8 luglio 2009

Diplomazia e spiritualità: Dag Hammarskjold


In un post precedente ho sottolineato l'esigenza di un approccio 'olistico' alla teoria ed alla pratica diplomatica.

Tale approccio sollecita con modalità nuove il potere creativo e trasformativo della diplomazia volto alla conoscenza e possibilmente al controllo degli impulsi ostili non solo dell'Altro ma anche del Se'.

In tale ambito, la dimensione psicologica e spirituale dell'attivita' diplomatica acquista una importanza centrale con riflessi sull'esercizio etico del Potere e sul rapporto con chi il Potere gestisce.

Nella schiera dei diplomatici che maggiormente hanno sviluppato questa sensibilita' un posto di rilievo ricopre certamente lo svedese Dag Hammarskjold, Segretario Generale delle Nazioni Unite tra il 1953 ed il 1961, morto in un incidente aereo in Congo.

Alla morte tra le sue carte fu ritrovato un manoscritto successivamente pubblicato con il titolo "Vaegmaerken" (in inglese 'Markings') definito dallo stesso Hammarskjold in una lettera all'amico Leif Belfrage "una sorta di Libro Bianco concernente i negoziati con me stesso e con Dio".
Il libro consiste in pensieri, citazioni, brevi storie e poemi che Hammarskjold raccolse a partire dal 1925 e fino ad un mese prima della sua morte.

La scrittura di Hammarskjold e' oscura e c'e' da augurarsi che i suoi rapporti diplomatici fossero scritti in uno stile piu' accessibile. Il diplomatico svedese era però capace di colpi d'ala ed intuizioni folgoranti. Non a caso era nota la sua predilezione per quella particolare forma poetica giapponese degli haiku basata sull'intuito e sul suggerito piu' che sul descritto.

La conclusione di Hammarskjold e' che per il solo fatto di esistere abbiamo un debito da ripagare e lo facciamo restando pienamente vivi e presenti a noi stessi in ogni momento senza preoccupazioni circa il passato o il futuro.

Un lato della vita ci chiama alla contemplazione ed all'apprezzamento della bellezza. L'altro ci sprona al servizio degli altri.

L'impianto filosofico di Hammarskjold ricorda quello dello stoicismo. Come le Meditazioni di Marco Aurelio le annotazioni di Hammarskjold furono verosimilmente fatte al termine di lunghe e difficili giornate su fronti diplomatici e bellici.

L'enfasi del diplomatico svedese sulla necessità di vivere il presente riflette suggestioni dello zen giapponese.

Al di la' comunque delle matrici filosofiche del pensiero del diplomatico svedese, l'opera di Hammarskjold mette nella giusta prospettiva la cultura del successo a tutti i costi.

Nel rimandare al libro per conoscere meglio il pensiero di Hammarskjold riporto questa citazione significativa:

"Il viaggio piu' lungo e' il viaggio interiore"
Per i suoi successi diplomatici in occasione della crisi di Suez del 1956 e l'impegno per pacificare il Congo, Hammarskjold ricevette alla memoria il Premio Nobel per la Pace.

(foto: Dag Hammarskjold)

1 commento:

oKolobos ha detto...

Esiste anche l'edizione italiana di Vaegmaerken, dal titolo "Tracce di cammino", reperibile qui: http://tinyurl.com/qiqajon196

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