31 dicembre 2008

Un anno di DiploMentor


Un anno fa oggi scrissi il primo post di DiploMentor.

Il compleanno di questo blog e' dunque l'occasione per qualche bilancio.

Quando scrissi il primo post non avrei mai pensato che ne avrei scritto oltre un centinaio (118 per l'esattezza), che avrei redatto un e-book (scaricato da circa 300 lettori), che il blog avrebbe generato una comunita' di pratica di 25 studenti e un social network (ad oggi oltre cento iscritti).

Aprire un blog e' facile, alimentarlo pero' richiede molta tenacia, costanza ed inventiva.

Ricavo da questa esperienza una rinnovata ammirazione per i "columnist" dei giornali che devono costantemente trovare spunti di interesse per i lettori.

II blog registra una cinquantina di nuovi contatti al giorno. Niente male considerato il pubblico ristretto che in Italia prende in considerazione la carriera diplomatica.

DiploMentor si e' guadagnato la fiducia di una comunita' dall'elevato livello di motivazione e livello culturale diventando per essa una risorsa di sicuro riferimento.

Il sito inoltre ha sviluppato nel tempo anche una stabile identita' grafica. E' diventato un piccolo "brand".

Fare tutto cio', comporta per me un impegno supplementare a quelli gia' pressanti della mia sfera professionale e familiare. Ma l'impegno e' meno gravoso di quel che si puo' immaginare perche' uno dei segreti per assicurare la continuita' di un blog e' non solo di scrivere su un tema che appassiona ma anche cercare di integrarlo il piu' possibile nella attivita' quotidiana.

Il blog diventa cosi' una specie di obiettivo fotografico, il prisma attraverso il quale vedere e filtrare la realta'.

Il grande vantaggio che ricavo da questo esercizio e' la riflessione costante sulla mia attivita' sviluppando cosi' facendo una consapevolezza del mio ruolo professionale che contribuisce alla mia crescita. Cio' certamente sul piano professionale, ma soprattutto su quello umano. Il blog ha infatti allargato molto il mio "network" mettendomi in comunicazione con tante persone che hanno avuto la cortesia di leggerlo.

Spero dunque che DiploMentor continui anche nel 2009 ad avvicinare i giovani ad una carriera che e’ tra le piu’ belle e gratificanti. Uno dei miei scopi nell’avviare questo blog era poter restituire parte del tanto che la carriera diplomatica (e la Casa) mi hanno finora dato. L'obiettivo e' centrato e la sensazione che ne ricavo mi ripaga dell'impegno.

L'avvio e la gestione di questo blog sono stati anche una straordinaria occasione formativa. Studiare mi e' sempre piaciuto,credo molto nell'apprendimento permanente.

Ho piu' volte preso in considerazione la possibilita' di tornare sui banchi di scuola ed intraprendere uno di quei corsi di formazione rivolti ai 'mid-career professional' come me. Ho dovuto pero' rinunciare per la difficolta' di conciliare lo studio - senza prendere un sabbatico - con gli impegni di lavoro e in famiglia.

L'esercizio del blog mi ha pero' aperto nuove prospettive. La sua scrittura e' stato in questi dodici mesi un moltiplicatore di conoscenze diverse. Oltre ad allargare molto le mie competenze informatiche, ho in questi mesi imparato di psicologia, comunicazione,foto e video, marketing, design, e-learning,ecc. Tutto cio' mi e' di ausilio anche nell'attivita' diplomatica.

Tra i miei insegnanti di questi 12 mesi sono state persone i cui nomi forse non vi diranno molto ma che nella blogosfera, ciascuno per il proprio campo, catturano il seguito di decine di migliaia di lettori:Garr Reynolds (presentazioni, parlare in pubblico); Robin Good (tecnologie web 2.0);Jay Cross (informal learning);Stephen Downes e George Siemens (teorie dell'apprendimento);Nancy Duarte (presentazioni, parlare in pubblico);Seth Godin (marketing);Penelope Trunk(strategie di carriera);Michele Martin (web 2.0); Daniel Pink (strategie di carriera, comunicazione); Chris Brogan (personal branding); Dave Kaminski (web video).

Interagire con loro (generalmente tramite la Rete in qualche caso pero' anche direttamente) e' stato un'esperienza di grande arricchimento personale. Per il suo carattere informale questa interazione non da' titolo di studio ma vale quanto un master o di un dottorato in quelle "skills" personali e professionali necessarie oggi.

Una considerazione conclusiva. Come tanti, seguo con attenzione l’attuale corso politico americano. Uno dei grandi meriti della straordinaria corsa di Barack Obama e’ stato quello di riaffermare che il servizio pubblico e’ “cool”.

Come ho evidenziato in un post caratteristica della Generazione Y che si affaccia oggi al mondo del lavoro e' il forte senso di impegno sociale. Non e' un caso che il successo di Obama affondi le sue radici nella capacita' di mobilitare attraverso i social network gli elettori piu' giovani - quelli che si danno generalmente invece per apatici e "persi alla politica".

Era almeno dai tempi dei fratelli John e Robert Kennedy che in America non si poneva una tale e positiva enfasi sul servizio a favore della comunita’. La parabola personale del neo-presidente americano, che dal trampolino della Harvard School of Law intraprende la via del 'community service' rinunciando a percorsi professionali piu' scontati e lucrosi, convalida questa scelta.

So che molti colleghi che condividono con me la scelta professionale della diplomazia pensano che essere oggi un “civil servant” e’ “cool”.

Mi piacerebbe che questo atteggiamento ed il sano spirito di corpo che esiste nella carriera diplomatica italiana potessero contagiare anche altre branche del pubblico impiego e piu’ in generale fare da esempio nel nostro Paese.

Grazie e buon 2009.

Nessun commento:

ShareThis

 
Template by Blografando