10 giugno 2008

Donne in Diplomazia: testimonianza


In un post precedente ho descritto la presenza femminile nei ranghi della carriera diplomatica italiana.

E' purtroppo una realta' l'esistenza anche in Italia del cosiddetto "tetto di cristallo" che limita le ambizioni femminili in molti ambiti professionali.

La Farnesina non fa eccezione ma la situazione e' in via di lento miglioramento e un numero crescente di donne ricopre posizioni apicali.

In questo momento, ad esempio tre donne (su 13) rivestono l'incarico di Direttore Generale al Ministero degli Esteri. Laura Mirachian (alla DG Europa); Carla Zuppetti (Italiani all'estero);Rita Di Giovanni (Affari Amministrativi). Altre due donne dirigono l'Unita' di Crisi (Elisabetta Belloni) e l'Istituto Diplomatico (Emanuela D'Alessandro).

Due donne hanno inoltre in questo momento il grado di Ambasciatore (Laura Mirachian, appunto, e Anna Blefari Melazzi).

Questo post ospita la testimonianza di una giovane e brava diplomatica attualmente al suo primo incarico estero in un importante paese europeo.

Al di la' della prospettiva di "gender" il suo racconto e' interessante anche perche' descrive una situazione abbastanza tipica, cioe' quella del giovane funzionario che la carriera diplomatica destina a ricoprire fin dai primi anni funzioni di particolare responsabilita' e difficolta'.

Le lascio la parola.

“Ma lei e’ veramente il console? “ cui segue “Signora o signorina?” Ormai da diversi mesi, da quando cio’ ho assunto presso una sede estera, queste sono le domande cui piu’ frequentamente mi ritrovo a rispondere. Potrebbe sembrare una cosa da nulla ma credo possa aiutare a comprendere come talvolta le difficolta’ dell’essere un diplomatico donna non sono tanto (o almeno non solo) dentro la casa quanto piuttosto nell’atteggiamento - certe volte a dir il vero anche ingenuo- da parte dei connazionali stessi all’estero ed in generale della cd societa’ civile che sembrano forse non essere ancora pronti ad avere donne in ruoli di (relativo) potere.

Tra gli episodi piu’ divertenti e, a dir il vero, neanche troppo poco rari, quelli in cui sono stata identificata come la fidanzata o la consorte se non l’assistente del presunto diplomatico. Da questo punto di vista del resto la lingua non aiuta essendo la maggior parte dei nostri appellativi al maschile. Ovviamente in tutti questi casi l’equivoco nasceva dal fatto di trovarmi accanto ad un “uomo” magari anche di eta’ piu’ avanzata e nei confronti del quale era piu’ facile inquadrarmi come la compagna piuttosto che come superiore gerarchico.

Non che questo comporti alla fine grandi problemi, l’equivoco e’ facile a chiarirsi, ma denota come ancora sia piu’ facile vedere un uomo a capo di una struttura piuttosto che una donna. Se poi la donna ha anche il peccato originale di essere appena trentenne... Detto questo occorre ammettere che che tutto cio’ puo’ essere anche estremamente flattering, divertente e soprattutto anche vantaggioso dato che nei confronti del gentil sesso anche le persone piu’ dure lo sono un po’ meno. E’ soltanto pero’ bene saperlo prima per farne un punto di forza invece che di svantaggio ed e’ per questo che credo vada segnalato alle ragazze che decidono di intraprendere questa strada.

Volendo esprimersi in parole semplici alla lunga emerge certamente anche il cervello e se si e’ in gamba verrete ammirate per quello, ma rassegnatevi al fatto che in determinati contesti la prima cosa che noteranno di voi e’ che siete una donna e se siete o meno carina. E sebbene i piu’ educati ed i meno ingénui non lo daranno a vedere per chiunque sarete prima di tutto una Signora o una Signorina ..."


(nella foto particolare del Museo della Bomba Atomica di Nagasaki; photo credit A.L.G. copyright 2007)

1 commento:

Anonimo ha detto...

Decisamente da dimenticare l'arancione, caro Diplomentor. Tre "pappine" sono troppe per qualsiasi template.

Con la consueta cordialità,

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