25 novembre 2008

Come fare carriera in diplomazia


Ero da pochi mesi entrato alla Farnesina quando un collega piu' anziano, molto intelligente e simpatico ma piu' noto per le sue "pasquinate" che per l'impegno in ufficio, mi regalo' un elegante foglio di carta di riso contenente l'elenco di "Quaranta assiomi, vecchi e nuovi, per una brillante carriera in diplomazia."

Senza specificarne ulteriormente la fonte li attribui' ad un collega inglese che glieli avevi anni prima passati.

Si tratta di un compendio anonimo di pillole di saggezza diplomatica, di consigli, non privi di cinismo, per sopravvivere agli "office politics" tipici di una grande burocrazia.

Non li condivido necessariamente, ma ne apprezzo l'umorismo tipicamente britannico.

Poiche' negli anni ne ho sperimentato la validita' e talvolta anche l'efficacia, ve ne proporro' dunque alcuni, in inglese, in una serie di post.

In questo, comincero' dall'ultimo che, come nel "Signore degli Anelli" di Tolkien ("One Ring to rule them all..."), comprende tutti i quaranta assiomi precedenti:

"Real careers are made outside the Ministry, but certainly not abroad".


(photo credit: Dave Jones)

16 novembre 2008

Concorso diplomatico: ammissione alle prove orali (2)


In questi giorni ho scambiato email con candidati che purtroppo non sono stati ammessi alle prove orali del concorso

Denominatore comune e' chiedersi se e' il caso di riprovare o meno il concorso dedicando un altro anno ad una prova difficile ed aleatoria senza aver ovviamente la certezza di superarla.

E' evidente che in questa prova, come in altre nella vita, non si puo' avere la preventiva certezza del risultato.

Una preoccupazione diffusa e' se l'investimento nella preparazione al concorso diplomatico e' riciclabile e spendibile in altri ambiti.

Non so. Confesso che quello in diplomazia e' stato l'unico concorso che abbia mai provato.

Certo il bagaglio culturale necessario per affrontare il concorso diplomatico con ragionevoli possibilita' di successo e' vasto e dovrebbe consentire di avvicinarsi ad altri sbocchi professionali. Ma dico dovrebbe data l'attuale difficile situazione del mercato del lavoro italiano, soprattutto per i piu' giovani.

Il punto e' che il concorso diplomatico e' solo la prima tappa di un percorso che, se mi passate il gioco di parole, specializza alla generalita' o, come ho scritto, alla versatilita'.

Per fare il diplomatico serve una predisposizione olistica e molti talenti ma questi talenti - di per se' - non hanno niente di particolarmente esclusivo.

Bisogna saper scrivere come un bravo giornalista, sapere la storia, padroneggiare l'economia come un redattore del Sole 24 Ore, conoscere il cerimoniale e l'etichetta come Donna Letizia. E sapere esprimere questi talenti non solo in italiano ma almeno in un paio di lingue straniere.

E' pero' l'insieme di queste qualita' che e' difficilmente cumulabile e che costituisce la specialita' diplomatica, che e' una specialita' difficilmente raggiungibile.

E cio' vale sia per coloro che hanno gia' acquisito questa professionalita' e sono gia' in carriera, sia per quanti ambiscono ad entrarvi.

Come ho piu' volte scritto in questo blog ho superato il concorso al secondo tentativo. Onestamente non so se lo avrei provato una terza volta.

Un candidato che mi ha scritto e' figlio d'arte (la sua famiglia e' con successo in diplomazia da almeno due generazioni). Egli vive proprio il dilemma se ripresentarsi una terza volta. La diplomazia - che conosce da vicino come pochi per ragioni familiari - lo appassiona come nessuna altra prospettiva professionale.

Simpatizzo con la sua situazione che, pur nella sua difficolta', dimostra il "level playing field" che questo concorso garantisce a tutti i candidati, qualunque sia la loro estrazione.

A chi in questi giorni si lecca le ferite e pondera le mosse successive, dico che cio' che conta e' non fare del successo in questa prova la misura del proprio valore. 

Il concorso diplomatico non deve essere una ossessione la cui mancata realizzazione mina la stima di se stessi, ma un obiettivo ragionato e ragionevole.

Se avete dato il meglio di voi non abbiate comunque rimpianti.

13 novembre 2008

Concorso diplomatico: ammissione alle prove orali


Sul sito del MAE e’ stata nei giorni scorsi resa pubblica la lista degli ammessi alla prova orale del concorso diplomatico 2008.

Quanti hanno avuto la fortuna di scorgere il loro nome tra gli ammessi sono chiamati ora all’immane sforzo del ripasso e/o dello studio delle materie complementari previste per la prova orale del 10 dicembre prossimo.

In bocca al lupo a loro per il rush finale che li aspetta in queste settimane, un vero esempio dello "studio matto e disperato" di leopardiana memoria.

Conosco ugualmente bene – per bruciante esperienza diretta -lo scoramento di chi non ha superato la prova.

Alla mia personale solidarieta' posso solo aggiungere questo. Ricordate che il concorso diplomatico e’ effettivamente una delle prove piu’ difficili, se non la piu’ difficile, della pubblica amministrazione italiana.

Se si e’ trattato del primo tentativo, fatevi una ragione del fatto che sono pochi quelli che al primo salto superano l’asticella. Non disperate e sforzatevi di trasformare la delusione in rinnovata motivazione. L'esperienza fatta quest'anno non sara' stata vana se si decidera’ di riprovare.

E’ comprensibile se pensate di non riprovare in futuro e se non volete piu' investire aspettative e risorse in una prova talmente difficile e aleatoria.

Il fatto di avere comunque provato questa prova vi rende in qualche modo speciali per talento e inclinazioni. Avete qualita’ per riuscire in altre professioni ugualmente nobili e gratificanti.

11 novembre 2008

Diplofatto (2), 11/11/2008


Per il presidente eletto Barack Hussein Obama queste sono ovviamente giornate febbrili.

Alla complessita’ delle sfide e delle responsabilita’ istituzionali che incombono, al trasloco che attende lui e la sua famiglia da Chicago a Washington si aggiunge il dovere della diplomazia nei confronti dei Capi di Stato e di Governo che gli hanno fatto pervenire a voce o per iscritto le loro congratulazioni.

Il primo contatto telefonico con il nostro Presidente del Consiglio ha costituito un interessante squarcio su alcune modalita’ della diplomazia telefonica cui si ricorre ormai abitualmente nelle relazioni internazionali contemporanee.

L’episodio ha messo in rilievo l’attivita’ di raccordo svolta dai diplomatici in questi casi.

Ci si puo’ chiedere se sia ragionevole fare della minor o maggior tempestivita’ (o della durata) di questi contatti il barometro delle relazioni bilaterali.

La componente interpersonale nei rapporti tra gli uomini di Stato (la cosiddetta “chimica” ) e‘ certamente un dato di fatto che la “summit diplomacy” tende ad esaltare.

Essa non andrebbe tuttavia eccessivamente enfatizzata perche’ le relazioni diplomatiche hanno dinamiche oggettive su cui la “chimica” puo’ incidere solo fino ad un certo punto.

10 novembre 2008

Nuova giornata di "Globe" promossa dall'ISPI (Pavia, 21 novembre 2008)


Segnalo che il prossimo 21 novembre l’ISPI, in collaborazione con la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pavia e con il sostegno della Compagnia di San Paolo, organizzerà a Pavia una edizione di Globe - la tradizionale giornata di orientamento alle carriere nelle organizzazioni internazionali e nella diplomazia - indirizzata agli studenti universitari delle lauree triennali.

Una analoga giornata si tenne l’aprile scorso a Palermo.

La partecipazione alla manifestazione è gratuita. Per maggiori informazioni sul programma e per l'adesione (obbligatoria) all'evento si puo’ consultare il sito dell'ISPI.

6 novembre 2008

Citizen Diplomacy


In una mail Alberto mi scrive che la diplomazia è il sogno di una vita che però, per motivi familiari e professionali non e’ mai riuscito a realizzare.

Alberto chiede se esistono carriere alternative a quella ufficiale e che cosa farei io, se al suo posto e non potendo più fare parte della diplomazia istituzionale, volessi comunque continuare l’attività diplomatica.

La risposta alla sua domanda e' che le alternative ad una carriera diplomatica tradizionale non mancano.

Una caratteristica del nostro tempo (che e' un tempo formidabile ed eccitante) e' quello che i sociologi Alvin e Heidi Toffler definirono in un celebre libro "power-shift" cioe' la diffusione del potere da ambiti che lo hanno detenuto in esclusiva: in definitiva la sua democratizzazione.

Anche la diplomazia non e' sfuggita a questa tendenza e cio' e’ un bene.

Grazie agli strumenti (a partire dalla Rete) di cui oggi il singolo individuo dispone e' possibile raggiungere le masse critiche necessarie a raggiungere obiettivi diplomatici importanti.

E' possibile – mediante l'attivismo politico o eventualmente attraverso l'azione in organismi non governativi - dare un proprio individuale contributo alla promozione di cause o anche alla mediazione di conflitti.

Pensiamo all'impatto che ebbe la campagna per l'abolizione sulle mine anti-uomo coronata nel 1997 dal Premio Nobel a Jody Williams.

Pensiamo solo ai successi diplomatici di alcuni enti non governativi impegnati nella mediazione dei conflitti: la Comunita' di Sant'Egidio in Italia, il Carter Center negli Stati Uniti.

Esiste un filone della teoria della prevenzione, gestione, risoluzione dei conflitti dedicata ai canali alternativi e non istituzionali.

Si tratta della cosiddetta "track two diplomacy", capace di importanti successi.

E’ uno strumento spontaneo che puo’ rivelarsi vincente per sbloccare conflitti incancreniti. Anche per questo gli Stati in certe situazioni non esitano ad incoraggiare canali informali che consentono di elaborare approcci negoziali alternativi.

In caso di successo essi consentono di ricondurre la trattazione di un conflitto negli alvei piu' consueti della diplomazia tradizionale.

In caso di fallimento ci si puo' distanziare da essi senza perdere la faccia. Presentano inoltre il duplice vantaggio essere economici e di poter essere condotti "sotto traccia" lontano dai riflettori.

Nell’ambito della “track two diplomacy” si inserisce la "citizen diplomacy".

Ne sono esempi i negoziati che si sviluppano nell’ambito di scambi commerciali. O ancora gli scambi tra leader religiosi ed i rispettivi seguaci. La citizen diplomacy trova applicazione anche nell’ambito dei gemellaggi tra citta’ e tra scuole di paesi diversi.

La diplomazia e’ essenzialmente un metodo di comunicazione. Nella sua forma piu’ tradizionale e codificata essa e’ la grammatica che gli attori internazionali utilizzano nelle loro conversazioni.

Ma in quanto strumento di comunicazione essa e’ esercitabile da molteplici attori e a piu’ livelli con il coinvolgimento graduale dei corpi intermedi della societa’,giu' fino al suo livello base (grassroots).

(photo credit: Rightee)

ShareThis

 
Template by Blografando