25 marzo 2009

Diplomazie parallele (2)



Ho fatto riferimento alla cosidetta "diplomazia parallela" come ad una delle tendenze delle relazioni internazionali contemporanee.

La “diplomazia parallela” trova una sua ragion d’essere anche nella sfumatura crescente tra la sfera politica nazionale e quella internazionale.

Un tempo la cesura tra affari esteri e quelli interni era assai piu’ netta di quanto non sia adesso.

Tra le entita’ substatuali che si ritagliano spazi diplomatici crescenti vi sono le citta’.

Si tratta di un "ritorno al futuro". La diplomazia dell’epoca greco-classica era una diplomazia di citta’-Stato. Lo stesso puo’ dirsi anche per la diplomazia dell’eta’ rinascimentale, particolarmente quella in Italia e che costituisce il prototipo della diplomazia dell’era moderna.

D’altra parte il mondo contemporaneo e’ sempre di piu’ un mondo urbanizzato.

Nel 2007 secondo dati delle Nazioni Unite il numero degli abitanti delle citta’ ha superato quello delle campagne. Circa centomila persone al giorno si trasferiscono dalla campagna alla citta’.

Cosa spinge le citta’ all’impegno diplomatico?

L’esigenza primaria (analoga a quella che e’ avvertita dalle Regioni) e’ di rappresentare e promuovere i propri interessi in ambiti allargati, come ad esempio quello comunitario in Europa.

La promozione di interessi economici, culturali e scientifici costituiscono ulteriori motivi.

Vi possono anche essere ragioni di solidarieta’. La cooperazione allo sviluppo decentrata e’ capace di mobilitare risorse ingenti ed in molti casi con maggior agilita’ rispetto a quella tradizionale.

Un’altra molla e’ quella della “citizen’s diplomacy” di cui ho accennato.

L’esistenza di un gruppo di pressione di cittadini impegnati in una specifica causa; la presenza di comunita’ di immigrati legati alla propria patria di origine (ed a suoi eventuali conflitti); sono questi alcuni possibili fattori.

Circostanze storiche possono esaltare il ruolo diplomatico delle citta’. Si pensi ad esempio al ruolo a favore della non-proliferazione nuclere della citta’ giapponese martire del bombardamento atomico, Hiroshima. Il Primo Cittadino di quella citta' ha promosso dal 1999 un attivissimo network di citta' "like minded" dal nome "Mayors for Peace" .

Certe citta’ possono essere percepite come terreni neutrali di dibattito e confronto e sedi dunque ideali per tentativi di dialogo e mediazione internazionale.

Si pensi in Italia al potenziale che hanno in questo senso Roma, citta’ sede di una fede religiosa dalla vocazione universale, o a Firenze, la culla dell’Umanesimo, che Giorgio La Pira propose ad esempio negli anni Sessanta possibile teatro di una mediazione nel conflitto vietnamita.

Le ricadute peraltro di una siffatta attivita’ possono essere a tutto beneficio del profilo diplomatico nazionale.

Un’altra circostanza e’ quella delle candidature delle citta’ ad ospitare eventi di rilievo internazionale. Si pensi alla candidatura ad ospitare i Giochi Olimpici.
O, come e’ stato nel caso di Milano, ad ospitare l'Expo 2015.

E’ innegabile che in questi casi ci sia una coincidenza di interessi tra la diplomazia cittadina e quella statuale.

Tali eventi portano infatti immediati benefici alle municipalita’ interessate ma contribuiscono anche ad alzare il profilo internazionale del Paese. Non e’ un caso che le cancellerie diplomatiche sostengano tali candidature perorandone la causa in ogni utile occasione.

Le diplomazie di Stati Uniti, Giappone, Spagna e Brasile sono attualmente tutte impegnate nell’azione di lobbying per assicurare rispettivamente a Chicago, Tokyo, Madrid e Rio de Janeiro i Giochi del 2016.

Ci sono dunque le condizioni perche’ il ruolo della diplomazia cittadina si consolidi sempre di piu’.

Tale rafforzamento e’ destinato a passare per la ricerca di forme sempre piu’ pragmatiche di collaborazione intercittadina.

Una possibilita’ e’, come visto ad esempio nel caso di Hiroshima, la creazione di “network” mossi dalla condivisione di informazioni, know-how, tecnologie, etc. . Poiche’ fungono da moltiplicatori di risorse ed energie, tali strumenti appaiono piu’ efficaci degli strumenti tradizionali della diplomazia intercittadina, quali sono i gemellaggi.

Che centro (Stato) e periferia (citta’) abbiano un interesse comune al successo di forme di diplomazia cittadina e’ dimostrato anche dalla circostanza che alcune citta’ (e’ in Italia ad esempio il caso di Roma) dispongono anche di consiglieri diplomatici.

Si tratta di funzionari della carriera diplomatica appositamente distacccati presso le amministrazioni municipali.

Questa eventualita’ e’ prevista in Italia non solo per le citta’ importanti (anche se mi sembra che sia solo Roma ad avvalersene) ma anche per le Regioni e le Province autonome che ne fanno espressa richiesta.

Il distacco di risorse dal Ministero degli Esteri, se da un lato priva la Farnesina di preziose risorse, dall’altro risponde all’esigenza di un piu’ stretto coordinamento e scambio di informazioni tra centro e periferia nell’intento di una proiezione diplomatica piu’ efficace e sinergica.

(photo credit: Sharam Sharif)

Nessun commento:

ShareThis

 
Template by Blografando