11 settembre 2008

Diplomazia, religione, etnicita'


Innanzitutto, in bocca al lupo a quanti affrontano in questi giorni le prove scritte del concorso diplomatico 2008.

Nell'augurarvi successo, ricordate che possono esserci altre possibilita’ per ritentare e che comunque la carriera diplomatica e’ solo una delle vie per poter realizzare le vostre potenzialita’.

Saro’ lieto di ospitare commenti ed impressioni sulla prova.

In questi mesi ho ricevuto diverse mail che piu’ o meno velatamente mi hanno posto domande circa possibili discriminazioni per motivi religiosi e/o etnici nei riguardi di chi vuole intraprendere la carriera diplomatica.

O anche nei riguardi di chi magari ha solo da poco acquistato (o riacquistato) la cittadinanza italiana.

La risposta e’: no, no, no.

Discriminazioni su queste basi sarebbero gravi ed incostituzionali.

Peraltro, il personale del Ministero degli Esteri e’ per sua natura “internazionale” anche nel suo aspetto.

Cio’ e’ naturale nel caso del personale a contratto impiegato negli uffici all’estero che rispecchia evidentemente la composizione etnico/religiosa del paese di appartenenza.

Ma e’ vero anche nel caso del personale di ruolo e di quello diplomatico in particolare. Ho colleghi di religione islamica, ebraica, buddista. I nomi di alcuni ingressi in carriera degli ultimi concorsi denotano origini medio-orientali.

Qualche malizioso sospetto e' apparso sulla stampa in merito alle conversioni “sulla via di Riad” cui sono stati soggetti in tempi recenti alcuni nostri Ambasciatori in Arabia Saudita.

Non trovo sorprendente che la frequentazione culturale e professionale di determinate aree geografiche possa portare alla maturazione di scelte religiose alternative.

E’ comunque un fatto che l’Italia – paese peraltro assai di per se' diversificato - stia cambiando sotto i nostri occhi anche sotto il profilo della composizione etnica. E cio’ non puo’ non riflettersi anche sul Ministero degli Esteri.

L’argomento mi permette un collegamento con l’uscita di qualche giorno fa del Segretario di Stato americano Rice che ha pubblicamente lamentato il fatto di essere quasi sempre l’unico diplomatico di colore nelle riunioni ad alto livello a Foggy Bottom.

Il multiculturalismo, il poter attingere alle risorse della multietnicita’ costituiscono punti di forza della diplomazia americana.

Tornando al punto della Rice, mi sono documentato. Nel 1998 il personale diplomatico di colore al Dipartimento di Stato ammontava a 2. 258 unita’ il 14.9 % del totale.

Nel 2004 il numero era gia’ salito a 3.633 (pari al 15.2% del totale). La tendenza e’ dunque positiva.

Cio’ che dunque denuncia il Segretario di Stato e’ che all’interno della struttura i diplomatici di colore sembrano far meno carriera di quelli caucasici.

A meno che non si decida a promuoverne un bel po' prima di passare il testimone della diplomazia americana, il destino della Rice e' dunque di passare gli ultimi mesi del suo mandato, come nella foto di questo post, in compagnia dell'Uomo Bianco.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

L'argomento del post è davvero interessante, ma per ora preferisco lasciare un breve contributo sull'esperienza delle prove scritte. Anzi, spero che ve ne siano altri, compreso, se vorrà, il Suo, caro Diplomentor. La sua esperienza, la sua valutazione a caldo, le sue sensazioni al venerdì pomeriggio, dopo l'ultima prova del concorso che fu.

... ... ...

Il primo giorno.
In generale, il primo giorno si respira un'aria molto pesante. La tensione è altissima, ma scema decisamente nel corso delle prove. Reggere una giornata che spesso comincia alle 6 (per me a volte anche alle 5, in cerca di improbabili ripassate mattutine) e termina alle 16 (senza contare il tempo di ritorno a casa, il traffico, i volumi che ti passi davanti agli occhi fino a notte fonda, caffé, caffé, caffé, per poi ricominciare, di nuovo, alle 5) è durissima, fisicamente e mentalmente. Serve pazienza, lucidità, tenacia, molta acqua, succhi di frutta e dolciumi vari da portare in quella landa desolata che è la Salvo d'Acquisto: un deserto fatta caserma.

I temi di quest'anno.
Bisogna ammettere che le tracce di quest'anno erano tutte abbastanza facili. Una dose di fortuna altissima che spero continui ad accompagnarci nelle correzioni. La facilità degli argomenti da un lato ha permesso a molti, me compreso, di completare tutte le prove (cosa non scontata alla vigilia del concorso). D'altro canto, sicuramente tracce più semplici alzeranno il livello necessario per rientrare tra gli idonei all'orale. Certo, la regola parla della media del 70 per l'accesso alla fase successiva: nessun numero chiuso. Ma il parametro della commissione, in presenza di tanti temi tendenzialmente validi, dovrà restringersi per evitare di portare troppi candidati all'orale. Almeno questa sembra la prassi degli ultimi anni. E la prassi, in ambienti come il MAE, sembra conti davvero.

Le prima valutazioni.
Personalmente, ho sofferto molto il poco tempo a disposizione per le prove in lingua straniera. Per le altre, invece, si ha solo la difficoltà nel ricopiare, ma organizzando bene le idee, facendo qualche schema, è possibile terminare il lavoro senza troppa pressione. Ovviamente, questo implica maggiori cancellazioni, errori, sviste e un tema "otticamente" meno gradevole: si spera che i commissari sorvolino sul punto. Gliene sarò grato, almeno quanto lo sono verso quei miti che hanno selezionato le buste giuste, mattina dopo mattina, con meritato applauso dei concorsisti. Grazie ragazzi.

E domani?
Detto ciò, spero di poter essere tra i fortunatissimi e bravissimi di novembre. Sono però abbastanza scettico sulla performance ottenuta in alcune delle prove (soprattutto di lingue). Vada come vada, è stata un'esperienza davvero formativa e, se davvero dovesse ripetersi, sono convinto di aver acquisito strumenti validi per una prossima buona riuscita. Ora serve qualche giorno di vacanza, per poi magari rimettere i libri sulla scrivania, ripetere le materie studiate, prepararsi in quelle nuove. Caffé, caffé, caffé.

Intanto, incrocio le dita. Per tutti.




Sempre grato per lo spazio e per il contributo che offre con questo blog.

Cordialmente,

Unknown ha detto...

Quest'anno per ragioni lavorative non ho potuto partecipare al "concorsone" nella meravigliosa location di Tor di Quinto.
Ma ricordo esattamente tutti i giorni delle prove dello scorso anno. Svoltesi a giugno, con il caldo romano che levava il fiato e il freddo gelido condizionato della caserma, con la tensione ai massimi livelli del primo giorno (anche allora prova di economia), con l'infausto sorteggio del tema di diritto (rifletto ancora sull'arcano svolgimento della traccia), con i commenti pre e post "partita" (?), con i litri di caffè ingurgitati allo scopo di restare in piedi, con il ritrovarsi la mattina alla fermata dell'autobus (32) e sapere esattamente chi sono gli altri e dove stanno andando...e poi le emozioni, le ansie, la stanchezza che tutti condividono con te, ma alla fine sei solo con te stesso...

Anonimo ha detto...

Gent.mo Diplomentor,
sulle impressioni del concorso diplomatico potrebbe scriversi un libro, in più volumi. Molte sono le emozioni coinvolte, spesso tra loro contrastanti, che creano un vortice per certi versi esplosivo, ma non necessariamente negativo. Tutt'altro. Gli stimoli e la forza interiore che ne escono sono straordinari. Lo stesso potrebbe dirsi per lo sforzo intellettuale richesto, tendenzialmente senza confini. Ma, al di là di tutto, il momento più duro e straziante è per me quello attuale. L'attesa, l'incertezza, la paura e la voglia di continuare quel percorso senza confini...

ShareThis

 
Template by Blografando