1 giugno 2009

AAA Affittasi: astenersi diplomatici


Nella sezione "Real Estate" del New York Times Angelo mi segnala un articolo che riporta la domanda fatta da un locatore preoccupato di affittare una casa ad un diplomatico.

Egli teme che quest'ultimo, in caso di insolvenza, non possa essere sfrattato poiche' protetto dall' immunita'diplomatica.

Il consiglio dato in risposta e' di non affittare.

Angelo si chiede dunque se l'immunita' diplomatica possa trasformarsi nella vita di tutti i giorni di un diplomatico in un
problema anziche' essere un privilegio.


Il punto e’ quello dell’immunita’ diplomatica, principio fondamentale delle relazioni diplomatiche, la cui ratio e’ la tutela dell’autonomia della funzione diplomatica non tanto dell’agente di per se’.

Confesso che la risposta data nell’articolo non mi ha sorpreso piu’ di tanto.

E’ nota la spiccata propensione americana alla difesa dei propri diritti tramite un’azione legale. Il principio dell’immunita’ sottrarrebbe il diplomatico alla giurisdizione americana nel caso di una causa legale nei suoi confronti dettata ad esempio da inadempienza contrattuale o morosita’.

Tale sottrazione del diplomatico alla giurisizione puo’ effettivamente apparire una restrizione intollerabile ad un padrone di casa.

New York, per certi aspetti, ha fama di citta’ non facile per gli agenti diplomatici.

Gia’ anni fa, quando Sindaco era Rudy Giuliani, si distinse per la tenacia con cui si mise a contestare infrazioni stradali, in particolare divieti di sosta ai funzionari delle Nazioni Unite. Le multe venivano evase dai diplomatici sulla base dell’immunita’ diplomatica.

La municipalita’ newyorkese citava il danno originato dal mancato introito per le casse comunali derivante dall’applicazione dell’immunita’ diplomatica.

La questione degenero’ in una spiacevole querelle che nocque all’immagine sia dei diplomatici che della municipalita’ americana, apparsa animata da uno zelo eccessivo al limite della persecuzione.

Comunque sia, la prudenza del consiglio dell’articolo fa riflettere.

In effetti anche in Italia non mancano i contenziosi tra locatori ed agenti diplomatici, in particolare a Roma che ospita ben tre corpi diplomatici (presso il Quirinale, la Santa Sede e le Nazioni Unite).

Talvolta la notizia di questi contenziosi, che hanno visto spesso coinvolti diplomatici africani, ha raggiunto le colonne della stampa.

Si tratta di contenziosi che interessano anche lo stesso Ministero degli Esteri ed in particolare il Cerimoniale della Repubblica.

Angelo mi chiede quale sia stata finora la mia esperienza personale.

Finora, sia in paesi avanzati che in via di sviluppo, non ho mai avuto modo di riscontrare atteggiamenti negativi.

Anzi il padrone di casa si e’ sempre mostrato ben contento di affittarmi casa.

Da un lato credo che cio’ dipenda da una duplice buona reputazione. In primo luogo, a livello individuale, una buona fama precede gli italiani. Si sa che amiamo vivere in un ambiente confortevole, arrediamo bene, preserviamo la qualita’ dello spazio in cui abitiamo.

D’altra parte l’Italia ha fama di paese che paga puntualmente i conti e non ne lascia in sospeso. In tempi di incertezza per un locatore puo' dunque essere rassicurante entrare in una relazione contrattuale di medio-lungo termine con il rappresentante istituzionale di un paese come il nostro.

In certi paesi, infine, la professione diplomatica continua ad avere un particolare appeal e l’affittare ad un diplomatico contribuisce al prestigio di un immobile.

(photo credit: Fortyseven)

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