28 ottobre 2008

Coppia e Diplomazia


Una delle sfide principali del diplomatico e’ quella di sviluppare una vita personale equilibrata,presupposto necessario per una esperienza professionale lunga e gratificante.

Un fronte domestico sereno incide positivamente sulla qualita’ della funzione diplomatica e sulla cosiddetta “retention rate” delle persone in una carriera caratterizzata da forte sollecitazioni professionali, culturali ed emotive.

Non dispongo di cifre ufficiali, ma l’impressione e’ che il tasso di separazioni e divorzi sia tra i diplomatici piu’ alto della media nazionale.

Una delle ragioni e’ legata alla difficolta’ crescente di associare ad un progetto di vita nomadica e di carriera persone che non necessariamente lo condividono fino al punto di sacrificare il proprio percorso personale e professionale.

Tale difficolta’, unita alla specificita’ culturale del corpo dei funzionari diplomatici e dello stile di lavoro del palazzo (leggi “fare tardi”), alimenta la tendenza a sposarsi tra colleghi o comunque a “pescare” il proprio “special one” all’interno della Casa.
Piu’ rari sono i casi di colleghi che sposano diplomatici stranieri.

In qualche caso le unioni sono di fatto e non necessariamente caratterizzate dal vincolo matrimoniale.

La gestione di questo tipo di coppie da parte della Direzione Generale delle Risorse Umane del MAE non e’ agevole. A lungo le esigenze di queste unioni sono state scoraggiate e frustrate dalla “politica della coppia” vigente nella Casa.

Negli ultimi anni, l’Amministrazione si e’ fatta piu’ ricettiva e flessibile, prendendo in crescente e benevola considerazione l’opportunita’ di mandare in missione nello stesso Paese funzionari diplomatici coniugati o conviventi.

Tuttavia, solo in un certo numero di sedi esiste sufficiente disponibilita’ di incarichi cui i coniugi possono essere assegnati mantenendo anche all’estero la propria unita’ di coppia.

L’allocazione della coppia risulta piu’ agevole in quelle sedi dove l’Italia dispone contemporaneamente di un’Ambasciata, Rappresentanza Permanente e Consolato (ad esempio Bruxelles, Parigi, Ginevra o New York). I coniugi non lavorano nello stesso ufficio ma almeno vivono nella stessa citta'.

Dal punto di vista di una coppia di diplomatici e’ comprensibile l’esigenza di restare insieme non solo a Roma ma anche durante il servizio estero.

D’altra parte l’amministrazione ha l’esigenza di coprire comunque gli incarichi e puo’ assecondare il progetto di coppia solo fino ad un certo punto.

Non e’ possibile, ne’ giusto d’altra parte ledere le ragionevoli aspettative di altri funzionari singoli di essere assegnati ad una determinata sede. Il rischio e' quello di una discriminazione al contrario.

C’e’ dunque un delicato “trade off” e puo' capitare che uno dei due coniugi – in certi passaggi della carriera – debba sacrificare le proprie ambizioni professionali. Cio’ puo’ avere nel lungo termine qualche riflesso negativo negli equilibri della coppia.

Non e’ comunque solo la Farnesina a dover gestire tali situazioni dato che questa tendenza si manifesta anche in altri servizi diplomatici.

In questo articolo si descrive l’interessante esperienza inglese di “co-sharing” del posto di Capo Missione in un paese africano di due colleghi. I due diplomatici si alternano periodicamente nell’incarico di Ambasciatore. Il “pillow talk” dei coniugi si presume agevola la continuita’ nella trattazione degli affari dell’Ambasciata.

La coppia sacrifica cosi’ forse qualcosa sul piano economico (l’appannaggio e’ unico) ma mantiene la propria unita’.

Si tratta di un’esperienza improntata a pragmatismo e flessibilita’ che lo stesso paese di accreditamento sembra gradire.

(photo credit:Bob.Fornal)

19 ottobre 2008

DiploMentor 1.0


Ci siamo. E' adesso online anche la versione 'leggera' e di pubblico accesso di DiploMentor 2.0.

Con scarsa fantasia l'ho chiamata DiploMentor 1.0.

Per accedervi basta una semplice autoregistrazione.

Data la proliferazione di risorse targate DiploMentor (blog, social network,DiploMentor 2.0 e ora DiploMentor 1.0), ho creato un portale che indirizza alla pagina desiderata.

14 ottobre 2008

Stati Uniti: nuove modalita' del concorso diplomatico


Il Dipartimento di Stato, in collaborazione con la celebre agenzia di consulenza McKinsey, ha profondamente
rivisto il Foreign Service Officer Test (FSOT) il primo gradino della selezione prevista per entrare nella diplomazia a stelle e striscie.

Ad una prima analisi, rispetto all'Italia c'e' meno enfasi sulle nozioni e piu' sulle qualita' complessive del candidato (in particolare su quelle attitudinali) e le sue capacita' gestionali.

Le modalita' per fare l'esame sono piu' decentrate rispetto all'Italia. E' possibile fare il FSOT al computer. Naturalmente per le prove orali bisogna poi andare a Washington.

La struttura dell'esame evidenzia il pragmatismo di fondo del pensiero americano. L'esame tende ad accertare le qualita' gestionali del candidato che verranno messe alla prova fin dai primi anni in carriera.

A Foggy Bottom, piu' che disporre di raffinati pensatori, preme poter contare su abili amministratori.

Il nuovo FSOT e' descritto in dettaglio da Andrew Curry sulla rivista Foreign Policy.

L'esame americano e' comunque molto selettivo. Nel 2006, i candidati sono stati oltre 17.000. Solo il 10 per cento ha superato gli scritti. In totale meno del 3 % dei candidati che ha fatto domanda e' stato assunto.

E' dunque statisticamente piu' facile entrare alla Harvard Business School.

Nonostante la difficolta' e il diffuso malessere dei ranghi medi ed alti della diplomazia americana lavorare al Dipartimento di Stato continua ad essere un obiettivo ambitissimo dei giovani.

Meglio di un impiego a Foggy Bottom sono solo quelli offerti dal "dream team" composto da Google, Disney ed Apple.

Chi vuole cimentarsi nel campione del test diffuso dal Dipartimento di Stato puo' farlo scaricandolo da questo link. E' un documento molto utile anche per l'inquadramento offerto delle sfide della professione diplomatica. Ne consiglio la lettura.

Apro sul social network un nuovo forum per discutere delle modalita' del concorso diplomatico e dei possibili suggerimenti, sulla base anche di esperienze come quella americana, per renderlo sempre piu' idoneo a selezionare i neo-diplomatici italiani.

13 ottobre 2008

Generation Blend

In un recente transito aeroportuale ho acquistato Generation Blend:Managing Across the Technology Age Gapdi R. Salkowitz, una ricerca commissionata dalla Microsoft.

La sintesi che ne ho fatto in una ventina di slide non rende giustizia ad un testo stimolante e ricco di spunti intelligenti.


Il confronto intergenerazionale analizzato da Salkowitz si consuma invisibilmente e determina un cambiamento strisciante ma inesorabile delle abitudini sul posto di lavoro.

Tale cambiamento non ha certamente le manifestazioni sensazionali e destabilizzanti di quello determinato in questi giorni dagli spasmi della "crisi distruttiva" schumpeteriana in cui il capitalismo sta incorrendo.

Ha tuttavia con questa un comune denominatore. E cioe' il bisogno di fondare relazioni su un capitale essenziale per la societa' umana: la fiducia.


L'esigenza della fiducia

La fiducia e’ il lubrificante delle relazioni sociali. Senza di essa i meccanismi sociali - come il credito - sono destinati ad incepparsi.

Consolidare un capitale di fiducia e’ l’obiettivo non solo della societa’ in generale ma anche dell'ambiente di lavoro del futuro che sara' il prodotto del confronto tra tre generazioni (baby- boomers, generazione X e generazione Y) ciascuna latrice di valori, aspettative e talenti diversi.

Un esempio per tutti: come si conciliera' il presenzialismo in ufficio tipico della cultura del lavoro dei "baby-boomer" con il multi-tasking, il networking e l'esigenze di telelavoro e di maggiore equilibro tra lavoro e vita delle generazioni X e Y?

L'ufficio dei prossimi anni ne potra’ uscire solo stipulando un nuovo contratto intergenerazionale dal quale tutti gli azionisti (stakeholder) escano con la consapevolezza di non aver compromesso i propri valori essenziali.

L'istituzionalizzaione del mentorato


Al riguardo tra gli interessanti suggerimenti del libro di Salkowitz per cementare una solidarieta’ intergenerazionale all’interno delle aziende e’ quello del mentorato.

Salkowitz cita ad esempio il programma realizzato sotto Jack Welch da General Electric in cui 600 alti dirigenti del colosso americano presero sotto la loro ala altrettanti “junior manager” realizzando uno scambio reciproco di competenze, esperienze, talento che ha accorciato con successo la distanza gerarchica ed anagrafica del management della compagnia americana. E riducendo anche il digital divide esistente tra le due generazioni.

Si tratta solo di uno dei possibili modelli applicabili alla partita in gioco in tutte le grandi organizzazioni burocratiche. Tra gli esiti di questa partita vi sara’ anche la maggiore o minor appetibilita’/desiderabilita' di entrare a far parte di culture aziendali in sintonia con i valori della c.d. "generazione Y".

Tale partita si giochera’ anche in Italia e dunque anche nel microcosmo della Farnesina.

Non tenerne conto avra' riflessi negativi sull'appeal della carriera diplomatica e sulle prospettive di reclutamento del capitale umano futuro, impoverendo il bacino di reclutamento dei ranghi futuri della diplomazia italiana e di conseguenza la sua qualita' complessiva.

11 ottobre 2008

Premio Nobel per la Pace 2008


Un diplomatico, il finlandese Martti Ahtisaari, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace 2008.

E' un giusto premio alle non comuni capacita' di mediatore di Ahtisaari, collaudate in teatri geopolitici di crisi diversi (Africa, Europa, Asia).

Ma e' necessariamente il Premio Nobel il massimo riconoscimento cui un diplomatico possa aspirare?

E' la pace sempre e comunque la finalita' dell'azione diplomatica? In un post precedente ho proposto un punto di vista alternativo.

Cosa ne pensate?

Il dibattito e' aperto anche sul social network di DiploMentor.

8 ottobre 2008

Segnalibri e DiploMentor 2.0


Sto lavorando, e conto di renderla tra pochi giorni disponibile ed aperta a tutti, a quella che chiamo la versione "lite" di DiploMentor 2.0.

Si tratta di un sito che include parte delle risorse create per quello principale ma privo dell'area didattica.

A fianco di questo post ho intanto creato un'area per i segnalibri che segnalo periodicamente in Diigo ai partecipanti a DiploMentor 2.0.

Si tratta di pagine che trattano di temi, fatti, situazioni pertinenti alla professione del diplomatico e che commento/annoto a beneficio degli studenti.

I link,senza le annotazioni, sono a disposizione dei lettori del blog.

Per maggiore facilita' e regolarita' di consultazione e' possibile importare in un aggregatore il relativo feed RSS cliccando sulla iconcina arancione qui a fianco, oppure cliccando qui.

Sara' cosi' possibile a tutti seguire questo particolare flusso.

6 ottobre 2008

Il social network di DiploMentor


Da un paio di giorni e' attivo un social network dedicato ai lettori di questo blog.

Sul network e' possibile scambiare messaggi, chattare, dialogare in forum, caricare foto e video e tenere dei blog. Ho avviato alcuni thread di conversazione nell'area dei forum ma siete liberi di proporre temi di discussione.

Il suo scopo e' di offrire uno spazio di aggregazione e di conversazione alla comunita' dei lettori e a quanti sono intenzionati ad affrontare il concorso diplomatico.

L'iscrizione e' libera.

Questo e' il link per accedere.

Sempre in tema di social networking DiploMentor e' presente anche su Facebook.

(photo credit: Walter Rafelsberger)

4 ottobre 2008

Diplofatto 4.10.2008


Questo post e' il primo di una serie dedicata a fatti e situazioni tipiche della carriera diplomatica.

A seguito del recente attacco terroristico all'Hotel Marriott di Islamabad, le Nazioni Unite hanno deciso l'evacuazione precauzionale e temporanea dei familiari del personale in servizio in Pakistan.

Analoga decisione e' stata nei giorni scorsi presa anche dal Regno Unito. Il Pakistan e' gia' da tempo un "non-family posting" per gli americani.

E' immaginabile il grave disagio arrecato al diplomatico ed alla sua famiglia. Discontinuita' dello studio dei figli, separazione sine die dai propri cari, ecc.

Tali situazioni contribuiscono alla attribuzione della qualifica di "particolare disagio" (hardship) di una sede diplomatica all'estero.

Fonte: CNN.

(photo credit:taberandrew)

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