4 maggio 2008

Diplomazia, calligrafia e tipografia


Le prove dei candidati del concorso diplomatico sono scritte a mano.

Questo aspetto puo’ forse apparire secondario ma contribuisce non poco alla fatica del concorso.

Infatti, la tecnologia e la diffusione del computer ha oggi fatto si’ che la penna non si usi quasi più.

La calligrafia dei nostri nonni aveva forti somiglianze frutto com’era di una marcata standardizzazione del corsivo a partire dalle scuole elementari.

Nelle scuole l’insegnamento della “bella calligrafia” non esiste più e oggi non solo i medici ma anche tante altre categorie professionali scrivono in maniera quasi illeggibile.

Il problema non e’ solo italiano ma, forse con l’eccezione della Russia (dove alla bella scrittura del cirillico in corsivo e’ ancora attribuita priorita’), anche di altri paesi europei.

In qualche caso si sta correndo ai ripari. Ad esempio nel Regno Unito in alcune scuole vi e’ l’obbligo della scrittura con la stilografica nella convinzione che migliori il rendimento degli studenti ( e semplifichi il compito di maestri) .

Per questioni generazionali i candidati hanno oggi una limitata dimistichezza con la scrittura corsiva. Non invidio dunque ne’ loro ne’ i professori correttori degli elaborati.

Poiche’ so di avere una calligrafia non molto leggibile, ricordo che, in occasione del concorso, mi presi la briga di riservare l’ultima ora di ciascuna prova per ricopiare il testo nella mia migliore grafia possibile.

Suggerisco di fare altrettanto. Mettendomi nei panni di un esaminatore, non mi sentirei nella piu’ favorevole disposizione di spirito nel valutare un compito pieno di cancellature e scritto con le proverbiali zampe di gallina.

Le prime impressioni contano.

D'altra parte, poiche’ il nostro e’ il tempo del computer ci si dovrebbe forse interrogare sulla possibilita’ di mettere a disposizione dei candidati dei pc per la redazione degli compiti.

Continuare a scrivere a mano i compiti potrebbe comunque essere utile ai fini di un esame grafologico che – integrando le risultanze dei test attitudinali – darebbe indizi sul carattere del candidato.

Nel settore privato i CV vengono talvolta chiesti scritti a mano proprio per effettuare tale tipo di valutazione.

Ma non credo che tale tipo di esame – che dovrebbe essere effettuato da specialisti - sia attualmente fatto in sede di concorso ministeriale.

Nel lavoro quotidiano al Ministero e’ comunque prevalente l’uso del computer.

La scrittura a mano resta prerogativa di quei funzionari che hanno la fortuna di disporre di segretarie, categoria in via di estinzione e comunque sempre piu’ organizzata in pool per esigenze di economia.

Sfogo calligrafico degli amanuensi ministeriali sono le annotazioni in margine ai documenti di ufficio e i bigliettini scritti a mano che li accompagnano e che costituiscono spesso il veicolo con cui - per via gerarchica – essi vengono assegnati all'interno del MAE per i seguiti operativi.

Tali biglietti portano l'indicazione dell'Ufficio o Direzione Generale originante e recitano tipicamente frasi del tipo " Alla Direzione Generale X ( o all'Ufficio XY) per i seguiti di competenza" o istruzioni piu' dettagliate e puntuali.

Scherzando – dopo l’arresto di quel criminale grafomane di Provenzano – qualcuno al MAE ha preso a chiamarli “pizzini”.

I funzionari piu’ giovani al Ministero hanno dunque una buona dimistichezza con i programmi non solo di video scrittura (ed evidentemente con browser e client di posta elettronica) e talvolta anche con database e fogli elettronici.

Benche’ esista all’interno della Casa un certo “digital divide” intergenerazionale, anche i funzionari piu’ anziani hanno fatto sforzi abbracciando in particolare l’email che e’ necessaria per la circolazione di informazioni e documenti all’interno della casa.

Per esigenze di standardizzazione dell’aspetto dei documenti al MAE la formattazione dei documenti e’ fatta utilizzando il carattere “Times New Roman” (14).

Uno dei benefici della diffusione del computer e’ l’accresciuta consapevolezza della varieta’ e delle diversa qualita’ dei vari tipi.

Storditi dall’inquinamento visivo che deturpa le nostre citta’ ci rendiamo forse poco conto della grande tradizione grafica che l’Italia ha – anche in questo campo - fin dai tempi di Aldo Manuzio.

Per questo segnalo la lodevole attivita’ svolta dall’AIAP (Associazione italiana per la progettazione della comunicazione visiva) attraverso la sua iniziativa per approfondire la conoscenza della storia della tipografia nel Paese che ha visto nascere l’alfabeto latino.

Per restare in tema tipografico, di recente ho visto un interessante documentario prodotto per celebrare nel 2007 il cinquantenario della nascita in Svizzera di "Helvetica" , uno dei tipi piu’ diffusi.

Oltre ad apririmi gli occhi sull’ubiquita’ di “Helvetica", il documentario e’ un’affascinate escursione non solo nel mondo della tipografia ma in generale del design contemporaneo.

Tra le cancellerie occidentali il MAE non e’ il solo ad adottare il “Times New Roman” quale tipo ufficiale.

Dal 2004 anche il Dipartimento di Stato americano ha adottato quel carattere (abbondonando Courier New -12) al fine di dare ai documenti prodotti a Foggy Bottom maggior chiarezza e modernita’.

Per concludere, DiploMentor non e' scritto ne' in Helvetica, TNR, Courier, o quella derivazione di Helvetica che e’ Arial bensi' in “Verdana”.

1 commento:

Antonio ha detto...

Devo confessare che il problema della calligrafica mi tormenta tanto quanto la preparazione delle materie di concorso. La mia è annoverabile tra le meno chiare e questo pone seri problemi all'esaminatore. Nelle simulazioni concorsuali che la SIOI tiene mensilmente, il problema della cattiva grafia mi è stato segnalato da alcuni docenti.
La questione resta critica. Da quando per le prove scritte si è passati alla durata di 5 ore (e non più le "comode" otto), ricopiare il compito è diventato davvero difficile. Ciò è vero per le cinque materie e, particolarmente, per il tema di storia e diritto che, mi è parso di capire, tendono ad essere quelli di più vasta redazione.
Una calligrafia non troppo chiara tende ad ostacolare il commissario nella correzione e rischia di penalizzarmi gravemente. Spero, almeno, che chi è deputato alla correzione consideri lo scarso tempo a disposizione e non tenga (eccessivamente) conto delle cancellature e della presentazione grafica di un compito.


Un cordiale saluto.

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