29 maggio 2008

Diplomazia e Politica


Paco nel suo commento al post precedente solleva una questione molto importante, quella del rapporto tra politica e funzionari diplomatici.

L’essere iscritto a un partito (o a un sindacato) non e’ motivo di ostacolo per accedere alla carriera diplomatica.

Tuttavia, alla domanda se la "neutralita’ politica" del diplomatico sia condizione necessaria od obbligatoria, rispondo che la realta’ attuale dimostra che essa non e’ ne’ l’una ne’ l’altra.

Essa pero’ e’, a mio giudizio, consigliabile.

Al momento della conferma nei ruoli dopo il periodo di prova il Segretario di Legazione presta un giuramento di fedelta’ alla Repubblica.

Ripeto: alla Repubblica.

Il diplomatico e’ un funzionario dello Stato. I governi vanno e vengono, lo Stato resta ed e’ l’interesse super partes di questo che deve fare da stella polare del funzionario.

Egli e’ dunque tenuto/a a servire lealmente il Governo in carica anche se e quando questo esprima politiche e posizioni che non coincidono con quelle sue personali.

Sarebbe gravemente scorretto il contrario, in particolare nell’ambito del servizio all’estero.

Essere neutrali non vuol dire rinunciare alla facolta’ di avere opinioni politiche personali o autocensurarsi.

Il mio consiglio e’ pero’ quello di tenere le proprie opinioni politiche il piu’ possibile per se’ e di evitare che queste interferiscano con l’esercizio delle sue funzioni.

Nel corso del servizio, sia in patria che all’estero, il diplomatico ha frequenti occasioni di relazionarsi al potere politico.

In particolare, il politico (Ministro o Sottosegretario) che si insedia alla Farnesina crea un entourage che e’ il prodotto di due squadre.
Una composta dalla cerchia di quegli intimi che ne hanno seguito negli anni le vicende politiche; un’altra composta da professionalita’ prese in prestito alla Farnesina.

Il compito di questi colleghi non e’ facile perche’ essi si collocano in una delicata giunzione che media le istanze, talora contraddittorie, della sfera politica e quelle della macchina burocratica.

Alla domanda di Paco se la carriera è accelerata o rallentata dalla vicinanza politica la risposta e’: tutte e due le cose.

Per i funzionari (e ve ne sono) che hanno fatto chiare scelte di campo, e’ possibile che le sorti piu’ o meno favorevoli della loro progressione di carriera coincidano con l’alternanza delle maggioranze politiche.

Personalmente credo che sia non solo piu’ coerente con lo spirito super partes richiesto al commis d’etat ,ma anche sagace, mantenere equidistanza.

Cio’ non per opportunismo “bipartisan” ma perche’ e’ preferibile sviluppare una professionalita’ indiscussa su cui, al di la’ della ciclicita’ elettorale, sia la politica che la Farnesina sanno di poter di volta in volta contare ed attingere.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Diplomentor, mi pare di capire che quella che consiglia è una "non scelta": equidistanza.

Ma anche quella, a modo suo, è una "scelta". E può essere allo stesso modo penalizzante.

La politica influisce, eccome. Sono ancora fresche le polemiche per la fin troppo rapida promozione ad ambasciatore dell'ex capo di gabinetto di Fini, oggi Segretario Generale al MAE. E l'elenco dei casi potrebbe proseguire. Anche in quel caso, la politica influì molto.

Quando si ha a che fare col potere politico non si può fare a meno della "scelta". E il farsi identificare, avere una connotazione politica chiara, credo abbia una sua valenza, quantomeno in termini di coerenza personale. Questo, ovviamente, non pregiudica il giuramento alla Repubblica e lo sforzo quotidiano nel servirla, a prescindere dal colore politico di cui si tinge l'Esecutivo.

E' però da rilevare che in determinate sedi (soprattutto quelle più importanti) i Capi Missione hanno un ruolo spiccatamente politico e la loro azione ha pesanti ricadute sul destino del Paese. Pertanto: devono essere in linea con l'orientamento politico del governo. Mi appare sensato, in ultima analisi, uno spoils system che ponga in equilibrio armonico il sentire della maggioranza di governo con i diplomatici in missione ai più alti livelli.

La politica c'entra sempre.

Cordialmente,

Antonio

Anonimo ha detto...

Ragazzi ma sul serio credete che la politica estera di uno stato serio varii in funzione dei cambiamenti di colore politico se non per aspetti marginali ?. La politica estera di uno stato serio è fatta di permanenze geopolitiche dettate da fattori strutturali. Quindi la vexata questio dei rapporti tra politica e diplomazia non dovrebbe neanche presentarsi in teoria.
Saluti e complimenti per questo preziosissimo blog.

Anonimo ha detto...

Equidistanza o equivicinanza? Diplomentor, dicci se i venti di ecumenismo strisciante che soffiano dalle parti di Montecitorio hanno gia' contagiato la Farnesina..

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