18 settembre 2008

Segnalibri



Nei prossimi giorni e fino all’inizio di ottobre saro’ offline.

Un nastro rosa sta per essere appeso sulla porta della casa di DiploMentor.

L’arrivo di un figlio e’ la gioia piu’ grande ma prevedo qualche discontinuita’ sull’esercizio di questo blog in attesa del ristabilimento dei nuovi equilibri familiari.



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Questo post e' il primo di una serie. Vi segnalero' periodicamente i link di pagine che attirano la mia attenzione. Li salvo generalmente su Diigo per eventuali annotazioni e condivisioni. Ecco i primi, raccolti in questi ultimi giorni.

Spero che offrano anche a voi spunti di interesse e riflessione.

• Incerti del mestiere: essere dichiarati persona non grata

Ryszard Kapuscinski scrisse magistralmente sulla “Soccer War” in Centro America, ma il calcio puo’ anche riavvicinare i popoli. Il caso della “soccer diplomacy" turco-armena.

• A volte i diplomatici sono dei veri mastini. Anzi dei doberman. E’ l’opinione di John Wade.

• Dell’abuso dell’inglese i diplomatici sono a volte i primi indiziati. Non per snobismo ma l’inglese e’ la lingua di lavoro quotidiana e talvolta viene prima in mente una parola nell'idioma di Shakespeare che in quello di Dante.La BBC sulla campagna dell’Accademia della Crusca per arginare l’invasione.


(photo credit:Gare & Kitty)

15 settembre 2008

Comunicazione istituzionale: il sito web della Farnesina


Nella comunicazione tra cittadini ed istituzioni i siti web hanno una importanza crescente.

L'Universita' di Udine da anni effettua un monitoraggio dei principali siti istituzionali

Per le pagelle recentemente assegnate rimando a questo link.

Il sito web del Ministero degli Esteri ne esce bene, anche se non al primo posto.

In particolare, il sito del Ministero ha accolto i rilievi che gli erano stati mossi in precedenza relativi alla sezione in lingua inglese e alla titolazione del box di supporto. Da migliorare ancora l'organizzazione dei servizi di newsletter.

In questi ultimi anni la Farnesina si e' molto impegnata per rafforzare la comunicazione tramite il web soprattutto sotto il profilo della omogeneita' grafica e dei contenuti dei siti degli Uffici all'estero.

Sarei curioso di sapere qual e' la vostra impressione del sito della Farnesina, cosa apprezzate e cosa invece trovate da migliorare.

Mi premurero' di girare i vostri commenti e suggerimenti ai colleghi che se ne occupano.

Per avviare la discussione ho un primo personale suggerimento. Per chi fa uso diffuso dello strumento RSS per la consultazione dei siti web, salta all'occhio su Esteri.it l'assenza dell'iconcina arancione che segnala la presenza di un feed.

Il principale vantaggio del RSS e' che anziche' doversi recare sui siti alla ricerca degli aggiornamenti, il feed aggrega per te tutte le novita' attraverso una unica e comoda interfaccia.

Se per le vostre esigenze informative dovete tenere d'occhio molti siti, credetemi, l'RSS e' imbattibile.

13 settembre 2008

Concorso 2008: impressioni ed emozioni


Sono giunti alcuni commenti a caldo sulle prove scritte del concorso diplomatico 2008.

Rimando a questo commento per l'impressione di un candidato e trascrivo sotto quello pervenutomi per email da una candidata che chiamero' Laura (nome di convenienza).

Leggerli mi ha fatto rivivere l'emozione del concorso e, per connessione, pure quella della maturita'. Un po' come la madeleine proustiana e' riaffiorato il valzer delle emozioni della prova o, come meglio detto da Laura, "le montagne russe".

Capisco le vostre sensazioni,le mie, soprattutto al secondo tentativo, furono le stesse.

Dopo le cinque prove scritte avevo solo voglia di andare a divertirmi. Non toccai libro per 15 giorni.

Ando bene'. Anche in quel caso il tema di Storia verteva sul fatidico 1956. Mi auguro vi porti bene.

Caro DiploMentor,

sono da poco tornata da Roma. Ho consegnato tutte e cinque le prove del concorso. Io l'ho trovate tutte fattibili e sicuramente quest'anno ha giocato un buon ruolo il fattore C. Soprattutto per quanto riguarda diritto.

Le tracce erano tutte ben spiegate e la commissione molto disponibile a spiegare e dare delucidazioni.

Molti, anzi secondo me moltissimi, si sono ritirati. Io spero di aver fatto del mio meglio, sono molto soddisfatta di come ho affrontato la mia "bestia nera", ovvero economia. Essenzialmente, il tema era semplice perchè richiedeva di spiegare le forme e gli effetti del commercio internazionale, alla luce degli accordi commerciali esistenti e parlando delle difficoltà del WTO nel promuovere il libero scambio. Non mi è parso troppo difficile, sicuramente non mi sono addentrata specificatamente negli argomenti perchè su alcune questioni non mi sentivo sicura, ma tutto sommato credo di averlo fatto bene, ho analizzato il Doha Round e l'influenza che hanno gli accordi regionali sull'operato del WTO, certo la seconda parte del tema era molto libera potremmo parlare di fantapolitica visto che è ovvio che più gli stati si legano tra loro con accordi preferenziali al di fuori del WTO e più sarà difficile creare le condizioni per il libero scambio.

Inglese e francese sono stati tutto mediamente facili, Lo scopo di queste due prove -a mio avviso- è quella di constatare quanto si sa scrivere in lingua su argomenti di attualità e credo di avere fatto bene anch'essi, in particolare ho cercato di mantenere sempre un livello grammaticale alto (in inglese è stato più facile che in francese!).

Diritto è stata la prova che più spaventava i candidati. Ho assistito a vere e proprie scene di panico. Io probabilmente non mi ero resa conto del pericolo, perchè ero serena come una bambina che dorme. In realtà c'era ben poco da essere sereni: la traccia estratta è stata - per fortuna - abbordabile: il ricorso all'uso della forza disciplinato nell'ambito della carta ONU e con particolare riguardo alla prassi degli ultimi 20 anni.

Se fosse uscito il tema di comunitario probabilmente me ne sarei andata. Era una cosa tipo "I principi giurisprudenziali che hanno ispirato la CGCE da Maastricht a Lisbona".

Quando il Presidente della commissione l'ha letto, c'è stato prima un boato e poi un applauso liberatorio.

Il tema di storia è stato MERAVIGLIOSO: Gli effetti internazionali della destalinizzazione in URSS. Che spettacolo! Mi sono proprio divertita a scriverlo!

Sono giunta alla conclusione che fare il concorso provoca le stesse emozioni delle montagne russe: dapprima ne hai paura, poi, una volta che hai deciso di salirci puoi avere due tipi di reazione: o vomiti e decidi di non farlo mai più oppure ne sei entusiasta e ci riprovi. Questo è ciò che provo io al momento: se quest'anno non va risalirò in carrozza il prossimo. Il mio desiderio di entrare alla Farnesina è troppo forte, spero di aver fatto i temi bene, ora posso solo aspettare!

(photo credit:Haap)

11 settembre 2008

Diplomazia, religione, etnicita'


Innanzitutto, in bocca al lupo a quanti affrontano in questi giorni le prove scritte del concorso diplomatico 2008.

Nell'augurarvi successo, ricordate che possono esserci altre possibilita’ per ritentare e che comunque la carriera diplomatica e’ solo una delle vie per poter realizzare le vostre potenzialita’.

Saro’ lieto di ospitare commenti ed impressioni sulla prova.

In questi mesi ho ricevuto diverse mail che piu’ o meno velatamente mi hanno posto domande circa possibili discriminazioni per motivi religiosi e/o etnici nei riguardi di chi vuole intraprendere la carriera diplomatica.

O anche nei riguardi di chi magari ha solo da poco acquistato (o riacquistato) la cittadinanza italiana.

La risposta e’: no, no, no.

Discriminazioni su queste basi sarebbero gravi ed incostituzionali.

Peraltro, il personale del Ministero degli Esteri e’ per sua natura “internazionale” anche nel suo aspetto.

Cio’ e’ naturale nel caso del personale a contratto impiegato negli uffici all’estero che rispecchia evidentemente la composizione etnico/religiosa del paese di appartenenza.

Ma e’ vero anche nel caso del personale di ruolo e di quello diplomatico in particolare. Ho colleghi di religione islamica, ebraica, buddista. I nomi di alcuni ingressi in carriera degli ultimi concorsi denotano origini medio-orientali.

Qualche malizioso sospetto e' apparso sulla stampa in merito alle conversioni “sulla via di Riad” cui sono stati soggetti in tempi recenti alcuni nostri Ambasciatori in Arabia Saudita.

Non trovo sorprendente che la frequentazione culturale e professionale di determinate aree geografiche possa portare alla maturazione di scelte religiose alternative.

E’ comunque un fatto che l’Italia – paese peraltro assai di per se' diversificato - stia cambiando sotto i nostri occhi anche sotto il profilo della composizione etnica. E cio’ non puo’ non riflettersi anche sul Ministero degli Esteri.

L’argomento mi permette un collegamento con l’uscita di qualche giorno fa del Segretario di Stato americano Rice che ha pubblicamente lamentato il fatto di essere quasi sempre l’unico diplomatico di colore nelle riunioni ad alto livello a Foggy Bottom.

Il multiculturalismo, il poter attingere alle risorse della multietnicita’ costituiscono punti di forza della diplomazia americana.

Tornando al punto della Rice, mi sono documentato. Nel 1998 il personale diplomatico di colore al Dipartimento di Stato ammontava a 2. 258 unita’ il 14.9 % del totale.

Nel 2004 il numero era gia’ salito a 3.633 (pari al 15.2% del totale). La tendenza e’ dunque positiva.

Cio’ che dunque denuncia il Segretario di Stato e’ che all’interno della struttura i diplomatici di colore sembrano far meno carriera di quelli caucasici.

A meno che non si decida a promuoverne un bel po' prima di passare il testimone della diplomazia americana, il destino della Rice e' dunque di passare gli ultimi mesi del suo mandato, come nella foto di questo post, in compagnia dell'Uomo Bianco.

10 settembre 2008

Diplomazia,intelligence ed innovazioni tecnologiche


Per interesse professionale registro con attenzione le best practises diplomatiche straniere, in particolare quando accolgono innovazioni tecnologiche.

Le cancellerie diplomatiche sono infatti note per la loro prudenza e ponderazione non solo nel processo decisionale ma anche nell'abbracciare l'innovazione.

Dagli americani c'e' ancora molto da imparare. Fa dunque riflettere il fatto che due istituzioni per loro natura non solo complesse ma anche guardinghe come il Dipartimento di Stato e la CIA abbiano incorporato nella rispettiva attivita' quotidiana strumenti di social networking e di web 2.0.

La CIA ha istituito una specie di Facebook interno "per congiungere i puntini" cioe' collegare il mare di informazioni raccolte da quella galassia di agenzie che costituisce la comunita' dell'intelligence americana.
L'incapacita' di "connect the dots" fu indicata dal rapporto del Congresso come una delle principali ragioni dell' intelligence failure dell'11 settembre.

Se la CIA incoraggia il social networking delle spie, il Dipartimento di Stato ha da parte sua creato "Diplopedia", la sua Wikipedia interna. Il suo funzionamento e' descritto in quest'articolo.

Sono quelle degli americani delle esperienze mutuabili anche in Italia?

Non mi avventuro nel territorio dell'intelligence.

Per quello che riguarda il Ministero degli Esteri, direi che la Farnesina ha gia' al suo interno una spiccata cultura della condivisione e della co-produzione delle informazioni e delle idee.

Faccio un esempio. Una delle attivita' tipiche al MAE e' la preparazione della documentazione a supporto degli incontri internazionali da parte delle autorita' istituzionali italiane.

Si tratta di un esercizio complesso, di natura cooperativa che vede coinvolti sia gli uffici all'estero che quelli centrali. Le esigenze di sintesi si sposano a quelle di tempestivita' e rilevanza. Generalmente c'e' un capofila (una Direzione Generale) incaricata del coordinamento, della collazione ed impaginazione.

Ogni volta e' come chiudere in stampa un giornale (fibrillazioni incluse). Solo che il giornale va in mano al Ministro degli Esteri, al Presidente del Consiglio, al Presidente della Repubblica.

Benche' l'esigenza del coordinamento sia obiettiva, nel processo redazionale c'e' un collo di bottiglia.

Il meccanimo adottato dal Dipartimento di Stato decritto nell'articolo aggira questo difetto esaltando la natura cooperativistica del wiki (parola hawaiana per "veloce").

La documentazione resta aperta costantemente ad integrazioni ed aggiornamenti in tempo reale e non e' mai del tutto chiusa.

Il processo responsabilizza i partecipanti. Tutti possono contribuirvi ma restano le impronte di chi scrive.E questa e' una garanzia di trasparenza ed un vincolo di correttezza ed obiettivita'.

Chi segue la campagna elettorale presidenziale in corso in America avra' notato che l'annuncio dell'inclusione nel ticket repubblicano del Governatore dell'Alaska Sarah Palin e' stato preceduto dalle febbrile riscrittura, con tono adulatorio, del suo profilo biografico su Wikipedia.

Ma e' stato facile individuare il pregiudizio partigiano (pro-repubblicano) del redattore dell'ultima ora.

Il wiki e'dunque uno strumento che si presta all'utilizzo da parte di organizzazioni gia' predisposte alla condivisione ed alla produzione cooperativa di informazioni ed e' dunque ragionevole attendersi una sua prossima e diffusa adozione.

Anticipo la prevedibile obiezione. "La natura decentralizzata del wiki lo rende
potenziale preda di sabotatori". E' questo infatti l'argomento ricorrente ad esempio contro Wikipedia (oltre al sabotaggio vi e' anche l'accusa di dilettantismo).

Gli studi dimostrano pero' la sostanziale equivalenza in termini di scientificita' ed affidabilita' di Wikipedia rispetto, ad esempio, all'Enciclopedia Britannica.

Le inesattezze esistono anche sulle enciclopedie cartacee. Nel caso di Wikipedia la comunita' dei redattori svolge pero' funzioni di "gatekeeper" in tempo reale rimuovendo rapidamente e correggendo le inesattezze riportate. Il meccanismo del wiki assicura peraltro trasparenza perche tiene traccia delle versioni che vengono progressivamente redatte.

Per chi fosse interessato The Wisdom of Crowds di James Surowiecki e Wikinomics di Tapscott e Wiliams spiegano molto meglio di quanto io non sappia fare la superiorita' dei processi di produzione intellettuale cooperativistici.

Per tornare alla diplomazia, nel caso della Diplomedia del Dipartimento di Stato non si temono ne' dilettantismi ne' sabotaggi.

La comunita' dei redattori si autodisciplina. Manca l'interesse a sabotare un documento.

Come si osserva argutamente nell'articolo, esistono infatti tanti modi per suicidarsi nella carriera diplomatica.

Sabotare il wiki del Dipartimento di Stato, letto e consultato da Condoleezza Rice costituirebbe l'ultima (ed elaborata) modalita' di una lunga serie.

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