20 aprile 2009

Concorso diplomatico: preparazione e fortuna


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Nei giorni scorsi, infatti, ho moderato il commento, rifiutando la pubblicazione, di un anonimo lettore del blog. In sostanza ho effettuato un atto di censura.

Il commento era riferito alla esperienza raccontata sul blog da parte di Faber, una delle vincitrici dell’ultimo concorso ed esprimeva dubbi sui suoi effettivi meriti insinuando maliziosamente che fortuna (o altro) avessero contribuito al suo successo.

Inoltre, con riferimento al percorso di studi descritto dalla candidata, il commentatore dubitava che un ‘comune mortale’ potesse ambire all’esperienza di studio negli Stati Uniti, fatta invece da Faber.

Escludo che il commentatore conosca Faber e le circostanze che hanno condotto al suo successo nel concorso diplomatico.

Ho trovato il commento acido e ingeneroso e l’ho censurato. L'ho fatto con dispiacere perche’ quello della censura – anche in un ambito limitato come questo - e’ un potere scomodo.

L'ho fatto perche’ il commento denotava malizia e negativita’, una forma di inquinamento delle relazioni sociali che trovo perniciosa perche’ particolarmente contagiosa.

Sono di natura ottimista e trovo che i soli limiti che incontriamo nella vita sono quelli che consapevolmente o inconsapevolmente ci fissiamo.

Se cosi’ non fosse oggi starei probabilmente svolgendo la professione di mio padre, l’agronomo. Una via gia' tracciata e piu' comoda.

Quando mi ritrovo alle rimpatriate dei compagni di liceo noto che la maggior parte svolge la professione dei genitori. Il figlio del dentista e’ diventato dentista, quello di avvocati e’ diventato avvocato. E cosi’ via per notai, professori universitari, commercialisti, medici,ecc.

E’ forse solo una coincidenza. Il mio osservatorio e’ inevitabilmente ristretto e sarebbe azzardato trarre indicazioni generali. Se questa non fosse una coincidenza ma una vera e propria tendenza, si potrebbero trarre preoccupanti conclusioni sulla sclerotizzazione del tessuto sociale.

Come Faber, anche io preparando il concorso diplomatico mi scontrai con ondate di scetticismo. “Ma chi conosci alla Farnesina?”. " Non sei figlio d'arte". “In questi posti si entra solo per raccomandazione”. “E’ un concorso impossibile, devi studiare per anni senza sicurezza di passarlo”. Sono atteggiamenti evidentemente ancora diffusi perche' mi arrivano spesso email di studenti interessati al concorso diplomatico ma condizionati da questi mantra negativi.

Credo che alla fine l’isolamento – direi quasi la clausura- che molti aspiranti diplomatici si impongono non e’ solo dettato dalla necessita’ di concentrarsi sui manuali ma da quella di sottrarsi ad una negativita' che mina la propria motivazione.

Una sorta di autodifesa.

Al fondo del ragionamento dell’anonimo commentatore e’ la convinzione che il successo degli altri sia addebitabile solo alla fortuna, se non all’intrigo, e non al duro impegno, alla programmazione sistematica e fortemente voluta di un traguardo.

La fortuna non esiste in un vuoto. Essa presuppone un intenso, metodico sforzo di preparazione. Dietro al successo c’e’ un impegno sistematico– invisibile ai piu’ - di anni. Tale impegno va rispettato e se possibile imitato.

Non voglio scomodare Machiavelli e la sue considerazioni su Fortuna e Virtu’.

Piu’ semplicemente, un famoso golfista, Gary Player, era solito dire: "The harder I try, the luckier I get”.

O ancora il generale Douglas Mac Arthur diceva che "la vita non da' certezze ma offre solo opportunita'".

La preparazione genera opportunita’. La fortuna puo’ solo aiutare chi si fa trovare preparato.

Pensare mal degli altri risulta dunque un modo per razionalizzare e giustificare il proprio fallimento o il proprio disimpegno.

(photo credit:Andreia)

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Si concordo con quanto Lei dice Diplomentor. Ma, mi chiedo... se queste voci sono così infondate, perchè molti docenti all'Università, a me è capitato, mettono in guardia non solo dall'arduo percoso che c'è da intraprendere per prepararsi al concorso ma anche dal dato che esistono raccomandazioni " di alto livello". E ricordiamo che sono gli stessi professori universitari ad essere poi chiamati a far parte della commissione d'esame. Quindi forse qualcosa sapranno. Io come molti altri conosco casi di chi era ben supportato da qualcuno "in Paradiso" e questo scoraggia un pò. Forse un bel pò... Io vorrei soltanto sincerità, perchè tanti giovani studenti che si affacciano su questo percorso, dopo molti scacrifici, anche economici delle proprie famiglie, non meritano di essere illusi così . Per questo La ringrazio, il suo intervento mi è sembrato, e spero lo sia davvero, sincero. Grazie per il suo sostegno

Unknown ha detto...

Io sono d'accordo con Diplomentor al 101%.
Conosco di persona quasi tutti quelli che hanno passato l'ultimo concorso. Posso dire che ci fosse qualcuno ignorante fra queste persone? Qualcuno che non avesse le carte in regola per vincere?
No, non potrei dirlo.
Magari potrei pensare che qualcuno che non ha passato gli scritti fosse più preparato di un altro che ha vinto. Questo mi sentirei di dirlo.

Tuttavia la preparazione da sola non basta, essa, come dice bene DIP, è solo la condizione necessaria per vincere; purtroppo non è una condizione sufficiente.

Sono talmente tanti i fattori che influenzano l'esito del concorso che è riduttivo e comodo aggrapparsi alle presunte raccomandazioni. Una scusa, un paracadute morale per il fallimento o per la paura stessa di provare.

Anonimo ha detto...

Concordo con quanto detto da luigi, dato che abbiamo frequentato lo stesso corso. Si può dire certamente che alcune persone avrebero meritato di arrivare all'orale, perlomeno per come le ho conosciute io e per come so quanto abbiano studiato. Altrettanto certamente non posso dire nulla su almeno 10 persone che conosco che l'hanno passato: hanno studiato e hanno meritatamente vinto il concorso.
Tuttavia anche io, come il primo commento ha sottolineato, ricevo ogni volta dei feedback di tendenza opposta; c'é da dire che spesso queste persone si rifanno a fonti "interne" che affermerebbero che comunque una quota da far passare ci sarebbe. Se anche fosse vero questo, sapere che almeno 10 posti siano liberi per i "comuni mortali" dovrebbe essere un stimolo a sacrificarsi a a studiare con ottimismo in vista del concorso.

Francesco La Rocca

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