20 marzo 2009

Diplomazie parallele


Una delle caratteristiche delle relazioni internazionali contemporanee e’ la proliferazione degli attori e dei soggetti di diritto.

Tale caratteristica ha certamente riguardato il novero stesso degli Stati, aumentato in particolare dopo la Guerra Fredda, ma ha investito soprattutto la sfera della societa’ civile.

Questa tendenza scardina il sistema westfaliano che vede negli Stati gli attori primari, se non addirittura esclusivi, della comunita’ internazionale.

Del resto la concorrenza alle prerogative esclusive degli Stati in campo internazionale e’ portata non solo dagli attori della societa’ civile ma anche, nello stesso ambito statuale, da entita’ subordinate (Regioni, municipalita’, etc.).

Si tratta di una zona grigia che e’ talvolta identificata dagli studiosi della prassi diplomatica contemporanea come “diplomazia parallela”.

Essa non e’ sempre vista di buon occhio. Gli Stati temono infatti che mini la loro coerenza interna pregiudicandone l’univocita’ della voce sulla scena internazionale.

Il disagio degli Stati e’ particolarmente evidente quando forme di diplomazia parallela sono sviluppate da gruppi che hanno una identita’ distinta e professano ambizioni indipendentistiche.

Pensiamo al caso del Quebec in Canada, delle Fiandre e della Vallonia in Belgio, della Catalogna e dei Paesi Baschi in Spagna.

Un argomento dei paladini delle prerogative statuali e’ che la diplomazia parallela rischia di minacciare l’ integrita’ territoriale avviando il Paese su una "china pericolosa".

Diversi importanti Paesi, tra cui anche il nostro, hanno comunque negli ultimi decenni introdotto forme avanzate di decentralismo amministrativo e di distribuzione dei poteri tra centro e periferia (devolution).

In effetti e’ possibile individuare vari gradi su un continuum che va dalle forme avanzatissime ad esempio di Belgio e Canada a quelle piu’ prudenti di Spagna, Italia e Germania o anche di Messico, Australia e Stati Uniti.

Una preoccupazione condivisa e’ quella di circoscrivere le relazioni formali che entita’ sottostatuali possono avere con Capi di Stato e/o di Governo stranieri.

Alla riluttanza piu’ o meno marcata degli Stati nel devolvere parte delle loro tradizionalmente esclusive prerogative internazionali si contrappongono argomenti che invece propendono invece per l’utilita’ della “diplomazia parallela”.

Innanzituto, vi e' l'opportunita' di promuvere interessi economici, culturali e scientifici particolari in ambiti specifici ( ad esempio l'Unione Europea).

La diplomazia parallela permette infatti di perseguire con modalita’ decentrate, ma sempre nell’interesse complessivo nazionale, finalita’ particolari di promozione economica, di cooperazione allo sviluppo, di collaborazione culturale e scientifica.

L’esigenza diventa e’ dunque quella di assicurare i necessari aggiustamenti sul piano interno.

Uno strumento molto rilevante al riguardo e’ costituito dalla “Intesa Governo-Regioni” siglata alla Farnesina il 18 dicembre 2008.

Essa costituisce un paradigma del nuovo modo di “fare sistema” che la Farnesina promuove, ispirato a principi di informazione reciproca, cooperazione e sinergia nonche’ a periodici momenti di verifica.

(photo credit: Shahram Sharif)

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