12 aprile 2008

In diplomazia dopo l'avvocatura: una testimonianza



Apprendo dal Corriere della Sera (che rifischia un articolo del NYT) che, scrivendo DiploMentor, corro il rischio dell'infarto.
Pare infatti esista una nuova patologia medica, quella dello stress da blog.

Non e’ comunque questo il motivo per cui DiploMentor si prende una pausa di circa dieci giorni.

Tornero‘ a postare con gusto e senza stress a fine aprile.
***
In questo post ospito la testimonianza di un collega piu' giovane e del quale ho avuto modo di apprezzare le qualita' personali e professionali.
Credo che la sua testimonianza sia particolarmente utile per i lettori.
Cio' perche' se da un lato esprime il punto di vista di un funzionario con minor anzianita', dall'altro descrive l'esperienza di chi e' invece approdato alla diplomazia dopo aver gia' avuto una esperienza professionale qualificante, in particolare nel settore del diritto comunitario.
Trascrivo le sue parole.
"Per quanto riguarda la preparazione cercai soprattutto di rimediare le mie lacune in storia delle relazioni internazionali; quello che facevo a Bruxelles (dir. della concorrenza e mercato interno, soprattutto) mi permisero di sorvolare su lingue (inglese e francese erano le mie lingue di studio, di lavoro, di vita), diritto comunitario (una rinfrescata a dir. internazionale l'ho dovuta comunque dare) ed economia (anche lì, bastò una rapida rinfrescata).

Preferii studiare storia avvalendomi dell'immenso patrimonio della biblioteca dell'Université Libre de Bruxelles (ULB). Pensando di non avere nessuna chance di superare il concorso, preferii quanto meno approfittare dell'occasione per leggere più testi - brevi - di vari autori (francesi, inglesi, e anche italiani) piuttosto che mandarne a memoria uno solo (per es. Di Nolfo, che comunque sfogliai ). Non mi sono mai pentito di quella scelta.

Poichè dovevo studiare nel tempo libero (che non era molto, tra un cartello e una concetrazione...), le parole d'ordine furono: SINTESI e DIVERTIMENTO, e concentrazione su cose "riciclabili" (più lettura di quotidiani, tipo Sole24ore, riviste, tipo Economist, meno libri).

Mi presi i soli giorni di ferie necessari ad essere presente a Roma.

E veniamo alla scelta di vita: entrambi sono lavori interessanti e professionalmente stimolanti.

Differenze diplomazia/avvocatura (randomly): stabilità professionale (se fai il giurista aspiri a diventare un super esperto incontrastato in un determinato campo e, almeo in teoria, hai la possibilità di farlo; il diplomatico è giocoforza un tuttologo, ha un approccio olistico alla vita).

Trattamento economico (tendenzialmente ci si arricchisce meno al MAE, ma non si corre il rischio di restare disoccupati a quarant'anni/cinquant'anni per le bizze di un partner o del mercato; in un certo senso, si ha maggiore stabilità qui); se sei un tipo che si annoia facilmente, meglio la diplomazia: si varia in continuazione.

Somiglianze: servono spesso le medesime capacità: analisi, advocacy (per definizione), attitudine a "difendere" (anche se nel nostro caso si tratta dell'immagine e dell'interesse dell'Italia) etc. In questo, per quello che vedo, al giorno d'oggi i due mestieri non sono poi così diversi (soprattutto se si fa il multilaterale e soprattutto se si finisce alla Direzione Generale dell’Integrazione Europea.

Confermo quanto afferma DiploMentor sull'organizzazione rigidamente gerarchica della Farnesina.

Da tenere ben presente: una volta entrati al MAE, le esperienze professionali precedenti, da un punto di vista della progressione in carriera, valgono poco.
Qui prima si entra e meglio è. E' un fatto che, se avessi provato il concorso appena laureato, e se lo avessi vinto, a quest'ora starei già pensando alla mia seconda sede, e la mia promozione sarebbe anticipata di diversi anni.

Forse nel lungo termine riemerge in qualche modo il valore delle esperienze precedenti: si arriva comunque "più scafati".

Ai fini del concorso, l'esperienza professionale può forse servire agli orali (in questo caso, per la prova di dir. comunitario); ma il titolo di Avv. non dà punteggio, come è, per esempio, per un master o un dottorato. "

2 commenti:

danilo giurdanella ha detto...

Una testimonianza molto interessante. E' un peccato che, da quanto mi sembra di aver capito, precedenti esperienze professionali nel privato non diano vantaggi nè per il concorso, nè per la progressione in carriera.
Questo è sicuramente in controtendenza rispetto a quanto accade nel resto del mondo, ma è tipico del sistema italiano (vedi ad es. la carriera in magistratura).
La frase "prima si entra meglio è" non è certamente incoraggiante per chi ha già rilevanti esperienze professionali alle spalle. Anche qua c'entra un'altra - disatrosa - ideologia dell'Italia dei nostri giorni. Che cioè è l'anzianità e non il merito che determina la progressione in carriera e la retribuzione (ancora una volta posso fare l'esempio della magistratura in Italia dove, unico caso in tutto il mondo, la retribuzione è indipendente dalla reale funzione esercitata, ma dipende esclusivamente dagli anni di anzianità in servizio!!).
Viceversa il sistema anglosassone permette una integrazione pubblico-privato o pubblico-pubblico, senza la quale non si sarebbero formati i migliori diplomatici americani e britannici. Anche qui in Belgio è frequente il caso di manager che decidono di dedicarsi alla funzione pubblica per fare qualcosa meno legata all'ottica del profitto. Esattamente cio' che io vorrei fare, sebbene rimanga frustrato da un sistema italiano chiaramente sclerotizzato. E poi si parla di declinio. Non c'è declinio in Italia. C'è la stasi, questo è il problema. Non riusciamo a tenere il passo con il resto dell'area euro!!

narmer ha detto...

Ciao, sono io pure un giovane avvocato; vorrei ben capire: è stato pubblicato sulla G.U. del 14.4.08 il regolamento per l'accesso alla carriera diplomatica, ma quali sono i tempi per il relativo bando di concorso?(all'URP del MAE non rispondono praticamente mai!!)GRAZIE

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