6 novembre 2008

Citizen Diplomacy


In una mail Alberto mi scrive che la diplomazia è il sogno di una vita che però, per motivi familiari e professionali non e’ mai riuscito a realizzare.

Alberto chiede se esistono carriere alternative a quella ufficiale e che cosa farei io, se al suo posto e non potendo più fare parte della diplomazia istituzionale, volessi comunque continuare l’attività diplomatica.

La risposta alla sua domanda e' che le alternative ad una carriera diplomatica tradizionale non mancano.

Una caratteristica del nostro tempo (che e' un tempo formidabile ed eccitante) e' quello che i sociologi Alvin e Heidi Toffler definirono in un celebre libro "power-shift" cioe' la diffusione del potere da ambiti che lo hanno detenuto in esclusiva: in definitiva la sua democratizzazione.

Anche la diplomazia non e' sfuggita a questa tendenza e cio' e’ un bene.

Grazie agli strumenti (a partire dalla Rete) di cui oggi il singolo individuo dispone e' possibile raggiungere le masse critiche necessarie a raggiungere obiettivi diplomatici importanti.

E' possibile – mediante l'attivismo politico o eventualmente attraverso l'azione in organismi non governativi - dare un proprio individuale contributo alla promozione di cause o anche alla mediazione di conflitti.

Pensiamo all'impatto che ebbe la campagna per l'abolizione sulle mine anti-uomo coronata nel 1997 dal Premio Nobel a Jody Williams.

Pensiamo solo ai successi diplomatici di alcuni enti non governativi impegnati nella mediazione dei conflitti: la Comunita' di Sant'Egidio in Italia, il Carter Center negli Stati Uniti.

Esiste un filone della teoria della prevenzione, gestione, risoluzione dei conflitti dedicata ai canali alternativi e non istituzionali.

Si tratta della cosiddetta "track two diplomacy", capace di importanti successi.

E’ uno strumento spontaneo che puo’ rivelarsi vincente per sbloccare conflitti incancreniti. Anche per questo gli Stati in certe situazioni non esitano ad incoraggiare canali informali che consentono di elaborare approcci negoziali alternativi.

In caso di successo essi consentono di ricondurre la trattazione di un conflitto negli alvei piu' consueti della diplomazia tradizionale.

In caso di fallimento ci si puo' distanziare da essi senza perdere la faccia. Presentano inoltre il duplice vantaggio essere economici e di poter essere condotti "sotto traccia" lontano dai riflettori.

Nell’ambito della “track two diplomacy” si inserisce la "citizen diplomacy".

Ne sono esempi i negoziati che si sviluppano nell’ambito di scambi commerciali. O ancora gli scambi tra leader religiosi ed i rispettivi seguaci. La citizen diplomacy trova applicazione anche nell’ambito dei gemellaggi tra citta’ e tra scuole di paesi diversi.

La diplomazia e’ essenzialmente un metodo di comunicazione. Nella sua forma piu’ tradizionale e codificata essa e’ la grammatica che gli attori internazionali utilizzano nelle loro conversazioni.

Ma in quanto strumento di comunicazione essa e’ esercitabile da molteplici attori e a piu’ livelli con il coinvolgimento graduale dei corpi intermedi della societa’,giu' fino al suo livello base (grassroots).

(photo credit: Rightee)

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