8 maggio 2009

Diplomazia delle celebrita'



Ho in precedenza trattato della “diplomazia parallela” e di come l’attivita’ diplomatica tradizionale subisca una progressive erosione da parte di nuovi attori.

Un fenomeno dal forte impatto mediatico e’ quello rappresentato dalla cosiddetta “diplomazia delle celebrita’”.

Credo che in pochi siano ignari oggi delle attivita’ umanitarie svolte da celebri attori come Angelina Jolie (foto), Mia Farrow e George Clooney, da cantanti come Bono degli U2.

Particolarmente consolidato e’ il programma delle Nazioni Unite “Goodwill Ambassadors”. Angelina Jolie opera in tale contesto. In passato, pioniere furono Audrey Hepburn e Sophia Loren.

Quando impegnate in missioni per conto delle Nazioni Unite, le celebrita’ possono viaggiare utilizzando il lasciapassare azzurro dell’Organizzazione.

Tale forma di diplomazia ha caratteristiche originali. A partire dall’uso del linguaggio, generalmente assai piu’ diretto e colloquiale e dunque assai meno ‘diplomatico’. Un linguaggio forse dai caratteri populisti ma di grande accessibilita’ e dunque diffusione.

O degli strumenti utilizzati. L’intervista, la consegna di un premio, il concerto rock, ecc. Sono queste le piattaforme di elezione per propagandare una causa e raggiungere il pubblico.

Per le celebrita’ impegnarsi in attivita’ umanitarie e diplomatiche costituisce un modo per smarcarsi dalla banalita’ e leggerezza che contraddistingue il loro stile di vita.

Mostrarsi impegnati paga positivamente in termine di immagine.

Si puo’ rimproverare una certa selettivita’ nell’individuazione delle cause per cui le celebrita’ preferiscono spendersi.

La condizione critica dei tibetani beneficia dell’attenzione mediatica che l’impegno di Richard Gere o Uma Thurman (figlia di un noto professore di studi tibetani) o Steven Segal. Meno fortunati sono pero’, per restare nell’ambito cinese, i musulmani uiguri della provincia del Xinjiang. La loro condizione, difficile quanto quella dei tibetani, e’ pero assai meno nota.

Tuttavia sarebbe ingeneroso negare che l’impegno di Clooney in Darfur o di Jolie in Iraq e’ non solo convinto ma anche incisivo.

Sarebbe erroneo liquidare sbrigativamente la diplomazia delle celebrita’ come un fenomeno passeggero.

I problemi mondiali richiedono una ampia gamma di sforzi diplomatici. Ed anche soluzioni creative.

Le celebrita’ sono effettivamente in grado di mobilitare come pochi altri l’attenzione mondiale su crisi dimenticate o su problemi globali.

Esistono tuttavia aspetti criticabili.

Quello della responsabilita’ ad esempio. A chi rispondono le celebrita? Qual e’ la loro “circoscrizione elettorale”? Il pubblico che va al cinema? Le folle dei concerti?

C’e’ poi la questione della trasparenza dell’utilizzo delle risorse finanziarie mobilitate. Un esempio riguarda l’iniziativa Red di Bono in collaborazione con Apple, Emporio Armani e GAP.

Una critica e’ che la diplomazia delle celebrita’ costituisce il veicolo per un contro-consenso. Essa svuoterebbe e disinnescherebbe cosi’ forme piu’ radicali di mobilizzazione politica. In un’ottica Nord-Sud di aggiungere voci (non necessariamente competenti e consapevoli) provenienti dal mondo sviluppato a scapito di quelle del mondo sotto-sviluppato.

La diplomazia delle celebrita’ non fornisce certo una risposta definitive ai problemi internazionali.

Essa tuttavia fornisce un potenziale straordinario per raffinare risorse e meccanismi diplomatici avendo promosso una saldatura tra Hollywood e il mondo dell’industria e della finanza.

Mi riferisco in particolare all’azione di multimiliardari come Bill e Melinda Gates, celebrita’ di per se’ e a buon diritto. O a Warren Buffett.

Attraverso le loro fondazioni questi individui sono capaci di mobilitare risorse pari, se non addirittura superiori a quelli di Stati e di Organizzazioni Internazionali.

Finora la percezione di questo fenomeno e’ complessivamente positiva. Gli attivisti che si occupano di Darfur sono sinceramente grati agli sforzi compiuti da George Clooney per impegnare le amministrazioni americane.

Il rischio e’ che lo spettacolo si sostituisca alla sostanza. Anche per questo e’ il caso di prestare crescente attenzione e di esercitare un piu’ continuo scrutinio critico di questa attivita’.

Poiche’ si tratta di un argomento stimolante apro un’area di discussione sul social network per l’intervento di quanti sono interessati o hanno un’opinione in merito.

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