16 novembre 2008

Concorso diplomatico: ammissione alle prove orali (2)


In questi giorni ho scambiato email con candidati che purtroppo non sono stati ammessi alle prove orali del concorso

Denominatore comune e' chiedersi se e' il caso di riprovare o meno il concorso dedicando un altro anno ad una prova difficile ed aleatoria senza aver ovviamente la certezza di superarla.

E' evidente che in questa prova, come in altre nella vita, non si puo' avere la preventiva certezza del risultato.

Una preoccupazione diffusa e' se l'investimento nella preparazione al concorso diplomatico e' riciclabile e spendibile in altri ambiti.

Non so. Confesso che quello in diplomazia e' stato l'unico concorso che abbia mai provato.

Certo il bagaglio culturale necessario per affrontare il concorso diplomatico con ragionevoli possibilita' di successo e' vasto e dovrebbe consentire di avvicinarsi ad altri sbocchi professionali. Ma dico dovrebbe data l'attuale difficile situazione del mercato del lavoro italiano, soprattutto per i piu' giovani.

Il punto e' che il concorso diplomatico e' solo la prima tappa di un percorso che, se mi passate il gioco di parole, specializza alla generalita' o, come ho scritto, alla versatilita'.

Per fare il diplomatico serve una predisposizione olistica e molti talenti ma questi talenti - di per se' - non hanno niente di particolarmente esclusivo.

Bisogna saper scrivere come un bravo giornalista, sapere la storia, padroneggiare l'economia come un redattore del Sole 24 Ore, conoscere il cerimoniale e l'etichetta come Donna Letizia. E sapere esprimere questi talenti non solo in italiano ma almeno in un paio di lingue straniere.

E' pero' l'insieme di queste qualita' che e' difficilmente cumulabile e che costituisce la specialita' diplomatica, che e' una specialita' difficilmente raggiungibile.

E cio' vale sia per coloro che hanno gia' acquisito questa professionalita' e sono gia' in carriera, sia per quanti ambiscono ad entrarvi.

Come ho piu' volte scritto in questo blog ho superato il concorso al secondo tentativo. Onestamente non so se lo avrei provato una terza volta.

Un candidato che mi ha scritto e' figlio d'arte (la sua famiglia e' con successo in diplomazia da almeno due generazioni). Egli vive proprio il dilemma se ripresentarsi una terza volta. La diplomazia - che conosce da vicino come pochi per ragioni familiari - lo appassiona come nessuna altra prospettiva professionale.

Simpatizzo con la sua situazione che, pur nella sua difficolta', dimostra il "level playing field" che questo concorso garantisce a tutti i candidati, qualunque sia la loro estrazione.

A chi in questi giorni si lecca le ferite e pondera le mosse successive, dico che cio' che conta e' non fare del successo in questa prova la misura del proprio valore. 

Il concorso diplomatico non deve essere una ossessione la cui mancata realizzazione mina la stima di se stessi, ma un obiettivo ragionato e ragionevole.

Se avete dato il meglio di voi non abbiate comunque rimpianti.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Egregio diplomentor,
anzitutto desidero complimentarmi con Lei per il prezioso lavoro di costante aggiornamento ed approfondimento sui temi collegati alla carriera diplomatica. Sovente leggo i suoi post ma oggi è la prima volta che decido di scrivere qualche riga di commento. Anche a me, come ad altri che Le hanno scritto di recente, l'esito di questo concorso è stato avverso. Frustrazione ed amarezza sono sentimenti che ancora dominano il mio stato d'animo. Si è trattato del mio secondo concorso, sia quest'anno che l'anno scorso ho consegnato tutte le prove, accedendo alle correzioni. Sono ancora in attesa di conoscere i risultati nelle singole materie di quest'ultima tornata ma preciso che l'anno scorso la media nelle 5 prove fu di oltre 65: un risultato che mi indusse a ben sperare, anche alla luce di un percorso universitario e post-laurea incentrato esclusivamente su questo obiettivo. Purtroppo, nonostante nutrissi fondate speranze, il sogno è svanito, come per molti altri giovani preparati. Dopo anni di studio costante ed approfondito, abnegazione e sacrifici ci si sente abbattuti e privi di speranze, come se si fossero sprecati anni importanti della nostra vita inseguendo un fuoco fatuo. Condivido quanto Lei dice a proposito dell'enorme bagaglio di conoscenze che un aspirante diplomatico si porta comunque dietro, indipendentemente dall'esito del concorso, sempre che, s'intende, si sia seguito un percorso formativo adeguato e serio. Ora sento di dover volgere i miei interessi e i miei sforzi verso altri lidi. E' possibile che riprovi una terza volta questo concorso ma non ne sono sicuro. Purtroppo, come Lei sa bene, preparare il concorso in diplomazia comporta sacrifici anche economici di non poco conto e richiede di investire molto, se non tutto, il proprio tempo. Certo, la prospettiva di una vittoria dà le motivazioni giuste, ma dopo due concorsi andati male iniziano ad affastellarsi nella mente dubbi, disillusioni e scetticismi. Il tempo lenisce tutte le ferite, d'accordo. Quando tuttavia si fallisce un obiettivo per il quale si è dato il massimo non vi è rimpianto ma non vi è neppure più molta speranza.
Cordialmente

Anonimo ha detto...

Volevo chiedere: vige ancora la legge in forza della quale è possibile ripetere il concorso solo 3 volte?

Anonimo ha detto...

Una seppur minima consolazione a chi non ha passato il concorso può venire dall'esperienza di Benedetto Conforti, l'autore del testo di Diritto Internazionale considerato IL manuale della materia, che fu bocciato al Concorso Diplomatico. Un'ulteriore ragione per pensare che non riuscire a diventare Diplomatici non significa essere negati per le materie o le professioni internazionali: bisogna solo trovare la propria strada, certi che il bagaglio di conoscenze conseguito durante la preparazione non andrà affatto perduto

Anonimo ha detto...

Mi perdoni io fuori tema, ma Le segnalo questo link:

http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/esteri/libro-darfur/libro-darfur/libro-darfur.html

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