31 luglio 2008

Diplomatici e operatori umanitari



In precedenti post ho toccato il tema della confusione tra componente umanitaria e politico-militare negli interventi, in particolare post 2001, in teatri di crisi.

Si tratta di un tema particolarmente sentito nell’ambito della comunita’ degli operatori umanitari per i riflessi che ha sulla loro sicurezza sul campo.

Il “Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane”, una ONLUS che opera in Pakistan e in Afghanistan da diversi anni, in partenariato con alcune importanti associazioni politiche e umanitarie afghane mi ha indirizzato un contributo.

Esso non solo affronta questo tema, ma offre anche riflessioni piu' ampie ed assai pertinenti sul rapporto tra diplomatici ed operatori umanitari.

Lo posto qui di seguito riservandomi di commentarlo successivamente.

Spero che questo contributo possa ugualmente sollecitare vostri commenti e riflessioni.

***
Caro DiploMentor,

complimenti per l’interessante blog. Come operatori umanitari attivi da anni in Pakistan e in Afghanistan, segnaliamo che l’efficacia del nostro intervento (intendendo per “nostro” anche la parte afgana) è strettamente legata alla disponibilità personale o soggettiva di chi dirige l’Ambasciata d’Italia o il Consolato di riferimento.

Nel corso degli anni abbiamo incontrato persone illuminate, preparate, consapevoli, benché rigorose nell’applicazione della legge, con le quali abbiamo lavorato in modo entusiasmante per un obiettivo “comune”, davvero in sintonia.

Con altre abbiamo avuto difficoltà, ostacoli che ci hanno spesso demotivato e alla fine allontanato.

In un paese in guerra coesistono diversi attori le cui prospettive si pongono talvolta in rotta di collisione.

Alcuni di questi attori sono per loro natura incompatibili tra loro: penso, ad esempio, al divario tra chi si muove in tale scenario con scopi umanitari, chi lo fa con scopi politici o economici, e chi vi si muove con scopi militari e/o bellici.

Umanitari e diplomatici si muovono in un teatro di crisi con prospettive e finalita’ differenti. A noi umanitari spetta:
- interpretare, individuare, comprendere e – dove possibile - alleviare i bisogni della popolazione civile locale;
- individuare interlocutori stimolanti nella società civile locale (dove presente);

A voi diplomatici spetta:
- rendere compatibile la coesistenza fra le diverse ma contemporanee presenze esterne (militare, politica, umanitaria);
- trattare le espressioni politiche di quel paese (a volte belligeranti, ostili, pericolose);

Noto peraltro che a tale compito eminentemente politico non possono nemmeno sottrarsi le stesse ONG. Esse non si muovono in un vuoto politico. Riteniamo infatti che il lavoro umanitario tout court non serve ad alcunché se non sostenuto da un’intensa attività politica, soprattutto se l’argomento principe sono i diritti delle donne e i diritti umani.

E’ evidente che il lavoro del diplomatico è più complesso e difficile. Crediamo che sia anche il più affascinante, perché offre una visione multifocale che poche altre attività consentono. Un teatro di crisi umanitaria esalta tale ruolo. Non crediamo infatti che il vostro lavoro possa presentare tante sfaccettature se svolto in situazioni di maggiore tranquillità e agio.

Nella esperienza quotidiana della nostra organizzazione il successo del contributo diplomatico appare suscettibile alle disponibilità soggettive di chi lo svolge.

Per svolgere questo compito ci sembra necessaria una preparazione su diversi livelli e una pluriennale esperienza, certo: ma soprattutto attitudine, predisposizione, disponibilità soggettiva, intuito, doti che purtroppo non possono essere “insegnate”, ma fanno parte del carattere e delle storie individuali delle persone.

Doti che ci portano lontano dall’immagine del diplomatico da letteratura: affabile, sorridente, disponibile, ma sostanzialmente avulso dalla realtà e poco incisivo nella soluzione dei problemi, quasi in attesa della successiva, e inevitabilmente ben più prestigiosa, destinazione.

Nell’ambito delle nostre attività abbiamo conosciuto diplomatici di ogni tipo: di alcuni abbiamo un ricordo indelebile, pur nel rigoroso rispetto dei ruoli. Di altri abbiamo ricordi sgradevoli.

Ben comprendiamo le difficoltà dei compiti ai quali vengono sottoposti: forse nessuno meglio di noi può comprendere il pericolo e la delicatezza del loro ruolo.

Ci piacerebbe conoscere un suo parere sui limiti, le responsabilità, il comportamento suggerito, la preparazione dei funzionari che affrontano il loro incarico in situazioni così complesse.
In particolare ci piacerebbe sapere se:
- riceve il diplomatico una preparazione ad hoc su come trattare con le ONG e le associazioni umanitarie che operano localmente?
- riceve il diplomatico le informazioni necessarie sulle forze che si muovono sul territorio che devono presidiare?
- Sono i diplomatici messi nelle condizioni di agevolare – e non ostacolare – anche dal punto di vista normativo, il nostro lavoro che spesso è già abbastanza difficile?

Grazie per l’ospitalita’ sul suo blog.


(photo credit nellee100)

29 luglio 2008

Farnesina e YouTube


Segnalo che il Servizio Stampa del Ministero degli Esteri ha recentemente istituito un proprio canale sul sito di videosharing YouTube.

La novita' che trovo particolarmente lodevole non e' l'attivazione di per se' del canale quale repertorio dei principali video gia' reperibili sul sito del MAE, quanto il "call for papers" (o meglio il "call for videos" ) che il Servizio Stampa ha rivolto ad Ambasciate e Consolati affinche' realizzino autonomamente brevi filmati su eventi o attivita' di interesse per il pubblico.

Ora non bisogna certo aspettarsi che i diplomatici si trasformino in abili registi o quanto meno in documentaristi (ma mai dire mai!).

Tuttavia l'incoraggiamento rivolto e' coraggioso ed innovativo sia perche' con pochi precedenti in altre amministrazioni analoghe e sia perche' incoraggia il diplomatico ad impadronirsi anche di quei linguaggi, delle capacita' e delle tecniche editoriali ed espressive che attingono alla multimedialita'.

(photo credit battletopsman)

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