27 agosto 2008

L'autonomia del diplomatico


Questo recente articolo dell'International Herald Tribune  apre uno squarcio sulle modalita' operative del Dipartimento di Stato ed anche sull'identita' di un possibile futuro candidato alla presidenza afgana.

Ma e' soprattutto di interesse perche' tocca il tema dei limiti dell'azione dell'agente diplomatico.

Qual e' il margine di manovra di un Ambasciatore?

Quanto gli e' consentito deviare dalle istruzioni ricevute dalla sua capitale?

E' questo un aspetto fondamentale soprattutto per chi opera in un contesto di diplomazia multilaterale, caratterizzato da grande fluidita' di  situazioni e posizioni.

L'accusa all'Ambasciatore Zalmay Khalilzad (rivoltagli peraltro con cognizione di causa dal suo predecessore nell'incarico di rappresentante americano alle Nazioni Unite, Richard Holbrooke, il negoziatore degli accordi di Dayton) e' quella di "freelancing".

Cioe' di agire in proprio esorbitando dalle istruzioni della sua  capitale.

Rispetto alla diplomazia ottocentesca le redini sul collo di un Ambasciatore si sono oggi sensibilmente accorciate. Egli e' tenuto ad agire assai piu' che in passato in stretta aderenza alle istruzioni ricevute.

Contribuisce a cio' la maggiore facilita' e densita' delle comunicazioni del nostro tempo nonche' la diplomazia del summit, o quella telefonica,  cui ricorrono con quotidiana frequenza  i Capi di Stato e di Governo.

Il termine di "plenipotenziario" che correda spesso il titolo di un Capo Missione all'estero e' dunque in gran parte svuotato del suo letterale significato.

Un Ambasciatore riceve gia' al momento della sua partenza per la sede estera una lettera  del Ministro degli Esteri contenente le linee generali cui dovra' attenersi nella sua missione.

Tale primo, formale,  set di istruzioni e' integrato ed arricchito da input che arrivano progressivamente dal quartier generale.

Va pero' notato un aspetto. Il Capo Missione e' parte integrante del processo di elaborazione delle istruzioni che riceve.  Il suo punto di vista e' cruciale per via della conoscenza  di fatti, situazioni, persone, umori, sensibilita' che egli “respira” quotidianamente. 

Se dunque l’Ambasciatore e' oggi l’ossequioso esecutore ed interprete delle istruzioni di fondo impartitegli dal centro, egli  puo', anzi deve, farsi suggeritore di condotte basate sulla sua conoscenza e sensibilita’.

Non ispirera’ forse la strategia ma almeno la tattica.

Si puo' quindi concludere che talvolta si trova ad agire sulla base di istruzioni che egli stesso ha attivamente contribuito a darsi.

Blogged with the Flock Browser

Nessun commento:

ShareThis

 
Template by Blografando