31 dicembre 2008

Un anno di DiploMentor


Un anno fa oggi scrissi il primo post di DiploMentor.

Il compleanno di questo blog e' dunque l'occasione per qualche bilancio.

Quando scrissi il primo post non avrei mai pensato che ne avrei scritto oltre un centinaio (118 per l'esattezza), che avrei redatto un e-book (scaricato da circa 300 lettori), che il blog avrebbe generato una comunita' di pratica di 25 studenti e un social network (ad oggi oltre cento iscritti).

Aprire un blog e' facile, alimentarlo pero' richiede molta tenacia, costanza ed inventiva.

Ricavo da questa esperienza una rinnovata ammirazione per i "columnist" dei giornali che devono costantemente trovare spunti di interesse per i lettori.

II blog registra una cinquantina di nuovi contatti al giorno. Niente male considerato il pubblico ristretto che in Italia prende in considerazione la carriera diplomatica.

DiploMentor si e' guadagnato la fiducia di una comunita' dall'elevato livello di motivazione e livello culturale diventando per essa una risorsa di sicuro riferimento.

Il sito inoltre ha sviluppato nel tempo anche una stabile identita' grafica. E' diventato un piccolo "brand".

Fare tutto cio', comporta per me un impegno supplementare a quelli gia' pressanti della mia sfera professionale e familiare. Ma l'impegno e' meno gravoso di quel che si puo' immaginare perche' uno dei segreti per assicurare la continuita' di un blog e' non solo di scrivere su un tema che appassiona ma anche cercare di integrarlo il piu' possibile nella attivita' quotidiana.

Il blog diventa cosi' una specie di obiettivo fotografico, il prisma attraverso il quale vedere e filtrare la realta'.

Il grande vantaggio che ricavo da questo esercizio e' la riflessione costante sulla mia attivita' sviluppando cosi' facendo una consapevolezza del mio ruolo professionale che contribuisce alla mia crescita. Cio' certamente sul piano professionale, ma soprattutto su quello umano. Il blog ha infatti allargato molto il mio "network" mettendomi in comunicazione con tante persone che hanno avuto la cortesia di leggerlo.

Spero dunque che DiploMentor continui anche nel 2009 ad avvicinare i giovani ad una carriera che e’ tra le piu’ belle e gratificanti. Uno dei miei scopi nell’avviare questo blog era poter restituire parte del tanto che la carriera diplomatica (e la Casa) mi hanno finora dato. L'obiettivo e' centrato e la sensazione che ne ricavo mi ripaga dell'impegno.

L'avvio e la gestione di questo blog sono stati anche una straordinaria occasione formativa. Studiare mi e' sempre piaciuto,credo molto nell'apprendimento permanente.

Ho piu' volte preso in considerazione la possibilita' di tornare sui banchi di scuola ed intraprendere uno di quei corsi di formazione rivolti ai 'mid-career professional' come me. Ho dovuto pero' rinunciare per la difficolta' di conciliare lo studio - senza prendere un sabbatico - con gli impegni di lavoro e in famiglia.

L'esercizio del blog mi ha pero' aperto nuove prospettive. La sua scrittura e' stato in questi dodici mesi un moltiplicatore di conoscenze diverse. Oltre ad allargare molto le mie competenze informatiche, ho in questi mesi imparato di psicologia, comunicazione,foto e video, marketing, design, e-learning,ecc. Tutto cio' mi e' di ausilio anche nell'attivita' diplomatica.

Tra i miei insegnanti di questi 12 mesi sono state persone i cui nomi forse non vi diranno molto ma che nella blogosfera, ciascuno per il proprio campo, catturano il seguito di decine di migliaia di lettori:Garr Reynolds (presentazioni, parlare in pubblico); Robin Good (tecnologie web 2.0);Jay Cross (informal learning);Stephen Downes e George Siemens (teorie dell'apprendimento);Nancy Duarte (presentazioni, parlare in pubblico);Seth Godin (marketing);Penelope Trunk(strategie di carriera);Michele Martin (web 2.0); Daniel Pink (strategie di carriera, comunicazione); Chris Brogan (personal branding); Dave Kaminski (web video).

Interagire con loro (generalmente tramite la Rete in qualche caso pero' anche direttamente) e' stato un'esperienza di grande arricchimento personale. Per il suo carattere informale questa interazione non da' titolo di studio ma vale quanto un master o di un dottorato in quelle "skills" personali e professionali necessarie oggi.

Una considerazione conclusiva. Come tanti, seguo con attenzione l’attuale corso politico americano. Uno dei grandi meriti della straordinaria corsa di Barack Obama e’ stato quello di riaffermare che il servizio pubblico e’ “cool”.

Come ho evidenziato in un post caratteristica della Generazione Y che si affaccia oggi al mondo del lavoro e' il forte senso di impegno sociale. Non e' un caso che il successo di Obama affondi le sue radici nella capacita' di mobilitare attraverso i social network gli elettori piu' giovani - quelli che si danno generalmente invece per apatici e "persi alla politica".

Era almeno dai tempi dei fratelli John e Robert Kennedy che in America non si poneva una tale e positiva enfasi sul servizio a favore della comunita’. La parabola personale del neo-presidente americano, che dal trampolino della Harvard School of Law intraprende la via del 'community service' rinunciando a percorsi professionali piu' scontati e lucrosi, convalida questa scelta.

So che molti colleghi che condividono con me la scelta professionale della diplomazia pensano che essere oggi un “civil servant” e’ “cool”.

Mi piacerebbe che questo atteggiamento ed il sano spirito di corpo che esiste nella carriera diplomatica italiana potessero contagiare anche altre branche del pubblico impiego e piu’ in generale fare da esempio nel nostro Paese.

Grazie e buon 2009.

26 dicembre 2008

Diplomazia e "crisis management"


Quattro anni fa oggi era una tranquilla domenica e stavo a tavola con amici quando il cellulare di reperibilita' del mio ufficio all'estero comincio' a squillare ripetutamente.

Erano parenti di connazionali (alcuni chiamavano dall'Italia) che avevano appreso dello tsunami che si era abbattuto sulle coste dei paesi rivieraschi dell'Oceano Indiano.

Il porto asiatico in cui mi trovavo non era stato colpito ma diversi italiani che erano residenti nella mia circoscrizione consolare si erano recati in vacanza nei luoghi della sciagura. Ne tornarono fortunatamente tutti vivi, anche se segnati da ferite sia sul piano fisico che su quello psicologico.

Di sponda vissi dunque la crisi dello tsunami. Il mio lavoro fu relativamente semplice, di collegamento con i colleghi - in particolare quelli in servizio in Thailandia - che furono invece chiamati a gestire egregiamente una emergenza dalle dimensioni e dai caratteri inediti e per la quale nessuno poteva essere stato preventivamente preparato.

Questo post e' una risposta alla curiosita' di Antonio che mi chiede se sono mai stato coinvolto nella gestione di emergenza simili a quella recente di Mumbai.

La risposta e' che, come tutti i diplomatici italiani, anche all'inizio della carriera, sono stato chiamato a "step up to the plate" e a gestire in prima persona sul piano operativo e mediatico situazioni di emergenza.

Sono situazioni difficili che - per quanto riguarda il funzionario coinvolto - possono determinare il successo o il fallimento di una carriera.

Naturalmente metto in conto di essere nuovamente posto alla prova. Catastrofi naturali, epidemie, atti di terrorismo. La cronaca testimonia la frequenza crescente di situazioni di emergenza a causa del proliferare dei fattori di rischio e della globalizzazione della minacce in un numero sempre piu' consistente di Paesi.

E' per questo che lo studio del "crisis management" assume una importanza crescente nel lavoro del diplomatico.

Nel corso della recente sesta Conferenza degli Ambasciatori a questo tema e' stato data particolare attenzione da parte dell'Unita' di Crisi, l'ufficio del Ministero nato a seguito dell'episodio dell'Achille Lauro del 1985 con la missione specifica di salvaguardare l'incolumita' dei connazionali e gli interessi italiani all'estero.

Caratteristica tipica delle situazioni di emergenza che la rete diplomatica affronta e' la tensione cui la situazione di crisi sottopone le rappresentanze diplomatico-consolari, spesso confrontate a carenze gravi di risorse e di personale.

Nel caso dello tsunami, ad esempio, la coincidenza con i congedi di fine anno chiamo' i funzionari piu' giovani che presidiavano le sedi alla gestione nelle primissime ore della crisi di situazioni assai complesse.

Esiste una sensibilita' della nostra opinione pubblica (legata alla particolare storia dell'emigrazione italiana) alla tematica della sicurezza dei connazionali all'estero, superiore a quella che si riscontra in altri Paesi.

Sul piano dei rapporti con i media le esigenze operative vanno contemperate con quelle dell'informazione.

Va detto che la Farnesina ha finora dimostrato di dare ottima prova di se' nelle situazioni di crisi, fornendo servizi che sono oggetto di ammirazione e di studio da parte di molti Paesi esteri. In particolare, la risposta data in occasione dello tsunami e' diventata una sorta di "case study" per molte altre diplomazie.

Il compito del diplomatico e' abitualmente quello di sollecitare l'intervento degli strumenti e l'attivazione delle risorse del paese in cui e' accreditato a soccorso del connazionale.

La Farnesina, pur tra ristrettezze di bilancio, lavora costantemente per lo sviluppo di una vera e propria cultura della prevenzione e della pianificazione nonche' della comunicazione in caso di crisi.

Una delle lezioni che la Farnesina ha riportato in questi anni e' quella d'investire in una specifica formazione del personale del Ministero degli Esteri, in primo luogo quello diplomatico, nelle materie attinenti la gestione delle emergenze in cui si trovino coinvolti connazionali.

Tra le iniziative di recente adozione in materia di formazione vi e' quella di dedicare appositi 'briefing' a Capi Missione o funzionari diplomatici destinati a prestare servizio in Sedi particolarmente sensibili.

In tempo di vacanze puo' essere rassicurante ricordare questo impegno costante.

23 dicembre 2008

16 dicembre 2008

Conferenza degli Ambasciatori (2)


Come detto in questo post si apre oggi a Roma la sesta Conferenza degli Ambasciatori d’Italia.

Per come e’ strutturata, essa non e’ necessariamente un esercizio di “brainstorming”. E’ pero’ inevitabile che il convegno di tanti qualificati partecipanti favorisca non solo circolazione ma anche produzione originale di idee.

Mi sono in passato soffermato sulle modalita’ di circolazione delle idee alla Farnesina.

Oggi piu’ che mai c’e’ bisogno di pensiero “out-of-the-box” capace, in diplomazia come in tanti altri campi, di attingere all’emisfero cerebrale destro e di offire soluzioni creative.

Strumento diffuso e propedeutico all’attivita’ creativa e’ il “brainstorming” .

Per avere successo l’attivita’ di “brainstorming” deve poter essere effettuata in un ambiente in cui i partecipanti si esprimono senza paura di fare ‘cattiva figura’.

Modalita’ di “pensiero laterale” promosse ad esempio da Edward de Bono e Tony Buzan suggeriscono come mettere a frutto al meglio il convegno degli intelletti.

Occorre dunque sospendere il giudizio, produrre il maggior numero di idee possibile (anche apparentemente balzane), e passarle al setaccio solo successivamente.

Colgo dunque l’occasione della Conferenza per invitare la comunita’ dei lettori di DiploMentor per aprire al loro ‘brainstorming’ la sezione dei commenti di questo post e un’apposita area del social network.

In esse i lettori possono enunciare ed articolare idee innovative per la politica estera italiana dei prossimi anni.

Poiche’ DiploMentor e’ letto anche alla Farnesina, sara’ un modo per contribuire a quella produzione intellettuale oggi sempre piu’ necessaria per il successo della diplomazia italiana.

15 dicembre 2008

Sesta Conferenza degli Ambasciatori


Domani e dopodomani si terra’ alla Farnesina la sesta Conferenza degli Ambasciatori d’Italia.

Si tratta di un esercizio analogo a quello avviato anche da altri paesi, a cominciare da quelli comunitari (Francia, Germania, Regno Unito) che risponde alla necessita’ di affrontare la discussione, in un quadro allargato, delle tematiche che interessano la politica estera. Cio’ a partire dalla considerazione di fondo che essa ormai è interconnessa con la politica di sicurezza, con quella culturale, con quella economica, con quella di difesa, e così via.

I 138 Capi Missione italiani incontreranno dunque, oltre naturalmente al Ministro degli Esteri anche altri rappresentanti del Governo e personalità interne ed esterne alla Farnesina sia in plenaria che in gruppi di lavoro tematici.

Il senso e’ anche quello di discutere della “missione” della diplomazia italiana, in questi anni fortemente potenziata pur nel rispetto della sua tradizionale funzione storica.

Ad esempio nell’interpretazione del concetto di “diplomazia economica”, gli Ambasciatori italiani sono quotidiani promotori anche degli interessi economici del Paese, in particolare di quelli legati all’internazionalizzazione del sistema produttivo.

Tra i temi della Conferenza la sicurezza intesa in senso ampio comprendendo non solo il terrorismo, ma anche criminalità internazionale, immigrazione, cooperazione giudiziaria, sicurezza alimentare. E poi la promozione del “Sistema Italia” nel mondo, per coglierne tutte le potenzialità.

E’ un’occasione importante di riflessione anche alla luce delle responsabilita’ che l’Italia affrontera’ nel 2009 come Presidente del G8 su temi come non proliferazione, energia, ambiente, povertà, ecc..

In un formato analogo Conferenze sono state in passato realizzate oltre che per gli Ambasciatori anche per i Consoli e per i Direttori degli Istituti Italiani di Cultura.

La Conferenza e’ certamente utile per vari aspetti. Innanzitutto perche’ costituisce un’occasione di scambio di informazioni e contatto tra i funzionari e i vertici politici.

Essa evidenzia inoltre il ruolo della Farnesina al servizio del “Sistema Paese” e fornisce ai Capi Missione le linee di indirizzo e le direttrici d’azione sulla politica estera italiana.

E’ anche un’occasione di visibilita’ mediatica utile a ribadire la funzione della diplomazia italiana come avamposto più avanzato di tutela della sicurezza dei cittadini, come fattore di rafforzamento della competitivita’ dell’Italia nel mondo, come fornitore di “valore aggiunto”.

Benche' la natura formale della Conferenza si presti poco al “brainstorming” necessario per produrre idee particolarmente innovative, i suoi contributi sono comunque utili per alimentare quella riflessione, dal carattere regolare ed articolato, che la Segreteria Generale del Ministero promuove attraverso il “Gruppo di Riflessione Strategica e l’Unità Analisi e Programmazione”.

11 dicembre 2008

Tutor di francese per DiploMentor 2.0


Per completare la squadra dei docenti delle materie del concorso diplomatico impegnati in DiploMentor 2.0 ho in questi giorni avviato la ricerca di un 'tutor' di lingua francese.

Il tutor (madrelingua) dovra' assegnare e correggere mensilmente temi, fornire consigli redazionali, ecc.

Mi avvalgo del blog per pubblicizzare l'opportunita' sottolineando la filosofia 'no profit' di DiploMentor 2.0.

Per ulteriori dettagli gli interessati possono contattarmi a diplomentor@gmail.com.

(photo credit: viZZZual.com)

9 dicembre 2008

Risposte ai commenti

Ringrazio i lettori per i commenti che lasciano ai post del blog.

La piattaforma che uso (Blogger), tuttavia, non offre la possibilita' di rispondere ai commenti che lasciate.

Qualora desideriate avviare un 'botta e risposta' suggerisco dunque di utilizzare il 'social network' in cui ho creato una apposita area.

I commenti non cadranno cosi' nel vuoto e potranno generare interventi anche di altri lettori.

Nei prossimi giorni daro' risposta ai commenti attualmente pendenti di anonimo, di AntonioBi e di Antonio.

8 dicembre 2008

Come rendersi 'intoccabili' in tempi di crisi


Viviamo tempi di incertezza economica in cui il rischio maggiore sono le profezie negative che si auto-realizzano. La crisi e' seria ma la copertura mediatica catastrofista di questi giorni non aiuta.

E' evidente che i modelli economici che ci hanno sostenuto finora hanno bisogno di una revisione di medio termine (non dico lungo perche' come diceva il buon Keynes tornato di moda, 'nel lungo termine saremo tutti morti').

Nel breve termine non possiamo pero' che continuare a creare, vendere, produrre e consumare mentre creiamo nuovi modelli sostenibili in grado di assicurare valori reali e non fittizi.

Insomma, la nottata de filippiana passera' e dovrei felicitarmi di poterla affrontare forte di un posto di lavoro 'sicuro' nel pubblico impiego, come e' quello della carriera diplomatica.

Tuttavia ho imparato a non dare nulla per scontato. Per abitudine sto sul chi vive.

Mia moglie a volte mi prende in giro perche' ragiono come una guardia del corpo.

Sono infatti il tipo che in posti affollati si guarda costantemente le spalle, che studia le vie di fuga nei luoghi pubblici. Le davo ragione e pensavo di essere effettivamente un paranoico: tutto cio' naturalmente fino a Mumbai.

Simpatizzo in questi giorni con la precarieta' di chi lavora nel settore privato e che si trova esposto ad 'animal spirits' tipo clienti che ritardano i pagamenti o che non spendono perche' non hanno fiducia nel domani.

Talvolta mi trovo a pensare che la carriera diplomatica, pur con tutte le sue difficolta', e' effettivamente appannaggio di privilegiati. Non nel senso che renda ricchi (ho gia' spiegato che non e' il caso) ma perche' rende custodi di una funzione professionale che presuppone un contratto vitalizio con il proprio datore di lavoro (nel mio caso la Repubblica Italiana).

La diplomazia appare necessaria almeno fin tanto che esisteranno Stati e cancellerie. Una sorta di scoglio impervio al tumultuoso mercato del lavoro.

Non e' questo pero' il caso di quanti sono impiegati nel privato e in Europa e nel mondo vanno oggi a dormire senza la certezza di ritrovare la propria scrivania l'indomani. Per costoro e' necessario trovare modi per rendersi preziosi, se non insostituibili sul lavoro.

'Intoccabili', anzi, come dice Michele Martin riflettendo sui modi per rendersi indispensabili e posizionarsi in modo tale da superare eventuali sconquassi. Le sue indicazioni sono valide su un piano generale.

Occorre essenzialmente porsi cinque domande dando possibilmente a tutte cinque una risposta affermativa.

1. Svolgo con passione il mio lavoro attuale?

Chi e' intrinsecamente motivato ha una performance migliore di chi trova la propria motivazione essenzialmente nella busta paga a fine mese.

2. Sto svolgendo il mio lavoro in modo da esaltare i miei punti di forza?
Conosci te stesso, dicevano saggiamente i Greci. Sapere quel che siamo bravi a fare e sviluppare le nostre competenze, esaltando i nostri punti di forza, ci portera' piu' lontano che costruire una carriera puntando su comptenze che fatichiamo a sviluppare e mantenere.

3.Il mio lavoro riguarda le sei competenze enunciate da Dan Pink?

* Design – creare modi semplici ed eleganti di fare le cose;
* Storia – l'abilita' di costruire una narrativa avvincente;
* Sinfonia – vedere relazioni tra elementi diversi ed apparentemente separati;
* Empatia – l'abilita' di ascoltare e capire gli altri;
* Gioco – divertirsi nel fare il proprio lavoro;
* Significato – capire ed accettare il bisogno di spiritualita' delle persone.


4. Sto continuando a studiare le tendenze della mia professione e migliorare le mie competenze per essere un passo davanti agli altri?

Interi settori sono trasformati dalle nuove tecnologie. Le tendenze in atto richiedono adattamento e la capacita' di acquisire nuove competenze. Il rischio e' di restare indietro a meno di non sviluppare un Piano di Apprendimento Individuale. Investire in se stessi, dunque, anche se non puo' farlo il tuo datore di lavoro.

5. Ho un 'brand' personale unico e riconoscibile? Ho stabilito un Piano di Gestione della mia Reputazione? Ho una rete che possa eventualmente attivare?

Occorre mantenere aperte tutte le proprie opzioni, essere consapevoli dei propri punti di forza delle proprie passioni, sviluppare il proprio 'brand' individuale e mantenere una reputazione professionale positiva. Continuare ad investire su stessi sviluppando nuove competenze, non necessariamente interrelate.

Porsi queste domande e' forse nel mio caso davvero un esercizio per paranoici.

Ma in questi giorni mi ritorna in mente il CEO di Intel, Andrew Grove, e il suo libro del 1994 'Only the paranoid survive'.

4 dicembre 2008

Diplofatto 4.12.2008



Il Presidente eletto americano Obama ha recentemente nominato Hillary Clinton a Segretario di Stato.

Ricorderete che prima delle elezioni del 4 novembre avevo lanciato sul blog un sondaggio su chi sarebbe stato il nuovo 'chief diplomat' americano ed un thread sul social network sulle possibili evoluzioni della politica americana.

La Clinton non era nella lista dei votabili. Nel campo democratico, il favorito nella corsa a Foggy Bottom era stato per lettori di DiploMentor il Governatore del New Mexico, Bill Richardson.

Richardson e' stato invece dirottato al dicastero del Commercio.

Ebbi l'occasione di incontrare Richardson una decina di anni fa quando era Ambasciatore americano alle Nazioni Unite. E' un uomo di estrema simpatia e capacita' di comunicazione.

Analogamente incontrai il nuovo rappresentante americano alle Nazioni Unite, Susan Rice, all'epoca quasi mia coetanea ma gia' Sottosegretario di Stato per l'Africa.

La Clinton ha tra vari meriti anche quella 'star quality' che indubbiamente serve nell'incarico (insieme alla piena fiducia e all'incondizionato accesso al Presidente).

La squadra di Obama che va definendosi indica una propensione a comporsi di forte personalita' e non 'yes men'.

Pare che il modello di Obama sia il cosiddetto 'Team of Rivals' assemblato da Lincoln.

Sull'evoluzione della politica estera americana si vedra'.

Ma sul piano della 'public diplomacy', di per se' l'elezione di un candidato dalle caratteristiche dell'ex senatore dell'Illinois, il cui middle name e' Hussein, garantisce a Washington un rinnovato capitale di attenzione e di simpatia (particolarmente nel mondo islamico) che sarebbe dannoso sperperare.

(photo credit: Laughing Squid)

1 dicembre 2008

Simulazioni diplomatiche: Model United Nations


Per familiarizzare agli ambienti ed alle tecniche negoziali sono particolarmente efficaci le conferenze di simulazione.
L'obiettivo e' di avvicinare gli studenti al modello delle carriere internazionali attraverso un percorso di studio e di approfondimento delle tematiche inerenti il diritto internazionale, l’economia e le relazioni internazionali

Le conferenze di simulazione costituiscono un'attivita' pratica consentendo di calare le conoscenze accademiche in una arena diplomatica e permettendo a migliaia di partecipanti provenienti da tutte le parti del mondo di confrontarsi sui temi dell’agenda internazionale.

Una risorsa per saperne di piu' e' il sito di "Diplomatici", associazione costituita da studenti universitari e da giovani professionisti che cura e gestisce la partecipazione degli studenti italiani ai "Model United Nations" (MUN).

"Diplomatici " è il primo ente italiano ad avere preso parte ai MUN. Nata nel 2000 come esperienza legata esclusivamente alla città di Catania, oggi è presente con le proprie iniziative su tutto il territorio nazionale finalizzate alla partecipazione ai MUN, un formato creato negli anni '50 dagli studenti di Harvard e poi velocemente diffusosi dagli Stati Uniti al mondo intero.

Alla rete internazionale dei MUN sono collegate oltre 250 università e 200 scuole superiori rappresentative di tutti i Paesi del mondo.

Uno dei partecipanti a DiploMentor 2.0, Mirko Montuori, mi ha offerto una interessante testimonianza sul Milan International Model United Nations (MILMUN) promosso dagli studenti universitari milanesi che terra' nel maggio 2009 la sua quarta edizione.

Si tratta di una simulazione delle attività di organi e comitati delle Nazioni Unite per studenti di ogni nazionalità. Per una settimana, circa 150 giovani interessati a tematiche di politica internazionale e selezionati via internet si riuniscono tra le stanze e i corridoi di Palazzo Clerici, sede dell'ISPI, e assumono il ruolo di diplomatici in seno al Consiglio di Sicurezza, l'ECOSOC, comitati dell'Assemblea Generale come il DISEC, il Consiglio dei Diritti Umani, l'UNDP, il WTO. Le simulazioni si svolgono in inglese e ogni partecipante rappresenta un Paese diverso da quello di origine, per permettergli di "mettersi nei panni" del rappresentante di un altro Paese e favorire il dialogo.

Alcuni mesi prima di partecipare, gli studenti si preparano seguendo i consigli e le scadenze dei "chairpersons" e del Segretario Generale.

Generalmente la preparazione verte sulla politica estera del proprio Paese, il funzionamento e la struttura dell'organo o comitato e due tematiche specifiche da affrontare (sulle quali va presentato prima della partecipazione un position paper riassuntivo). Al termine della settimana si giunge alla conclusione dei dibattiti, che dovrebbero concretarsi in risoluzioni (da redigere seguendo fedelmente le rules of procedure relative all'organo o comitato).

Il MILMUN è organizzato a Milano con la partecipazione dell'ISPI e dell'Università Bocconi. L'Associazione MILMUN, e' una ONLUS (in cio' differenziandosi da "Diplomatici") costituita da giovani sotto i trent'anni che fornisce formazione politica di alta qualità, possibilità di scambi culturali e prospettive di carriera di tipo globale.
Tali scopi sono perseguiti oltre che attraverso la simulazione in conferenze annuali anche con corsi di formazione ed altri eventi.

Il MILMUN ha di recente avviato una collaborazione con l'UNCCD (United Nations Convention to Combat Desertification) presso la quale sara' presto accreditata.

Altri MUNs sono attivi in Europa (a Ginevra, Zagabria, Salamanca, Bonn e L'Aia) e sono coordinati in un network europeo, EMUNNET.

Per maggiori informazioni sul MUN milanese rimando al suo sito

E' attiva anche una newsletter.

(photo credit: Mirko Montuori)

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