25 febbraio 2009

Diplomatico= venditore?


Per email Angelo mi segnala una intervista a Mario Cuomo recentemente apparsa sul Corriere della Sera.

Nell'intervista Cuomo dice che "spetta ora ad Italia ed USA nominare due eccellenti ambasciatori...Spero pero' che il nuovo ambasciatore Italiano non si rechi a Washington solo per migliorare il suo inglese o per socializzare con altri diplomatici d'alto livello. Lui o lei dovra' essere l'equivalente italiano di Bibi Netanyahu e Hanan Ashrawy, a suo tempo ospiti fissi di talk show e giornali per vendere il loro Paese al popolo americano. Purtroppo nessuno dei vostri ambasciatori fino ad oggi ha mai fatto questo".

Cuomo tocca dunque il tema della 'public diplomacy' che ho piu' volte affrontato nel blog.

Tuttavia l'esempio di Cuomo e' fuorviante. Egli infatti fa riferimento a due personalita' che non sono dei diplomatici regolarmente accreditati. Si tratta di due politici piu' che di diplomatici e che si possono dunque muovere con maggiore liberta'.

Inoltre sono politici che rappresentano espressioni di lobby che influenzano pesantemente il processo decisionale americano su una questione critica anche dal punto di vista elettorale. E' naturale che cerchino un profilo piu' elevato di un diplomatico e che ricorrano ai media  per promuovere la rispettiva
causa.

In generale, non e' detto che francesi, tedeschi,spagnoli o inglesi abbiano a Washington diplomatici piu' proattivi dei nostri sotto il profilo della 'public diplomacy'.

Certamente quella dell'Ambasciatore d'Italia a Washington e' una posizione chiave tra i possibili incarichi diplomatici. Per ragioni legate alla fiduciarieta' dell'incarico oltre che motivi di 'public diplomacy' si e' tavolta discusso anche in Italia dell'opportunita' di inviare nella capitale americana o in altre delle personalita' (in particolare del mondo degli affari) non provenienti dalla diplomazia.

E' pero' finora prevalso il concetto di non effettuare nomine politiche lasciando dunque la responsabilita' di dirigere le Ambasciate unicamente a diplomatici di carriera.

Angelo chiede se - in linea di principio - anche se un diplomatico oggi abbia bisogno di "vendere" il proprio paese in tv o sui giornali e se, in particolare, l'ambasciatore italiano a Washington debba agire come una sorta di 'salesman' dell'Italia presso il popolo americano andando ospite da Oprah Winfrey, David Letterman o Ellen Degeneres.
Beh, forse proprio in quelle trasmissioni no (anche perche' immagino che cerchino ospiti che fanno maggior audience di un diplomatico).

Tuttavia, in linea generale sull'argomento diplomatico= venditore la risposta e' positiva. Al mondo tutti vendono/vendiamo qualcosa. La diplomazia - in quanto esercizio di persuasione e di influenza - non fa eccezione. La public diplomacy risponde oggi a questa esigenza.

Bisogna pero' intendersi sul concetto di venditore e su cosa va venduto. Esso va inteso in senso molto lato. Per parafrasare De Gaulle,mi piace pensare che il diplomatico debba vendere "una certa idea dell'Italia". Un'idea che comprende non solo prodotti ma anche valori.

Di una certa idea dell'Italia negli Stati Uniti gli italo-americani possono essere i migliori portavoce. Non sempre pero' la comunita' italiana promuove una immagine di se' coesa e corrispondente al peso ed alla reale influenza svolta negli Stati Uniti.Essa ha tuttavia dato segni di riscossa (vedi ad esempio la  questione dei 'Sopranos') e maggiore consapevolezza.

L'Italia puo' forse fare meglio (non solo in America) sul piano della 'public diplomacy' e vendersi piu' efficacemente.
Ma certamente spetta agli italo-americani rappresentare negli Stati Uniti una immagine scevra da ingombranti stereotipi.

I migliori ambasciatori dell'Italia negli Stati Uniti sono infatti i nostri connazionali emigrati che si fanno molto onore in molte professioni e ricoprendo posizioni fondamentali nelle istituzioni americane (oltre ai ministri nel gabinetto di Obama, lo 'Speaker' Nancy Pelosi, i due giudici della Corte Suprema, Scalia ed Alito,ecc.).

(foto:Ambasciata d'Italia a Washington)

1 commento:

dfavrett ha detto...

Caro DiploMentor, sono un Italo-Americano che studia la diplomazia. Tanti complimenti per il blog, e` molto interessante leggere e pensare sulla mentalita` Italiana nel mondo diplomatico. Volevo soltanto aggiungere che la public diplomacy e` piu che vendersi, ma communicare col publico estero. Questo significa parlare e anche ascoltare! Noi Americani dopo 11 Settembre abbiamo provato di vendersi al publico musilmano in una maniera sbagliata. Invece di communicare, dialogare, e dibattere, abbiamo provato di fare un tipo di 'branding' del nostro paese che non ha suonato al estero. La public diplomacy dev'essere un dialogo basato sul rispetto, e fatto in concerto con altri mezzi per influenzare l'altri in un modo strategico. Questo dialogo tra due popoli molto alleati puo`, se fatto bene, solo aiutare la lunga amicizia e servire a rinforzare l'obbligo umano di lottare per i diritti umani dappertutto il mondo. Grazie per l'attenzione e chiedo scusa per mio italiano.

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