24 aprile 2009

Podcast


E' online il nuovo podcast ascoltabile direttamente a questo link o scaricabile via iTunes.

Questo quarto podcast non ha la struttura dei precedenti.

E'un messaggio indirizzato principalmente agli SLIP, i Segretari di Legazione in prova che, vincitori dell'ultimo concorso, entreranno in servizio alla Farnesina nelle prossime settimane. Ma puo' essere utile anche a quanti si avvicinano alla prova del concorso diplomatico.

E' un invito a muovere i primi passi di questa bella avventura con il piede giusto.

A puntare in alto ma anche a ricordare che le persone che si incontrano quando si sale sono le stesse che si incontrano quando si scende.

A vivere alti e bassi della carriera mantenendo la giusta prospettiva.

A conciliare lavoro e famiglia.

A fare sempre al meglio il proprio incarico, qualunque esso sia.

A svolgere il proprio servizio in nome di qualcosa di piu' grande di se stessi.

In bocca al lupo!

20 aprile 2009

Concorso diplomatico: preparazione e fortuna


Un blog e’ una piattaforma interattiva, aperta al commento del lettore.

I commenti possono essere sottoposti alla moderazione dell’amministratore oppure no.

La funzione commenti di questo blog e’ subordinata all’appprovazione dell’amministratore, dunque del sottoscritto, previa lettura del messaggio.

Tale prerogativa e’ prevista soprattutto per difendere il blog dallo spam e non me ne ero mai avvalso per rifiutare un commento. Fino a pochi giorni fa.

Nei giorni scorsi, infatti, ho moderato il commento, rifiutando la pubblicazione, di un anonimo lettore del blog. In sostanza ho effettuato un atto di censura.

Il commento era riferito alla esperienza raccontata sul blog da parte di Faber, una delle vincitrici dell’ultimo concorso ed esprimeva dubbi sui suoi effettivi meriti insinuando maliziosamente che fortuna (o altro) avessero contribuito al suo successo.

Inoltre, con riferimento al percorso di studi descritto dalla candidata, il commentatore dubitava che un ‘comune mortale’ potesse ambire all’esperienza di studio negli Stati Uniti, fatta invece da Faber.

Escludo che il commentatore conosca Faber e le circostanze che hanno condotto al suo successo nel concorso diplomatico.

Ho trovato il commento acido e ingeneroso e l’ho censurato. L'ho fatto con dispiacere perche’ quello della censura – anche in un ambito limitato come questo - e’ un potere scomodo.

L'ho fatto perche’ il commento denotava malizia e negativita’, una forma di inquinamento delle relazioni sociali che trovo perniciosa perche’ particolarmente contagiosa.

Sono di natura ottimista e trovo che i soli limiti che incontriamo nella vita sono quelli che consapevolmente o inconsapevolmente ci fissiamo.

Se cosi’ non fosse oggi starei probabilmente svolgendo la professione di mio padre, l’agronomo. Una via gia' tracciata e piu' comoda.

Quando mi ritrovo alle rimpatriate dei compagni di liceo noto che la maggior parte svolge la professione dei genitori. Il figlio del dentista e’ diventato dentista, quello di avvocati e’ diventato avvocato. E cosi’ via per notai, professori universitari, commercialisti, medici,ecc.

E’ forse solo una coincidenza. Il mio osservatorio e’ inevitabilmente ristretto e sarebbe azzardato trarre indicazioni generali. Se questa non fosse una coincidenza ma una vera e propria tendenza, si potrebbero trarre preoccupanti conclusioni sulla sclerotizzazione del tessuto sociale.

Come Faber, anche io preparando il concorso diplomatico mi scontrai con ondate di scetticismo. “Ma chi conosci alla Farnesina?”. " Non sei figlio d'arte". “In questi posti si entra solo per raccomandazione”. “E’ un concorso impossibile, devi studiare per anni senza sicurezza di passarlo”. Sono atteggiamenti evidentemente ancora diffusi perche' mi arrivano spesso email di studenti interessati al concorso diplomatico ma condizionati da questi mantra negativi.

Credo che alla fine l’isolamento – direi quasi la clausura- che molti aspiranti diplomatici si impongono non e’ solo dettato dalla necessita’ di concentrarsi sui manuali ma da quella di sottrarsi ad una negativita' che mina la propria motivazione.

Una sorta di autodifesa.

Al fondo del ragionamento dell’anonimo commentatore e’ la convinzione che il successo degli altri sia addebitabile solo alla fortuna, se non all’intrigo, e non al duro impegno, alla programmazione sistematica e fortemente voluta di un traguardo.

La fortuna non esiste in un vuoto. Essa presuppone un intenso, metodico sforzo di preparazione. Dietro al successo c’e’ un impegno sistematico– invisibile ai piu’ - di anni. Tale impegno va rispettato e se possibile imitato.

Non voglio scomodare Machiavelli e la sue considerazioni su Fortuna e Virtu’.

Piu’ semplicemente, un famoso golfista, Gary Player, era solito dire: "The harder I try, the luckier I get”.

O ancora il generale Douglas Mac Arthur diceva che "la vita non da' certezze ma offre solo opportunita'".

La preparazione genera opportunita’. La fortuna puo’ solo aiutare chi si fa trovare preparato.

Pensare mal degli altri risulta dunque un modo per razionalizzare e giustificare il proprio fallimento o il proprio disimpegno.

(photo credit:Andreia)

15 aprile 2009

Diplomazia scientifica e tecnologica


Nell’ultimo podcast ho descritto il soft power ed il suo ruolo di amplificatore dell’influenza diplomatica di uno Stato.

La politica culturale e’ spesso citata come uno dei componenti piu’ importanti del soft power e tradizionalmente gli Stati vi dedicano risorse umane e finanziarie significative.

Minor considerazione e’ tradizionalmente dedicata alla diplomazia scientifica e tecnologica. Tuttavia, in un epoca di straordinario e rapidissimo sviluppo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, gli Stati stanno progressivamente sviluppando anche questo volet dell’attivita’ diplomatica.

Si puo’ dunque a buon titolo parlare oggi di una “diplomazia scientifica e tecnologica”.

Essa consiste ad esempio nell’invio di ricercatori nazionali all’estero o nell’accoglienza di ricercatori stranieri, nello stabilimento di laboratori congiunti, nella costruzione di laboratori di ricerca nazionali (con il contributo di Stati stranieri) o all’estero (con il distacco di ricercatori nazionali).

L’Italia, in particolare sta sviluppando con crescente convinzione la propria azione in tale campo.

Cio’ a cominciare dalla negoziazione di una rete di Accordi Scientifici e Tecnologici che costituiscono il necessario quadro di riferimento alla cooperazione bilaterale.

Sul piano delle risorse umane un ruolo importante e’ giocato dalla rete degli Addetti Scientifici e Tecnologici presso le Ambasciate che svolgono funzioni di “scouting” delle opportunita’ di collaborazione scientifica presso i paesi di accreditamento e di raccordo con le comunita’ scientifiche estere.

Importante e’ inoltre anche il loro ruolo di mappatura e raccordo con i ricercatori italiani, presenti numerosi all’estero. Cio’ e’ utile anche in funzione di una possibile inversione del brain drain che depaupera gravemente la nostra comunita’ scientifica.

Un altro tassello e’ quellodella formazione di scienziati esteri presso centri di ricerca italiani. In tal senso il Polo Scientifico e Tecnologico di Trieste costituisce un asset importante soprattutto per i Paesi in Via di Sviluppo, contribuendo in particolare da anni alla formazione di generazioni di fisici.

Quello della diplomazia scientifica e tecnologica e’ un aspetto destinato ad assumere una rilevanza crescente. Essa e’ infatti un elemento importante della strategia di sviluppo della competitivita’ generale di un sistema-paese.

La diplomazia scientifica e tecnologica produce benefici economici significativi contribuendo al tasso di sviluppo dell’innovazione industriale.

Il versatilismo dell’agente diplomatico deve dunque oggi ricomprendere anche la scienza e la tecnologia.

Il compito del diplomatico e’ quello di promuovere la diplomazia scientifica e tecnologica come elemento del soft power nazionale.

Cio’ ha ricadute generali assai favorevoli poiche’ la cooperazione scientifica genera rapporti duraturi, buona volonta’, apre porte, crea opportunita’ esattamente, se non piu’ della tipica diplomazia culturale.

Inoltre, in quanto quanto promozione del metodo scientifico essa contribuisce a combattere oscurantismi ed estremismi.

Corroborando trasparenza, responsabilita’ e partecipazione meritocratica, valori tipici della comunita’ scientifica, la promozione dunque della “good science” coincide con quella della “good governance” a beneficio di relazioni internazionali piu’ solide e della diffusione della liberta’ e della dignita’ individuale nel mondo.

(photo credit: Hey Paul)

8 aprile 2009

Diplomazia del terremoto


Ho in questi giorni ricevuto numerose attestazioni di solidarieta’ e partecipazione per il grave sisma che ha colpito l’Abruzzo.

Il paese in cui sono in servizio ha infatti un rischio sismico almeno pari al nostro, se non superiore, e con una sorta di transfert emotivo si e’ dunque immedesimato nella condizione di quanti in Abruzzo hanno in pochi secondi visto stravolgere la proporia esistenza.

Mi hanno contattato istituzioni locali e comuni cittadini. Aiuti logistici e finanziari sono stati offerti a beneficio della popolazione colpita.

Mai come in occasione di una catastrofe naturale l’uomo matura la consapevolezza della precarieta’ e della impermanenza della condizione umana.

Tale consapevolezza, che travalica differenze di razza, cultura, religione, ecc. matura in primo luogo al livello della societa’ civile.

Essa permea anche la coscienza dei governi condizionandone, a certe condizioni, l’operato anche sul piano diplomatico.

Non deve dunque sorprendere che le catastrofi naturali forniscano dunque l’occasione per avvicinare i popoli, permettendo di superare controversie e di risolvere conflitti.

Ad esempio questo fu il caso dei terremoti che colpirono la Turchia e la Grecia nell’estate del 1999. Le iniziative di solidarieta’ e mutuo soccorso innescarono una vera e propria “diplomazia del terremoto “ che pose le base per il miglioramento di relazioni storicamente difficili.

Non e’ tuttavia sempre cosi’. Ad esempio nel caso del terremoto che nel 2003 distrusse la storica citta’ iraniana di Bam, da parte americana furono temporaneamente allentate le sanzioni nei confronti dell’Iran. Aiuti medici americani furono ugualmente inviati.

Ma questi gesti di buona volonta’ non produssero un sostanziale riavvicinamento tra Washington e Teheran.

Anche alla iniziale solidarieta’ da parte indiana al dramma del Pakistan in occasione del grave terremoto del 2005 non segui’ un sostanziale miglioramento delle relazioni tra i due Paesi.

Cosa provoca dunque la differenza? Quali condizioni devono esistere perche’ dalla desolazione della catastrofe possa germogliare la speranza di un nuovo corso diplomatico?

Deve verificarsi un allineamento tra l’atteggiamento della opinione pubblica (fortemente condizionato dalle emozioni) e quello piu’ razionale e calcolato dei governi.

Nel caso greco-turco i due governi erano gia’ simultaneamente pronti ad un nuovo corso e vollero dunque cogliere l’occasione dell’onda emotiva di solidarieta’ provocata dalla catastrofe.

Deve dunque esserci gia’ in corso o quanto meno essere presente in nuce una nuova dinamica politica condivisa dalle parti che trova nella catastrofe il catalizzatore del rapprochement.


(photo credit: AFP)

3 aprile 2009

Slumdog Diplomat



L'esercizio costante della scrittura, l'abitudine all'osservazione dei fenomeni sociali in contesti geografici sempre diversi costituiscono potenti incentivi alla produzione letteraria da parte del diplomatico.

Si puo' parlare di una naturale e consolidata propensione di cui il francese Paul Claudel e' solo uno degli esempi piu' famosi.

La Farnesina, con il suo Scaffale Diplomatico compie sforzi per monitorare e raccogliere la produzione delle feluche italiane.

Un'altra iniziativa e' il volume "La Penna del Diplomatico" a cura dei colleghi Stefano Baldi e Pasquale Baldocci.

Al libro fa da complemento il blog "La penna del diplomatico" che offre continui e preziosi aggiornamenti sulle novita' editoriali scritte da diplomatici italiani e stranieri.

A proposito di diplomatici scrittori e' il caso di ricordare che il recente grande successo del film anglo-indiano "Slumdog Millionaire" trova origine nel romanzo del collega indiano Vikas Swarup dal titolo "Q&A".

Il racconto del percorso di Swarup dalla diplomazia al tappeto rosso ed ai riflettori del Kodak Theatre di Hollywood per l'assegnazione del premio Oscar e' a questo link del New York Times.

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