18 luglio 2009

Diplomazia e spiritualità (2): Muhammad Asad


Nell'ambito del rapporto tra diplomazia e spiritualità un percorso originale è quello dell' ebreo austriaco Leopold Weiss che convertitosi all'Islam con il nome di Muhammad Asad fu Rappresentante Permanente del Pakistan alle Nazioni Unite nel 1952.

Il suo libro 'Road to Mecca' è poco noto ma costituisce uno delle grandi trasformazioni spirituali del ventesimo secolo.

Il libro descrive il viaggio di 23 giorni compiuto alla Mecca nell'estate del 1932 ma è soprattutto la descrizione dell'iniziale attrazione di Weiss per l'Islam e infine della sua conversione.

Non è solo il resoconto di un viaggio geografico ricco di annotazioni storiche e linguistiche ma anche un percorso spirituale.

Di professione giornalista, di casa nei raffinati ambienti intellettuali della capitale austriaca, Weiss scopre il mondo islamico a seguito di un invito di uno zio a Gerusalemme.

Contrario al programma sionista di costituire uno Stato ebraico in Palestina, la marcia di avvicinamento di Weiss alla conversione fu accelerata dalla morte delle moglie Elsa e dalla conoscenza con il sovrano saudita Ibn Saud presso la cui corte egli rimase per sei anni.

Stabilitosi in India alla fine degli anni Trenta divenne amico del poeta Muhammad Iqbal e simpatizzò con il movimento per la costituzione di uno Stato islamico che accogliesse i musulmani indiani e che si concretizzò nel 1947 nella nascita del Pakistan. L'incarico a New York come ambasciatore alle Nazioni Unite fu la ricompensa per il sostegno prestato alla causa pakistana.

Molla interiore di Weiss/Asad è la ricerca di un senso di fratellanza e di unità di pensiero e azione che la cultura occidentale sembrava aver smarrito ( la sua evoluzione intellettuale risente fortemente delle lacerazioni provocate dalla Grande Guerra).

In un' epoca in cui sforzi (da entrambe le parti) per la mutua comprensione devono essere compiuti tra Occidente e mondo islamico è un peccato che la figura di Weiss resti ancora così poco conosciuta.

Nella capacità di conoscere ed abbracciare l'Altro infatti la figura di Weiss/Asad ricorda quella del più noto Lawrence o, per restare a casa nostra, quella di Amedeo Guillet.

Asad trascorse gli ultimi anni della sua vita in Spagna dove morì nel 1992.

E' sepolto a Granada.

8 luglio 2009

Diplomazia e spiritualità: Dag Hammarskjold


In un post precedente ho sottolineato l'esigenza di un approccio 'olistico' alla teoria ed alla pratica diplomatica.

Tale approccio sollecita con modalità nuove il potere creativo e trasformativo della diplomazia volto alla conoscenza e possibilmente al controllo degli impulsi ostili non solo dell'Altro ma anche del Se'.

In tale ambito, la dimensione psicologica e spirituale dell'attivita' diplomatica acquista una importanza centrale con riflessi sull'esercizio etico del Potere e sul rapporto con chi il Potere gestisce.

Nella schiera dei diplomatici che maggiormente hanno sviluppato questa sensibilita' un posto di rilievo ricopre certamente lo svedese Dag Hammarskjold, Segretario Generale delle Nazioni Unite tra il 1953 ed il 1961, morto in un incidente aereo in Congo.

Alla morte tra le sue carte fu ritrovato un manoscritto successivamente pubblicato con il titolo "Vaegmaerken" (in inglese 'Markings') definito dallo stesso Hammarskjold in una lettera all'amico Leif Belfrage "una sorta di Libro Bianco concernente i negoziati con me stesso e con Dio".
Il libro consiste in pensieri, citazioni, brevi storie e poemi che Hammarskjold raccolse a partire dal 1925 e fino ad un mese prima della sua morte.

La scrittura di Hammarskjold e' oscura e c'e' da augurarsi che i suoi rapporti diplomatici fossero scritti in uno stile piu' accessibile. Il diplomatico svedese era però capace di colpi d'ala ed intuizioni folgoranti. Non a caso era nota la sua predilezione per quella particolare forma poetica giapponese degli haiku basata sull'intuito e sul suggerito piu' che sul descritto.

La conclusione di Hammarskjold e' che per il solo fatto di esistere abbiamo un debito da ripagare e lo facciamo restando pienamente vivi e presenti a noi stessi in ogni momento senza preoccupazioni circa il passato o il futuro.

Un lato della vita ci chiama alla contemplazione ed all'apprezzamento della bellezza. L'altro ci sprona al servizio degli altri.

L'impianto filosofico di Hammarskjold ricorda quello dello stoicismo. Come le Meditazioni di Marco Aurelio le annotazioni di Hammarskjold furono verosimilmente fatte al termine di lunghe e difficili giornate su fronti diplomatici e bellici.

L'enfasi del diplomatico svedese sulla necessità di vivere il presente riflette suggestioni dello zen giapponese.

Al di la' comunque delle matrici filosofiche del pensiero del diplomatico svedese, l'opera di Hammarskjold mette nella giusta prospettiva la cultura del successo a tutti i costi.

Nel rimandare al libro per conoscere meglio il pensiero di Hammarskjold riporto questa citazione significativa:

"Il viaggio piu' lungo e' il viaggio interiore"
Per i suoi successi diplomatici in occasione della crisi di Suez del 1956 e l'impegno per pacificare il Congo, Hammarskjold ricevette alla memoria il Premio Nobel per la Pace.

(foto: Dag Hammarskjold)

1 luglio 2009

Podcast: episodio nr.5


E' online il quinto episodio di DiploPodcast.

In questo episodio:

Il Primo piano e’ sulle nomine dei nuovi ambasciatori americani da parte del Presidente Obama.

Il Riflettore e’ puntato sul neo ambasciatore americano in Cina, Jon Huntsman Jr.

I Consigli di studio sono infine, in attesa del bando del prossimo concorso diplomatico, sul modo per trarre il massimo vantaggio dai mesi estivi.

L'episodio si puo' ascoltare direttamente a questo link.

Oppure puo' essere scaricato sul vostro iPod tramite iTunes.

La pagina dei podcast e' reperibile a questo link.

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