23 giugno 2008

Ambasciate: fasti e declini


Torno sul tema delle ambasciate (intese come asset immobiliari), trattato in un post precedente, per segnalarvi alcuni articoli interessanti che mi sono capitati recentemente sotto gli occhi.

Il primo riguarda l’investimento che, in nome di considerazioni di prestigio, gli Stati affrontano costruendo imponenti e costose sedi diplomatiche.

L’articolo cui vi rimando riguarda la flagship embassy che la Repubblica Popolare Cinese sta ad esempio costruendo a Washington.

A considerazioni non solo di prestigio e influenza politica nel paese, ma anche di sicurezza corrisponde invece il costoso (600 milioni di dollari), enorme ed iperprotetto bunker edificato dopo il 2003 dagli americani a Bagdad.

Il secondo articolo riguarda invece quegli immobili che - sempre a Washington – deperiscono malinconicamente per essere stati abbandonati a seguito delle alterne vicende politiche degli Stati che vi alloggiavano le loro ambasciate.

Anche in Italia abbiamo avuto casi simili. Ricordo il caso dell’ambasciata della Somalia a Roma, contesa lungo da gruppi rivali ed occupata da squatters somali.

Benche’ gravemente degradata essa ha comunque avuto migliore sorte della nostra Ambasciata a Mogadiscio gravemente danneggiata dalla vicende della guerra civile somala.

Nemmeno gli immobili diplomatici si sottraggono dunque alla legge suprema dell’impermanenza della condizione umana o, come in questo caso, statuale.

p.s. per leggere l’articolo della Washington Post e’ possibile che sia necessaria una registrazione gratuita al sito.

(photo credit thinkpanama)

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