31 maggio 2008

Promozione culturale



Rispondo ad un recente commento di Simona in merito alla carriera - sempre nell'ambito del MAE - di addetto alla promozione culturale.

Il concorso piu' recente per l'assunzione degli addetti alla promozione culturale si e' tenuto lo scorso anno. I neo-assunti hanno cominciato il loro servizio in gennaio.

Se non vado errato il concorso precedente risaliva al 2003. La frequenza dunque non e' la stessa di quello diplomatico.

D'altra parte anche questa carriera - come quella diplomatica- appare sottodimensionata rispetto alle esigenze. E' dunque possibile che si proceda a nuove assunzioni, anche se non sono in grado di precisare quando.

A proposito dell'ultimo concorso ricordo di avere trovato i quiz a risposta multipla (che costituiscono il primo di livello di selezione) di una notevole difficolta'. I quesiti spaziavano dal cinema alla letteratura, alle arti figurative.

Per averne una idea e' posssibile reperire nelle librerie i testi di una casa editrice specializzata nella preparazione ai concorsi.

Il tirocinio presso un ufficio culturale puo' certo essere utile ma temo che la prova di selezione per questo tipo di carriera sia fondata su un nozionismo forse ancora piu' accentuato rispetto a quello del concorso diplomatico. Non si sfugge al duro impegno su libri e manuali.

Quella di addetto culturale (cosi' come quella ad esempio di assistente commerciale) e' una carriera di notevole interesse e di crescente importanza anche alla luce della priorita' che nell'azione diplomatica italiana assumono sia la componente culturale che quella commerciale.

Anche se nella gerarchia dei valori ministeriali si collocano al di sotto della carriera diplomatica, esse offrono gratificazioni notevoli per chi sente di avere la vocazione del servizio all'estero unita ad una propensione artistica o economica.

Sono sbocchi che vanno tenuti d'occhio e che presuppongono una preparazione mirata.

(photo credit A.L.G. @ Biennale di Venezia 2007)

29 maggio 2008

Diplomazia e Politica


Paco nel suo commento al post precedente solleva una questione molto importante, quella del rapporto tra politica e funzionari diplomatici.

L’essere iscritto a un partito (o a un sindacato) non e’ motivo di ostacolo per accedere alla carriera diplomatica.

Tuttavia, alla domanda se la "neutralita’ politica" del diplomatico sia condizione necessaria od obbligatoria, rispondo che la realta’ attuale dimostra che essa non e’ ne’ l’una ne’ l’altra.

Essa pero’ e’, a mio giudizio, consigliabile.

Al momento della conferma nei ruoli dopo il periodo di prova il Segretario di Legazione presta un giuramento di fedelta’ alla Repubblica.

Ripeto: alla Repubblica.

Il diplomatico e’ un funzionario dello Stato. I governi vanno e vengono, lo Stato resta ed e’ l’interesse super partes di questo che deve fare da stella polare del funzionario.

Egli e’ dunque tenuto/a a servire lealmente il Governo in carica anche se e quando questo esprima politiche e posizioni che non coincidono con quelle sue personali.

Sarebbe gravemente scorretto il contrario, in particolare nell’ambito del servizio all’estero.

Essere neutrali non vuol dire rinunciare alla facolta’ di avere opinioni politiche personali o autocensurarsi.

Il mio consiglio e’ pero’ quello di tenere le proprie opinioni politiche il piu’ possibile per se’ e di evitare che queste interferiscano con l’esercizio delle sue funzioni.

Nel corso del servizio, sia in patria che all’estero, il diplomatico ha frequenti occasioni di relazionarsi al potere politico.

In particolare, il politico (Ministro o Sottosegretario) che si insedia alla Farnesina crea un entourage che e’ il prodotto di due squadre.
Una composta dalla cerchia di quegli intimi che ne hanno seguito negli anni le vicende politiche; un’altra composta da professionalita’ prese in prestito alla Farnesina.

Il compito di questi colleghi non e’ facile perche’ essi si collocano in una delicata giunzione che media le istanze, talora contraddittorie, della sfera politica e quelle della macchina burocratica.

Alla domanda di Paco se la carriera è accelerata o rallentata dalla vicinanza politica la risposta e’: tutte e due le cose.

Per i funzionari (e ve ne sono) che hanno fatto chiare scelte di campo, e’ possibile che le sorti piu’ o meno favorevoli della loro progressione di carriera coincidano con l’alternanza delle maggioranze politiche.

Personalmente credo che sia non solo piu’ coerente con lo spirito super partes richiesto al commis d’etat ,ma anche sagace, mantenere equidistanza.

Cio’ non per opportunismo “bipartisan” ma perche’ e’ preferibile sviluppare una professionalita’ indiscussa su cui, al di la’ della ciclicita’ elettorale, sia la politica che la Farnesina sanno di poter di volta in volta contare ed attingere.

27 maggio 2008

Bando!


L'atteso concorso diplomatico per 25 posti di Segretario di Legazione in prova e' stato bandito il 23 maggio 2008.

Maggiori dettagli sono sul sito del Ministero degli Esteri.

La scadenza per la domanda di partecipazione e' fissata al 7 luglio 2008.

Dateci sotto con i libri e in bocca al lupo!

22 maggio 2008

Attesa della pubblicazione del bando del concorso

In diversi mi avete chiesto notizie circa la data del concorso.

C'e' evidentemente un ritardo rispetto alla data di pubblicazione del bando prevista, secondo quanto avevo appreso, gia' per l'aprile scorso.

Le elezioni ed il cambio di governo hanno allungato alcuni tempi tecnici.

Da quello che mi risulta non dovrebbe tuttavia ormai mancare molto per il bando.

Inoltre mi e' stato confermato che e' intenzione ministeriale fare il concorso non solo nel 2008 ma anche nel 2009.

Capisco che l'incertezza delle date rende possa rendere difficile la programmazione personale.

Ma il ritardo puo' essere anche una opportunita' per quanti devono colmare lacune in alcune materie o comunque per mettere a punto la preparazione.

16 maggio 2008

Il patrimonio immobiliare demaniale all'estero


L’Agenzia del Demanio ha completato nei mesi scorsi il censimento del patrimonio immobiliare dello Stato avviato nel 2001.

Il censimento ha anche il fine di contribuire ad accrescere tra gli italiani la consapevolezza dell’importanza e del valore dei beni dello Stato.
In tal senso, quest’opera e’ significativa anche per la valenza identitaria nazionale.

Una guida fotografica che presenta circa 1.000 immobili sui 30.000 censiti e’ stata di recente pubblicata dal quotidiano “la Repubblica”.

Con il censimento l’Italia e’ diventata il primo paese dell’Eunione Europea che dispone di una conoscenza completa del proprio patrimonio il quale e’, per ovvi motivi storici, uno dei piu’ importanti d’Europa sia per quantita’ che per qualita’.

L’azione di promozione della conoscenza del patrimonio immobiliare italiano non si limita al territorio nazionale ma anche ai beni di proprieta’ dello Stato all’estero.

Non tutti gli uffici italiani all’estero (Ambasciate, Rappresentanze Permanenti, Consolati, Istituti di Cultura) sono di proprieta’.

In molti casi, sia per ragioni contingenti che per esigenze di bilancio, l’affitto degli immobili e’ una soluzione diffusa.

Tuttavia, laddove possibile il possesso e’ la soluzione preferibile anche per il risparmio per l’erario che – nel lungo termine – si realizza.

Alcune delle nostre Ambasciate all’estero hanno un valore storico e culturale straordinario.

Solo a titolo di esempio rimando ai siti delle nostre Ambasciate a Parigi e Londra per avere un’idea della rilevanza sul piano storico e culturale degli immobili.

E’ anche ovviamente una responsabilita’ importante nei confronti delle autorita’ di accreditamento nel cui territorio questi immobili – pur essendo di proprieta’ italiana - si trovano.

Il Ministero degli Esteri, pur in presenza di risorse magre, ha negli ultimi anni investito anche nella costruzione di immobili all’estero in particolare Ambasciate che per il loro ruolo simbolico (si parla di flagship embassies) costituiscono un biglietto da visita anche della qualita’ dell’architettura e del design nazionale.

In tal senso e’ esemplare l’ ambasciata d’Italia a Washington.

10 maggio 2008

Diplomazia e Universita'


Nei commenti e nelle mail ricorre il riferimento alla vaghezza che sia l'universita’ che i corsi di preparazione al concorso offrono sulla realta’ della carriera diplomatica.

In tal senso, una esperienza interessante, volta a colmare il gap tra l’universita’ e la diplomazia, e’ quella americana.

Il Dipartimento di Stato gestisce un programma che si chiama "Diplomats in Residence".

Funzionari "senior" vengono distaccati presso le universita' americane con l'incarico di promuovere la carriera diplomatica come un possibile e gratificante sbocco professionale per i giovani.

La Farnesina (l'Istituto Diplomatico in particolare) fa qualcosa di simile.

Ad esempio - ormai qualche anno fa purtroppo – al Cesare Alfieri di Firenze fu una conferenza dell'Ambasciatore Sergio Cojancich a farmi balenare per la prima volta l'idea di intraprendere la carriera diplomatica.

Anche l’Ambasciatore a riposo Pascarella ha svolto analoga attivita’ nelle universita' italiane.

L'iniziativa americana cui ho accennato ha tuttavia un carattere strutturato. E' essenzialmente un'attivita' di outreach e di mentorship per quanti si preparano all'esame per accedere al Dipartimento di Stato.

Al di la' di una informazione piu' completa sulla carriera, un programma del genere ha anche il merito di appagare il desiderio di quei diplomatici che - usciti per limiti d'eta' dal Ministero - desiderano ancora mantenere un legame con la Casa.

Cio’, oltre allo scopo di assicurarsi una sorta di "terzo tempo" negli anni della pensione, ha anche il fine di preservare, attraverso l'insegnamento, un ricco patrimonio di esperienza e competenze che, se non trova sfogo nella memorialistica, rischia di essere purtroppo destinato all'oblio.

Maggiori informazioni sul programma “Diplomats in Residence” si trovano sul sito del Dipartimento di Stato.

Sarei curioso di conoscere le vostre opinioni in proposito.

4 maggio 2008

Diplomazia, calligrafia e tipografia


Le prove dei candidati del concorso diplomatico sono scritte a mano.

Questo aspetto puo’ forse apparire secondario ma contribuisce non poco alla fatica del concorso.

Infatti, la tecnologia e la diffusione del computer ha oggi fatto si’ che la penna non si usi quasi più.

La calligrafia dei nostri nonni aveva forti somiglianze frutto com’era di una marcata standardizzazione del corsivo a partire dalle scuole elementari.

Nelle scuole l’insegnamento della “bella calligrafia” non esiste più e oggi non solo i medici ma anche tante altre categorie professionali scrivono in maniera quasi illeggibile.

Il problema non e’ solo italiano ma, forse con l’eccezione della Russia (dove alla bella scrittura del cirillico in corsivo e’ ancora attribuita priorita’), anche di altri paesi europei.

In qualche caso si sta correndo ai ripari. Ad esempio nel Regno Unito in alcune scuole vi e’ l’obbligo della scrittura con la stilografica nella convinzione che migliori il rendimento degli studenti ( e semplifichi il compito di maestri) .

Per questioni generazionali i candidati hanno oggi una limitata dimistichezza con la scrittura corsiva. Non invidio dunque ne’ loro ne’ i professori correttori degli elaborati.

Poiche’ so di avere una calligrafia non molto leggibile, ricordo che, in occasione del concorso, mi presi la briga di riservare l’ultima ora di ciascuna prova per ricopiare il testo nella mia migliore grafia possibile.

Suggerisco di fare altrettanto. Mettendomi nei panni di un esaminatore, non mi sentirei nella piu’ favorevole disposizione di spirito nel valutare un compito pieno di cancellature e scritto con le proverbiali zampe di gallina.

Le prime impressioni contano.

D'altra parte, poiche’ il nostro e’ il tempo del computer ci si dovrebbe forse interrogare sulla possibilita’ di mettere a disposizione dei candidati dei pc per la redazione degli compiti.

Continuare a scrivere a mano i compiti potrebbe comunque essere utile ai fini di un esame grafologico che – integrando le risultanze dei test attitudinali – darebbe indizi sul carattere del candidato.

Nel settore privato i CV vengono talvolta chiesti scritti a mano proprio per effettuare tale tipo di valutazione.

Ma non credo che tale tipo di esame – che dovrebbe essere effettuato da specialisti - sia attualmente fatto in sede di concorso ministeriale.

Nel lavoro quotidiano al Ministero e’ comunque prevalente l’uso del computer.

La scrittura a mano resta prerogativa di quei funzionari che hanno la fortuna di disporre di segretarie, categoria in via di estinzione e comunque sempre piu’ organizzata in pool per esigenze di economia.

Sfogo calligrafico degli amanuensi ministeriali sono le annotazioni in margine ai documenti di ufficio e i bigliettini scritti a mano che li accompagnano e che costituiscono spesso il veicolo con cui - per via gerarchica – essi vengono assegnati all'interno del MAE per i seguiti operativi.

Tali biglietti portano l'indicazione dell'Ufficio o Direzione Generale originante e recitano tipicamente frasi del tipo " Alla Direzione Generale X ( o all'Ufficio XY) per i seguiti di competenza" o istruzioni piu' dettagliate e puntuali.

Scherzando – dopo l’arresto di quel criminale grafomane di Provenzano – qualcuno al MAE ha preso a chiamarli “pizzini”.

I funzionari piu’ giovani al Ministero hanno dunque una buona dimistichezza con i programmi non solo di video scrittura (ed evidentemente con browser e client di posta elettronica) e talvolta anche con database e fogli elettronici.

Benche’ esista all’interno della Casa un certo “digital divide” intergenerazionale, anche i funzionari piu’ anziani hanno fatto sforzi abbracciando in particolare l’email che e’ necessaria per la circolazione di informazioni e documenti all’interno della casa.

Per esigenze di standardizzazione dell’aspetto dei documenti al MAE la formattazione dei documenti e’ fatta utilizzando il carattere “Times New Roman” (14).

Uno dei benefici della diffusione del computer e’ l’accresciuta consapevolezza della varieta’ e delle diversa qualita’ dei vari tipi.

Storditi dall’inquinamento visivo che deturpa le nostre citta’ ci rendiamo forse poco conto della grande tradizione grafica che l’Italia ha – anche in questo campo - fin dai tempi di Aldo Manuzio.

Per questo segnalo la lodevole attivita’ svolta dall’AIAP (Associazione italiana per la progettazione della comunicazione visiva) attraverso la sua iniziativa per approfondire la conoscenza della storia della tipografia nel Paese che ha visto nascere l’alfabeto latino.

Per restare in tema tipografico, di recente ho visto un interessante documentario prodotto per celebrare nel 2007 il cinquantenario della nascita in Svizzera di "Helvetica" , uno dei tipi piu’ diffusi.

Oltre ad apririmi gli occhi sull’ubiquita’ di “Helvetica", il documentario e’ un’affascinate escursione non solo nel mondo della tipografia ma in generale del design contemporaneo.

Tra le cancellerie occidentali il MAE non e’ il solo ad adottare il “Times New Roman” quale tipo ufficiale.

Dal 2004 anche il Dipartimento di Stato americano ha adottato quel carattere (abbondonando Courier New -12) al fine di dare ai documenti prodotti a Foggy Bottom maggior chiarezza e modernita’.

Per concludere, DiploMentor non e' scritto ne' in Helvetica, TNR, Courier, o quella derivazione di Helvetica che e’ Arial bensi' in “Verdana”.

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