

Dico continuo e non permanente per pura scaramanzia. Il mio auspicio e' di continuare con la massima regolarita' che gli impegni di lavoro e familiari mi consentono.

Tale canale interattivo mi sembra tanto piu' opportuno in quanto a breve dovrebbe essere ormai imminente la pubblicazione del bando del concorso.

DiploMentor continuera' dunque a far compagnia a quanti si preparano all'esame sperando di portare, se non altro, quella fortuna che - unita ad una solida preparazione - e' necessaria per superare la prova.

Come forse noterete, ho pensato che anche il blog e non solo il libro meritasse una veste grafica all’altezza dell’occasione.

Ho dunque modificato la template del sito adottandone una un po’ piu’ vivace di quella utilizzata in questi primi mesi.

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