26 dicembre 2008

Diplomazia e "crisis management"


Quattro anni fa oggi era una tranquilla domenica e stavo a tavola con amici quando il cellulare di reperibilita' del mio ufficio all'estero comincio' a squillare ripetutamente.

Erano parenti di connazionali (alcuni chiamavano dall'Italia) che avevano appreso dello tsunami che si era abbattuto sulle coste dei paesi rivieraschi dell'Oceano Indiano.

Il porto asiatico in cui mi trovavo non era stato colpito ma diversi italiani che erano residenti nella mia circoscrizione consolare si erano recati in vacanza nei luoghi della sciagura. Ne tornarono fortunatamente tutti vivi, anche se segnati da ferite sia sul piano fisico che su quello psicologico.

Di sponda vissi dunque la crisi dello tsunami. Il mio lavoro fu relativamente semplice, di collegamento con i colleghi - in particolare quelli in servizio in Thailandia - che furono invece chiamati a gestire egregiamente una emergenza dalle dimensioni e dai caratteri inediti e per la quale nessuno poteva essere stato preventivamente preparato.

Questo post e' una risposta alla curiosita' di Antonio che mi chiede se sono mai stato coinvolto nella gestione di emergenza simili a quella recente di Mumbai.

La risposta e' che, come tutti i diplomatici italiani, anche all'inizio della carriera, sono stato chiamato a "step up to the plate" e a gestire in prima persona sul piano operativo e mediatico situazioni di emergenza.

Sono situazioni difficili che - per quanto riguarda il funzionario coinvolto - possono determinare il successo o il fallimento di una carriera.

Naturalmente metto in conto di essere nuovamente posto alla prova. Catastrofi naturali, epidemie, atti di terrorismo. La cronaca testimonia la frequenza crescente di situazioni di emergenza a causa del proliferare dei fattori di rischio e della globalizzazione della minacce in un numero sempre piu' consistente di Paesi.

E' per questo che lo studio del "crisis management" assume una importanza crescente nel lavoro del diplomatico.

Nel corso della recente sesta Conferenza degli Ambasciatori a questo tema e' stato data particolare attenzione da parte dell'Unita' di Crisi, l'ufficio del Ministero nato a seguito dell'episodio dell'Achille Lauro del 1985 con la missione specifica di salvaguardare l'incolumita' dei connazionali e gli interessi italiani all'estero.

Caratteristica tipica delle situazioni di emergenza che la rete diplomatica affronta e' la tensione cui la situazione di crisi sottopone le rappresentanze diplomatico-consolari, spesso confrontate a carenze gravi di risorse e di personale.

Nel caso dello tsunami, ad esempio, la coincidenza con i congedi di fine anno chiamo' i funzionari piu' giovani che presidiavano le sedi alla gestione nelle primissime ore della crisi di situazioni assai complesse.

Esiste una sensibilita' della nostra opinione pubblica (legata alla particolare storia dell'emigrazione italiana) alla tematica della sicurezza dei connazionali all'estero, superiore a quella che si riscontra in altri Paesi.

Sul piano dei rapporti con i media le esigenze operative vanno contemperate con quelle dell'informazione.

Va detto che la Farnesina ha finora dimostrato di dare ottima prova di se' nelle situazioni di crisi, fornendo servizi che sono oggetto di ammirazione e di studio da parte di molti Paesi esteri. In particolare, la risposta data in occasione dello tsunami e' diventata una sorta di "case study" per molte altre diplomazie.

Il compito del diplomatico e' abitualmente quello di sollecitare l'intervento degli strumenti e l'attivazione delle risorse del paese in cui e' accreditato a soccorso del connazionale.

La Farnesina, pur tra ristrettezze di bilancio, lavora costantemente per lo sviluppo di una vera e propria cultura della prevenzione e della pianificazione nonche' della comunicazione in caso di crisi.

Una delle lezioni che la Farnesina ha riportato in questi anni e' quella d'investire in una specifica formazione del personale del Ministero degli Esteri, in primo luogo quello diplomatico, nelle materie attinenti la gestione delle emergenze in cui si trovino coinvolti connazionali.

Tra le iniziative di recente adozione in materia di formazione vi e' quella di dedicare appositi 'briefing' a Capi Missione o funzionari diplomatici destinati a prestare servizio in Sedi particolarmente sensibili.

In tempo di vacanze puo' essere rassicurante ricordare questo impegno costante.

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