11 novembre 2008

Diplofatto (2), 11/11/2008


Per il presidente eletto Barack Hussein Obama queste sono ovviamente giornate febbrili.

Alla complessita’ delle sfide e delle responsabilita’ istituzionali che incombono, al trasloco che attende lui e la sua famiglia da Chicago a Washington si aggiunge il dovere della diplomazia nei confronti dei Capi di Stato e di Governo che gli hanno fatto pervenire a voce o per iscritto le loro congratulazioni.

Il primo contatto telefonico con il nostro Presidente del Consiglio ha costituito un interessante squarcio su alcune modalita’ della diplomazia telefonica cui si ricorre ormai abitualmente nelle relazioni internazionali contemporanee.

L’episodio ha messo in rilievo l’attivita’ di raccordo svolta dai diplomatici in questi casi.

Ci si puo’ chiedere se sia ragionevole fare della minor o maggior tempestivita’ (o della durata) di questi contatti il barometro delle relazioni bilaterali.

La componente interpersonale nei rapporti tra gli uomini di Stato (la cosiddetta “chimica” ) e‘ certamente un dato di fatto che la “summit diplomacy” tende ad esaltare.

Essa non andrebbe tuttavia eccessivamente enfatizzata perche’ le relazioni diplomatiche hanno dinamiche oggettive su cui la “chimica” puo’ incidere solo fino ad un certo punto.

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