8 aprile 2009

Diplomazia del terremoto


Ho in questi giorni ricevuto numerose attestazioni di solidarieta’ e partecipazione per il grave sisma che ha colpito l’Abruzzo.

Il paese in cui sono in servizio ha infatti un rischio sismico almeno pari al nostro, se non superiore, e con una sorta di transfert emotivo si e’ dunque immedesimato nella condizione di quanti in Abruzzo hanno in pochi secondi visto stravolgere la proporia esistenza.

Mi hanno contattato istituzioni locali e comuni cittadini. Aiuti logistici e finanziari sono stati offerti a beneficio della popolazione colpita.

Mai come in occasione di una catastrofe naturale l’uomo matura la consapevolezza della precarieta’ e della impermanenza della condizione umana.

Tale consapevolezza, che travalica differenze di razza, cultura, religione, ecc. matura in primo luogo al livello della societa’ civile.

Essa permea anche la coscienza dei governi condizionandone, a certe condizioni, l’operato anche sul piano diplomatico.

Non deve dunque sorprendere che le catastrofi naturali forniscano dunque l’occasione per avvicinare i popoli, permettendo di superare controversie e di risolvere conflitti.

Ad esempio questo fu il caso dei terremoti che colpirono la Turchia e la Grecia nell’estate del 1999. Le iniziative di solidarieta’ e mutuo soccorso innescarono una vera e propria “diplomazia del terremoto “ che pose le base per il miglioramento di relazioni storicamente difficili.

Non e’ tuttavia sempre cosi’. Ad esempio nel caso del terremoto che nel 2003 distrusse la storica citta’ iraniana di Bam, da parte americana furono temporaneamente allentate le sanzioni nei confronti dell’Iran. Aiuti medici americani furono ugualmente inviati.

Ma questi gesti di buona volonta’ non produssero un sostanziale riavvicinamento tra Washington e Teheran.

Anche alla iniziale solidarieta’ da parte indiana al dramma del Pakistan in occasione del grave terremoto del 2005 non segui’ un sostanziale miglioramento delle relazioni tra i due Paesi.

Cosa provoca dunque la differenza? Quali condizioni devono esistere perche’ dalla desolazione della catastrofe possa germogliare la speranza di un nuovo corso diplomatico?

Deve verificarsi un allineamento tra l’atteggiamento della opinione pubblica (fortemente condizionato dalle emozioni) e quello piu’ razionale e calcolato dei governi.

Nel caso greco-turco i due governi erano gia’ simultaneamente pronti ad un nuovo corso e vollero dunque cogliere l’occasione dell’onda emotiva di solidarieta’ provocata dalla catastrofe.

Deve dunque esserci gia’ in corso o quanto meno essere presente in nuce una nuova dinamica politica condivisa dalle parti che trova nella catastrofe il catalizzatore del rapprochement.


(photo credit: AFP)

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