8 dicembre 2008

Come rendersi 'intoccabili' in tempi di crisi


Viviamo tempi di incertezza economica in cui il rischio maggiore sono le profezie negative che si auto-realizzano. La crisi e' seria ma la copertura mediatica catastrofista di questi giorni non aiuta.

E' evidente che i modelli economici che ci hanno sostenuto finora hanno bisogno di una revisione di medio termine (non dico lungo perche' come diceva il buon Keynes tornato di moda, 'nel lungo termine saremo tutti morti').

Nel breve termine non possiamo pero' che continuare a creare, vendere, produrre e consumare mentre creiamo nuovi modelli sostenibili in grado di assicurare valori reali e non fittizi.

Insomma, la nottata de filippiana passera' e dovrei felicitarmi di poterla affrontare forte di un posto di lavoro 'sicuro' nel pubblico impiego, come e' quello della carriera diplomatica.

Tuttavia ho imparato a non dare nulla per scontato. Per abitudine sto sul chi vive.

Mia moglie a volte mi prende in giro perche' ragiono come una guardia del corpo.

Sono infatti il tipo che in posti affollati si guarda costantemente le spalle, che studia le vie di fuga nei luoghi pubblici. Le davo ragione e pensavo di essere effettivamente un paranoico: tutto cio' naturalmente fino a Mumbai.

Simpatizzo in questi giorni con la precarieta' di chi lavora nel settore privato e che si trova esposto ad 'animal spirits' tipo clienti che ritardano i pagamenti o che non spendono perche' non hanno fiducia nel domani.

Talvolta mi trovo a pensare che la carriera diplomatica, pur con tutte le sue difficolta', e' effettivamente appannaggio di privilegiati. Non nel senso che renda ricchi (ho gia' spiegato che non e' il caso) ma perche' rende custodi di una funzione professionale che presuppone un contratto vitalizio con il proprio datore di lavoro (nel mio caso la Repubblica Italiana).

La diplomazia appare necessaria almeno fin tanto che esisteranno Stati e cancellerie. Una sorta di scoglio impervio al tumultuoso mercato del lavoro.

Non e' questo pero' il caso di quanti sono impiegati nel privato e in Europa e nel mondo vanno oggi a dormire senza la certezza di ritrovare la propria scrivania l'indomani. Per costoro e' necessario trovare modi per rendersi preziosi, se non insostituibili sul lavoro.

'Intoccabili', anzi, come dice Michele Martin riflettendo sui modi per rendersi indispensabili e posizionarsi in modo tale da superare eventuali sconquassi. Le sue indicazioni sono valide su un piano generale.

Occorre essenzialmente porsi cinque domande dando possibilmente a tutte cinque una risposta affermativa.

1. Svolgo con passione il mio lavoro attuale?

Chi e' intrinsecamente motivato ha una performance migliore di chi trova la propria motivazione essenzialmente nella busta paga a fine mese.

2. Sto svolgendo il mio lavoro in modo da esaltare i miei punti di forza?
Conosci te stesso, dicevano saggiamente i Greci. Sapere quel che siamo bravi a fare e sviluppare le nostre competenze, esaltando i nostri punti di forza, ci portera' piu' lontano che costruire una carriera puntando su comptenze che fatichiamo a sviluppare e mantenere.

3.Il mio lavoro riguarda le sei competenze enunciate da Dan Pink?

* Design – creare modi semplici ed eleganti di fare le cose;
* Storia – l'abilita' di costruire una narrativa avvincente;
* Sinfonia – vedere relazioni tra elementi diversi ed apparentemente separati;
* Empatia – l'abilita' di ascoltare e capire gli altri;
* Gioco – divertirsi nel fare il proprio lavoro;
* Significato – capire ed accettare il bisogno di spiritualita' delle persone.


4. Sto continuando a studiare le tendenze della mia professione e migliorare le mie competenze per essere un passo davanti agli altri?

Interi settori sono trasformati dalle nuove tecnologie. Le tendenze in atto richiedono adattamento e la capacita' di acquisire nuove competenze. Il rischio e' di restare indietro a meno di non sviluppare un Piano di Apprendimento Individuale. Investire in se stessi, dunque, anche se non puo' farlo il tuo datore di lavoro.

5. Ho un 'brand' personale unico e riconoscibile? Ho stabilito un Piano di Gestione della mia Reputazione? Ho una rete che possa eventualmente attivare?

Occorre mantenere aperte tutte le proprie opzioni, essere consapevoli dei propri punti di forza delle proprie passioni, sviluppare il proprio 'brand' individuale e mantenere una reputazione professionale positiva. Continuare ad investire su stessi sviluppando nuove competenze, non necessariamente interrelate.

Porsi queste domande e' forse nel mio caso davvero un esercizio per paranoici.

Ma in questi giorni mi ritorna in mente il CEO di Intel, Andrew Grove, e il suo libro del 1994 'Only the paranoid survive'.

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