15 aprile 2009

Diplomazia scientifica e tecnologica


Nell’ultimo podcast ho descritto il soft power ed il suo ruolo di amplificatore dell’influenza diplomatica di uno Stato.

La politica culturale e’ spesso citata come uno dei componenti piu’ importanti del soft power e tradizionalmente gli Stati vi dedicano risorse umane e finanziarie significative.

Minor considerazione e’ tradizionalmente dedicata alla diplomazia scientifica e tecnologica. Tuttavia, in un epoca di straordinario e rapidissimo sviluppo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, gli Stati stanno progressivamente sviluppando anche questo volet dell’attivita’ diplomatica.

Si puo’ dunque a buon titolo parlare oggi di una “diplomazia scientifica e tecnologica”.

Essa consiste ad esempio nell’invio di ricercatori nazionali all’estero o nell’accoglienza di ricercatori stranieri, nello stabilimento di laboratori congiunti, nella costruzione di laboratori di ricerca nazionali (con il contributo di Stati stranieri) o all’estero (con il distacco di ricercatori nazionali).

L’Italia, in particolare sta sviluppando con crescente convinzione la propria azione in tale campo.

Cio’ a cominciare dalla negoziazione di una rete di Accordi Scientifici e Tecnologici che costituiscono il necessario quadro di riferimento alla cooperazione bilaterale.

Sul piano delle risorse umane un ruolo importante e’ giocato dalla rete degli Addetti Scientifici e Tecnologici presso le Ambasciate che svolgono funzioni di “scouting” delle opportunita’ di collaborazione scientifica presso i paesi di accreditamento e di raccordo con le comunita’ scientifiche estere.

Importante e’ inoltre anche il loro ruolo di mappatura e raccordo con i ricercatori italiani, presenti numerosi all’estero. Cio’ e’ utile anche in funzione di una possibile inversione del brain drain che depaupera gravemente la nostra comunita’ scientifica.

Un altro tassello e’ quellodella formazione di scienziati esteri presso centri di ricerca italiani. In tal senso il Polo Scientifico e Tecnologico di Trieste costituisce un asset importante soprattutto per i Paesi in Via di Sviluppo, contribuendo in particolare da anni alla formazione di generazioni di fisici.

Quello della diplomazia scientifica e tecnologica e’ un aspetto destinato ad assumere una rilevanza crescente. Essa e’ infatti un elemento importante della strategia di sviluppo della competitivita’ generale di un sistema-paese.

La diplomazia scientifica e tecnologica produce benefici economici significativi contribuendo al tasso di sviluppo dell’innovazione industriale.

Il versatilismo dell’agente diplomatico deve dunque oggi ricomprendere anche la scienza e la tecnologia.

Il compito del diplomatico e’ quello di promuovere la diplomazia scientifica e tecnologica come elemento del soft power nazionale.

Cio’ ha ricadute generali assai favorevoli poiche’ la cooperazione scientifica genera rapporti duraturi, buona volonta’, apre porte, crea opportunita’ esattamente, se non piu’ della tipica diplomazia culturale.

Inoltre, in quanto quanto promozione del metodo scientifico essa contribuisce a combattere oscurantismi ed estremismi.

Corroborando trasparenza, responsabilita’ e partecipazione meritocratica, valori tipici della comunita’ scientifica, la promozione dunque della “good science” coincide con quella della “good governance” a beneficio di relazioni internazionali piu’ solide e della diffusione della liberta’ e della dignita’ individuale nel mondo.

(photo credit: Hey Paul)

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