28 gennaio 2009

Diplofatto 28.2.2009


In queste ore il Ministro degli Esteri ha deciso il richiamo del nostro Ambasciatore in Brasile.

Il richiamo di un Ambasciatore puo’ essere considerato una forma mite di sanzione.

La diplomazia e’ comunicazione e gli attori internazionali (gli Stati in particolare) si scambiano continuamente segnali.

Il protocollo e’ ad esempio uno degli strumenti cui spesso si ricorre per manifestare il maggior o minor calore di una relazione bilaterale.

Gesti di cortesia straordinaria (un Capo di Stato o di governo che riceva il suo omologo all’aeroporto o sui gradini della propria residenza ufficiale) o di deliberata mala grazia (ad esempio il far aspettare il proprio ospite) possono essere attentamente calibrati per dare alla controparte dei precisi segnali.

Tornando al caso italo-brasiliano, il ritiro di un Ambasciatore e’ uno dei segnali piu’ forti che uno Stato puo’ dare del suo dispiacere per la condotta di un altro Stato.

Esso si pone su un continuum che va dal richiamo del Capo Missione, appunto, fino alla rottura delle relazioni diplomatiche.

Alcuni osservatori della prassi diplomatica internazionale, disputano l’utilita’ della misura del richiamo dell'Ambasciatore (Kishan Rana, 2004).

Se il suo significato simbolico e’ certamente forte, ha pero' la controindicazione di privare uno Stato del suo piu’ alto rappresentante quando esso e’ maggiormente utile e richiesto, cioe’ nel momento di difficolta’ delle relazioni bilaterali.

In queste situazioni,anzi, il diplomatico puo’ giocare il delicato, scomodo ma insostituibile ruolo di messaggero e interprete dei punti di vista del suo governo e delle autorita’ presso cui e’ accreditato, cui ho fatto riferimento in altri post.

Anche per questo, in genere, dopo qualche tempo l’Ambasciatore torna in sede senza clamori dopo aver effettuato “consultazioni” presso il suo ministero.

(photo credit: gaby_bra)

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